Venerdì, 03 dicembre 2021 - ore 02.39

La tremenda estate jugoslava del 1991

Nell’estate del 1991 spariscono i turisti in quella che allora era la Jugoslavia e inizia la presenza di militari e carri armanti. Sarà l’inizio di un decennio di guerre.

| Scritto da Redazione
La tremenda estate jugoslava del 1991

Jugoslavia, estate 1991. In realtà la stagione turistica estiva non arriva e la Jugoslavia stessa cessa, in quei mesi caldi, di esistere. Eppure le estati degli anni Ottanta segnavano – da un punto di vista turistico – un successo continuo. Perché era almeno dagli anni Settanta che la costa dalmata – soprattutto quella croata, per ovvi motivi geografici – attirava masse crescenti di turisti stranieri, dall’est come dall’ovest.

Un turismo che sempre più diventava “privato” (le mitiche sobe) e sempre meno aveva la logica organizzata delle vacanze socialiste per i lavoratori. Alla fine degli anni Ottanta la sola Croazia accoglierà 86 milioni di pernottamenti, di cui 27 milioni di turisti jugoslavi.

Ma l’estate di trent’anni fa non accoglie più turisti, ma soldati, paramilitari, snajperisti, armi, distruzioni e morti. Insieme all’estate, è il paese stesso che se ne va in un crescendo di tensioni, scaramucce, incomprensioni, ripicche e violenze che all’Occidente appaiono del tutto incomprensibili. E quindi abbondantemente sottovalutate. Samo da rata ne bude, “Basta che non ci sia la guerra”, titolava una canzone dell’indimenticabile ĐorÄ‘e Balašević nel 1986, quando mancavano ancora cinque anni all’inizio degli scontri armati e nessuno osava immaginare il tragico epilogo (anche se già c’era chi lo preparava). Invece l’epilogo è ormai pronto e viene servito ben caldo nell’estate del 1991, quando i grandi alberghi dallo stile socialista non risuonano più del vociare allegro dei turisti, ma si affollano di una dolente umanità fatta di sfollati, di feriti, di mutilati.

L’estate ha le sue tappe: comincia il 25 giugno con il distacco sloveno, prosegue il 6 luglio con la pace fredda di Brioni, una pace che non impedisce che luglio conosca un infittirsi di scontri e di stragi nella Croazia amputata dai secessionisti serbi che guardano a Belgrado, mentre con la cosiddetta battaglia di Okučani in agosto si interrompe l’autostrada Zagabria-Belgrado, una interruzione che ha anche un valore simbolico amaro, dato che questo grande asse viario era detto della “fratellanza e unità”. Il 1991 termina, se così si può dire, con il bombardamento di Dubrovnik e soprattutto con l’assurda distruzione della barocca Vukovar, conquistata dopo perdite pesantissime dalla JNA, l’esercito (ormai solo nominalmente) jugoslavo: una conquista che strategicamente non porterà a nulla e che contribuirà solo ad esaltare l’odio tra croati e serbi.

(Vittorio Filippi, OBC Transeuropa cc by nc nd)

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