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La lingua italiana in Argentina: si studia, s’impara, si parla ma non è mai abbastanza

Nei vari social in giro per la rete ogni tanto appare il problema della lingua italiana, in molti si chiedono perché non sia più parlata soprattutto quando si viene a sapere che gli iscritti all’Anagrafe Italiani residenti all’estero sono più di un milione.

| Scritto da Redazione
La lingua italiana in Argentina: si studia, s’impara, si parla ma non è mai abbastanza

La lingua italiana in Argentina: si studia, s’impara, si parla ma non è mai abbastanza

Nei vari social in giro per la rete ogni tanto appare il problema della lingua italiana, in molti si chiedono perché non sia più parlata soprattutto quando si viene a sapere che gli iscritti all’Anagrafe Italiani residenti all’estero sono più di un milione.

In effetti la domanda è valida se si pensa all’influenza determinante che le varie ondate migratorie di italiani hanno avuto nella costruzione della società argentina e della sua cultura.

Insomma qualcuno dice: ma l’italiano non sarebbe potuto essere l’idioma ufficiale di una delle tante province argentine, ad esempio: Santa Fe o Cordoba e perché no la Città di Buenos Aires o la Provincia omonima? Veramente sarebbe stata una soddisfazione ma la diffusione di una lingua o la sua scelta a idioma di Stato dipende da decisioni politiche e dalle ideologie dei vari partiti al governo.

E’ vero che gli immigranti italiani in Argentina sono stati veramente tanti e che a Buenos Aires, agli inizi del ventesimo secolo, ce ne erano moltissimi, ma ce n’erano anche altri provenienti da tutta l’Europa. I dialetti e le lingue si mescolavano tra di loro e si aveva l’impressione di una vera torre di Babele e di un’enorme vitalità e effervescenza, i suoni si mescolavano e diventavano musica.

I molti dialetti degli italiani hanno avuto un’influenza così incisiva nel Rio de la Plata, che non poteva essere paragonata a quella di nessuna delle altre lingue qui presenti. La classe dirigente si è spaventata e ha risposto auspicando un ritorno allo spagnolo puro, quello del Secolo d’oro della letteratura spagnola; Sarmiento in La condición del extranjero en America, ma ha potuto fermare il fenomeno. D’altra parte gli immigranti italiani avevano già iniziato a organizzarsi per non perdere la loro identità culturale, così il 1° aprile 1867 ha iniziato a funzionare la Scuola Elementare Italiana gestita dall’associazione Unione e Benevolenza. Una scuola che, salvo una breve interruzione durante la seconda guerra mondiale, è ancora in attività con il nome di Edmondo De Amicis, e un altro ente gestore, il Centro Culturale Italiano.

Nel 1896 sempre con lo scopo di diffondere la lingua e la cultura Italiane in Argentina si è fondata la Dante Alighieri di Buenos Aires. A livello statale, si alternavano politici conservatori a livello culturale ad altri più aperti, così di fronte all’evidenza di una gran quantità di italiani, nel gennaio del 1900 il Senato argentino ha approvato una legge per l’insegnamento della lingua italiana nelle scuole superiori di tutto il paese e, nel 1907, la Dante Alighieri in segno di riconoscimento ha nominato suo presidente onorario José Alcorta Figueroa, presidente argentino dal 12 marzo 1906 al 12 ottobre 1910.

Nel 1915 il ministro della Giustizia e dell’Istruzione Pubblica dell’epoca, Carlos Saavedra, ha sospeso l’insegnamento della nostra lingua nelle scuole pubbliche ma Hipolito Yrigoyen l’ha introdotto nuovamente nel 1917. C’è anche da ricordare che all’epoca del governo fascista funzionava a Buenos Aires, la Pro Schola, un gruppo di cinque scuole, inclusa una della Dante, con programmi e professori italiani. Le scuole erano completamente gratuite, mantenute dal governo con sede a Roma, con l’aiuto delle grandi imprese italiane presenti nel territorio della città. Forse erano uno strumento di pubblicità politica ma tra gli alunni ce ne sono stati diversi divenuti celebri, tra loro l’architetto Clorindo Testa.

La Pro Schola ha chiuso nel 1941, durante la Seconda guerra mondiale, mentre già nel 1940 Ramón Castillo, Presidente provvisorio dell’argentina dal 3 luglio 1940 al 27 giugno 1942, aveva tolto l’italiano dai piani di studio. La partita non era però persa e nel settembre del 1984, il deputato argentino Jorge Reinaldo Vanossi ha preparato un disegno di legge per i re inserimento dell’italiano nelle scuole pubbliche. Il progetto è stato accettato senza nemmeno passare per il Parlamento ma ha avuto risultati diversi secondo le province.

Il 5 maggio 1997, il Consolato Generale d’Italia in Buenos Aires e il governo della stessa città hanno firmato un convegno per l’insegnamento dell’italiano di cui è stata nominata ente gestore l’associazione Dante Alighieri. Grazie a questo accordo la nostra lingua si insegna in settantadue scuole pubbliche.

Nel dopo guerra a partire dal 1953, istituzione della Cristoforo Colombo, si aprono, in tutta l’Argentina, varie scuole private paritarie bilingui italo argentine. Vi si insegna lo spagnolo, italiano, inglese e in alcune, quelle che hanno il Liceo Linguistico, anche il francese. Sono considerate eccellenti per il loro livello educativo e formativo e sono riunite nell’ “Asociación de Colegios Italianos de Argentina y Uruguay” di cui è presidente il dott. Alberto Conti, rappresentante della scuola italiana bilingue di San Miguel de Tucumán Galileo Galilei.

Questo a livello scolastico e ufficiale, nella realtà quotidiana alla fine del XIX secolo i nostri dialetti hanno avuto un’incidenza tanto profonda nella cultura di Buenos Aires  , da originare il Cocoliche, nel linguaggio parlato, e alcuni anni dopo il lunfardo, il gergo di Buenos Aires e di Montevideo, argot usato nel tango, musica e ballo nato nei bassofondi delle città e originariamente ballato tra uomini, nei bordelli o nei bar malfamati. Oggigiorno apparentemente il lunfardo ha perduto popolarità ma non è escluso che possa riavere presto un ruolo importante soprattutto nuovamente in campo musicale.

Edda Cinarelli

14 January, 2020

 

 

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