Domenica, 21 giugno 2026 - ore 19.43

La Turandot va in scena al Teatro Ponchielli Cremona

Prosegue la Stagione d’Opera 2016 del Teatro Ponchielli con Turandot di Giacomo Puccini, in scena l’11 e 13 novembre.

| Scritto da Redazione
La Turandot va in scena al Teatro Ponchielli Cremona La Turandot va in scena al Teatro Ponchielli Cremona

La direzione musicale è affidata  a Carlo Goldstein, giovane direttore d’orchestra italiano esperto conoscitore del repertorio pucciniano, mentre l’allestimento firmato da Giuseppe Frigeni è nel segno della tradizione.

 Biglietteria del Teatro: aperta dal lunedi al sabato  dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 16.30 alle 19.30, tel. 0372.022001 e 0372.022002.

Prezzi dei biglietti:  platea/palchi € 55 – galleria  € 35 - loggione € 20 . I biglietti si possono acquistare anche on-line su : www.vivaticket.it

 venerdì 11 novembre, ore 20.30 (turno A)

domenica 13 novembre, ore 15.30 (turno B)

Turandot

Opera in tre atti e cinque quadri. Libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni

dall’omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi

Ed. Casa Ricordi, Milano

Musica di Giacomo Puccini

Personaggi ed Interpreti

Turandot

Teresa Romano

Altoum

Marco Voleri

Timur

Alessandro Spina

Calaf

Rubens Pelizzari

Liù

Maria Teresa Leva

Ping

Leo An

Pang

Saverio Pugliese

Pong

Edoardo Milletti

Un mandarino

Omar Kamata

maestro concertatore e direttore

Carlo Goldstein

regia, scene, luci

Giuseppe Frigeni

costumi Amélie Haas

ORCHESTRA I POMERIGGI MUSICALI

CORO OPERALOMBARDIA

maestro del coro Diego Maccagnola

CORO DI VOCI BIANCHE MOUSIKÉ-SMIM VIDA DI CREMONA

maestro del coro voci bianche Raul Dominguez

 BANDA DI PALCOSCENICO “ISIDORO CAPITANIO” DI BRESCIA

 Allestimento Fondazione del Teatro Comunale di Modena

 Coproduzione dei Teatri di OperaLombardia

Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 in tutta l’Europa musicale si sviluppò il gusto per l’esotico e il musicalmente lontano, a cui Giacomo Puccini certamente aderì con almeno tre delle sue opere: dopo aver esplorato il Giappone in Madama Butterfly e il far west ne La fanciulla del West, per il suo ultimo melodramma scelse la Cina e le sue suggestioni musicali.

L’idea di comporre Turandot nacque dall’ “incontro” con l’omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi, drammaturgo veneziano coevo di Carlo Goldoni, che scrisse molti testi teatrali di successo successivamente musicati. Perno della vicenda di Turandot è l’evoluzione interiore della protagonista che da “principessa di gelo” si tramuta in donna innamorata, complice la progressiva fascinazione per il principe Calaf, ma soprattutto l’impressione suscitata dal sacrificio di Liù, che per amore rinuncia a tutto, alla vita stessa. E il momento della morte di Liù fu l’ultima pagina musicale completata da Puccini, che abbozzò alcune parti del finale senza tuttavia poterlo portare a termine a causa della sopraggiunta morte per un incurabile tumore alla gola. Su indicazione di Arturo Toscanini, direttore designato per la prima assoluta dell’opera, l’editore Ricordi affidò il completamento del finale di Turandot a Franco Alfano, già allievo del compositore toscano.

Alla prima rappresentazione, tuttavia, avvenuta al Teatro alla Scala il 25 aprile 1926, al termine della scena della morte di Liù, Toscanini depose la bacchetta e rivolgendosi al pubblico disse: «Qui finisce l’opera, perché a questo punto il Maestro è morto». Dalle recite successive, Turandot fu rappresentata con il finale di Alfano, un finale sul quale ancora oggi ci si interroga di sovente: dopo il climax emotivo raggiunto con la commovente morte di Liù, il lieto fine è una scelta davvero necessaria? Pare che lo stesso Puccini si sia interrogato a lungo su questo tema prima di morire. E dunque: ai posteri (cioè al pubblico) l’ardua sentenza.

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