Lunedì, 02 agosto 2021 - ore 07.38

Massetti: “A rischio la competitività delle nostre imprese”

| Scritto da Redazione
Massetti: “A rischio la competitività delle nostre imprese”

È stato presentato ieri il primo rapporto del 2021 sulla situazione congiunturale lombarda realizzato da Unioncamere Lombardia, che fotografa un comparto manifatturiero artigiano messo in difficoltà dalla pandemia.

I principali dati congiunturali relativi al I trimestre dell’anno sono infatti negativi e in peggioramento rispetto al IV trimestre 2020, sia per la produzione (-2,2%, che segnava un -0,2% al trimestre precedente) che per il fatturato(-1,5%, che segnava un +0,6% al trimestre precedente). La contrazione di questi due indicatori congiunturali trova spiegazione per lo più nella riduzione degli ordinativi domestici (-4,7% al I trimestre 2021 rispetto al IV trimestre 2020).

Un segnale positivo arriva invece dalla continua crescita, negli ultimi 9 mesi, del tasso di utilizzo degli impianti, che comporta anche implicazioni positive sull’occupazione (+0,5% saldo ingressi e uscite al I trimestre 2021), seppur il valore del tasso resta ancora inferiore a quello pre-crisi (2019).
 
 
 
 “Tra gli elementi che ci preoccupano in questo scenario c’è il rincaro dei prezzi delle materie prime, che salgono per le imprese artigiane manifatturiere del 9% rispetto al IV trimestre 2020, proseguendo il trend di crescita avviato nel III trimestre 2020”, afferma il Presidente di Confartigianato Lombardia, Eugenio Massetti. “Confartigianato pone attenzione a questo segnale già da qualche tempo, monitorando i prezzi in salita di diverse materie prime e dalle commodities energetiche[1]. – prosegue Massetti la nostra preoccupazione è che questo fattore possa mettere a rischio la tenuta della capacità competitiva delle nostre imprese.
 
 
Nel complesso nei sette settori manifatturieri sotto stress sul lato dei prezzi - metallurgia, legno gomma e materie plastiche, mobili, autoveicoli e prodotti in metallo e apparecchiature elettriche – si contano 20 mila imprese artigiane con 88 mila addetti, che rappresentano un occupato su cinque nei settori in esame.
 
 
 
 
 
Nel perimetro settoriale che sta maggiormente subendo il rialzo dei costi delle commodities[1], si stima che le MPI manifatturiere lombarde generano acquisti di materie prime per 17 miliardi di euro.
 
In una analisi controfattuale abbiamo ipotizzato in uno scenario base con un aumento del 15,7% in media annuale dei prezzi degli input produttivi, un maggiore costo di materie prime per le imprese manifatturiere lombarde fino a cinquanta addetti dei 7 settori interessati pari a 2,6 miliardi di euro. In uno scenario più severo, con aumenti che progrediscono anche nella seconda metà dell’anno, generando un aumento dei costi del 25,0%, si stimano maggiori costi fino a 4,4 miliardi di euro. Nella media tra i due scenario un aumento dei costi di acquisto delle materie prime del 20,4% si traduce per le MPI manifatturiere lombarde dei 7 settori sotto stress sul lato prezzi in maggiori costi per 3,6 miliardi di euro.
 
 
 
 
 I dati rilevati da Unioncamere Lombardia attraverso il focus sulla reazione delle imprese alla pandemia danno evidenza di come, ad oltre un anno dall’inizio della diffusione del virus, resta elevata la quota di imprese che rileva problemi con clienti/ordini cancellati (36,6%).
 
Rispetto alla medesima rilevazione svolta al II trimestre 2020 si osserva un incremento più ampio della quota di imprese (+12,7 punti) che indicano come effetto penalizzante il problema delle relazioni a monte (approvvigionamento/organizzazione), ponendo ancora al centro le problematiche relative alle materie prime. 

Il crollo dei ricavi conseguente allo shock da pandemia ha generato una crisi di liquidità senza precedenti. Sulla base dell’analisi statistica del Dipartimento delle politiche fiscali del Mef sulla fatturazione elettronica e del calo dell’export si stima una perdita di ricavi per le imprese lombarde non inferiore a 97 miliardi di euro. A seguito di questo straordinario prosciugamento dei fondi liquidi provenienti dalla clientela, più di un terzo (34,0%) delle imprese lombarde rimane esposta, almeno fino all’estate, a seri problemi di liquidità.

 “Non sono mancati gli interventi pubblici per contrastare la carenza di fondi liquidi – commenta Massetti – tra cui anche le misure di supporto introdotte da Regione Lombardia come Credito Adesso, Credito Adesso Evolution, Fai Credito. A fronte di una domanda in crescita di fondi coperti da garanzia, gli importi finanziati in Lombardia attraverso la Garanzia Pubblica ammontano a 36 miliardi di euro per oltre 359 mila richieste. Bisogna continuare a garantire il sostegno alla liquidità, che in questo momento rappresenta il bisogno primario della maggior parte delle MPI. Si deve però compiere anche un salto di qualità, promuovendo e sostenendo formule alternative di accesso al credito oltre il sistema bancario, che, attraverso azioni che valorizzino il ruolo del sistema dei Confidi, siano in grado di sostenere il rafforzamento finanziario delle MPI.
 
Per superare la crisi di liquidità ci vorrà tempo, per questo è importante che gli interventi proseguano in futuro. Servono nuove moratorie, la proroga di quelle in essere e delle garanzie sui prestiti e il prolungamento da 6 a 15 anni dei tempi di rimborso. I segnali che ci arrivano dal Documento di economia e finanza varato giovedì scorso sono positivi, si indica infatti che nel prossimo decreto legge, contenente nuove misure per il sostegno alle imprese e il rilancio dell’economia, “sarà estesa e rafforzata la scadenza del regime di garanzia dello Stato sui prestiti, così come la moratoria ex lege sui prestiti delle Piccole e Medie Imprese”. Ci auguriamo che le nostre sollecitazioni vengano colte, perché alle nostre imprese è necessario questo supporto per poter proseguire nella difficile strada della ripresa”.
 
[1] 7 divisioni Ateco 2007 manifatturiere con più elevato saldo attese prezzi ad aprile 2021: 16: industria del legno e dei prodotti in legno e sughero (esclusi i mobili), fabbricazione di articoli in paglia e materiali da intreccio; 22: fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche; 24: metallurgia; 25: fabbricazione di prodotti in metallo (esclusi macchinari e attrezzature); 27: fabbricazione di apparecchiature elettriche ed apparecchiature per uso domestico non elettriche; 29: fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi, 31: fabbricazione di mobili
 
[1] Al tema è dedicata l’Elaborazione Flash ‘Escalation prezzi delle materie prime, la gelata della primavera 2021 sulla ripresa’ pubblicata dall’Ufficio Studi Confartigianato in cui viene segnalato l’aumento, ad aprile 2021, dei prezzi delle materie non energetiche (+33,4%) e di quelle non alimentari (+51,4%). Insieme alla crescita, a marzo 202, del 65,7% su base annua dei prezzi dei metalli di base. A preoccupare anche le commodities energetiche, i cui prezzi a marzo 2021 sfiorano il raddoppio (+93,6%) e le tensioni sui prezzi delle importazioni di minerali non metalliferi (da settembre 2020 a gennaio 2021 i valori medi unitari salgono del 50,4%). Altra ulteriore conseguenza è l’aumento delle attese sui prezzi delle imprese manifatturiere e l’estensione dello shock sulle commodities – innescato nel comparto dei metalli - ad altri settori manifatturieri: il saldo delle attese sui prezzi (dato Istat) registra i valori più alti per metallurgia con un valore di 48,3 e legno con 47,4; un saldo elevato anche per gomma e materie plastiche con 34,2, mobili con 32,9 autoveicoli, con 29,2 e prodotti in metallo con 26,9 e apparecchiature elettriche con 25,7.
 
 
215 visite
Petizioni online
Sondaggi online

Articoli della stessa categoria