La direzione musicale è affidata a Carlo Goldstein, giovane direttore d’orchestra italiano esperto conoscitore del repertorio pucciniano, mentre l’allestimento firmato da Giuseppe Frigeni è nel segno della tradizione.
Biglietteria del Teatro: aperta dal lunedi al sabato dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 16.30 alle 19.30, tel. 0372.022001 e 0372.022002.
Prezzi dei biglietti: platea/palchi € 55 – galleria € 35 - loggione € 20 . I biglietti si possono acquistare anche on-line su : www.vivaticket.it
venerdì 11 novembre, ore 20.30 (turno A)
domenica 13 novembre, ore 15.30 (turno B)
Turandot
Opera in tre atti e cinque quadri. Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni
dall’omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi
Ed. Casa Ricordi, Milano
Musica di Giacomo Puccini
Personaggi ed Interpreti
Turandot
Teresa Romano
Altoum
Marco Voleri
Timur
Alessandro Spina
Calaf
Rubens Pelizzari
Liù
Maria Teresa Leva
Ping
Leo An
Pang
Saverio Pugliese
Pong
Edoardo Milletti
Un mandarino
Omar Kamata
maestro concertatore e direttore
Carlo Goldstein
regia, scene, luci
Giuseppe Frigeni
costumi Amélie Haas
ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI
CORO OPERALOMBARDIA
maestro del coro Diego Maccagnola
CORO DI VOCI BIANCHE MOUSIKÉ-SMIM VIDA DI CREMONA
maestro del coro voci bianche Raul Dominguez
BANDA DI PALCOSCENICO “ISIDORO CAPITANIO” DI BRESCIA
Allestimento Fondazione del Teatro Comunale di Modena
Coproduzione dei Teatri di OperaLombardia
Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 in tutta l’Europa musicale si sviluppò il gusto per l’esotico e il musicalmente lontano, a cui Giacomo Puccini certamente aderì con almeno tre delle sue opere: dopo aver esplorato il Giappone in Madama Butterfly e il far west ne La fanciulla del West, per il suo ultimo melodramma scelse la Cina e le sue suggestioni musicali.
L’idea di comporre Turandot nacque dall’ “incontro” con l’omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi, drammaturgo veneziano coevo di Carlo Goldoni, che scrisse molti testi teatrali di successo successivamente musicati. Perno della vicenda di Turandot è l’evoluzione interiore della protagonista che da “principessa di gelo” si tramuta in donna innamorata, complice la progressiva fascinazione per il principe Calaf, ma soprattutto l’impressione suscitata dal sacrificio di Liù, che per amore rinuncia a tutto, alla vita stessa. E il momento della morte di Liù fu l’ultima pagina musicale completata da Puccini, che abbozzò alcune parti del finale senza tuttavia poterlo portare a termine a causa della sopraggiunta morte per un incurabile tumore alla gola. Su indicazione di Arturo Toscanini, direttore designato per la prima assoluta dell’opera, l’editore Ricordi affidò il completamento del finale di Turandot a Franco Alfano, già allievo del compositore toscano.
Alla prima rappresentazione, tuttavia, avvenuta al Teatro alla Scala il 25 aprile 1926, al termine della scena della morte di Liù, Toscanini depose la bacchetta e rivolgendosi al pubblico disse: «Qui finisce l’opera, perché a questo punto il Maestro è morto». Dalle recite successive, Turandot fu rappresentata con il finale di Alfano, un finale sul quale ancora oggi ci si interroga di sovente: dopo il climax emotivo raggiunto con la commovente morte di Liù, il lieto fine è una scelta davvero necessaria? Pare che lo stesso Puccini si sia interrogato a lungo su questo tema prima di morire. E dunque: ai posteri (cioè al pubblico) l’ardua sentenza.


