Mercoledì, 08 luglio 2020 - ore 00.41

Nuovo Ospedale a Cremona Bodini e Ghelfi (Art.Uno) :disposti a discutere e correggere quello che non funziona della Sanità Lombarda

Due sono i temi urgenti, che vanno affrontati e risolti senza illudersi che vi siano altre scorciatoie o miraggi: l’ospedale di oggi ed la medicina del territorio.

| Scritto da Redazione
Nuovo Ospedale a Cremona Bodini e Ghelfi (Art.Uno) :disposti a discutere e correggere quello che non funziona della Sanità Lombarda

Nuovo Ospedale a Cremona Bodini e Ghelfi (Art.Uno) :disposti a discutere e correggere quello che non funziona della Sanità Lombarda

Ci voleva l’emergenza sanitaria e la poderosa aggressività del covid-19, che ha portato via tanti nostri amici e parenti, per farci riflettere su cosa vuol dire difendere il Sistema Sanitario Nazionale, dopo decenni di politiche neoliberiste che hanno smantellato in Italia e in Europa  i vari modelli di welfare state.

Oggi le maggiori forze politiche locali e nazionali pongono finalmente attenzione alla salute e qualcuno sembra volersi “rifare la verginità” con proposte anche di effetto mediatico, ma senza avere il coraggio di affrontare il cuore del problema.  

C’è invece chi, pur nella sua piccola consistenza, ha sempre posto centrale il tema di un nuovo modello di sviluppo, di un nuovo ruolo dello Stato, della importanza dei diritti universali, della sanità pubblica, della scuola pubblica, del lavoro e della difesa dell’ambiente, ma è stata poco ascoltato e spesso tacciato di essere una forza retrograda in grado solo di proporre vecchie ricette e ideali sorpassati.  Noi di Articolo Uno pensiamo di essere stati fin dalla nostra nascita e di essere tuttora nel giusto.

Oggi il dibattito politico sembra essere incentrato per tutte le forze locali su uno slogan che attira l’attenzione dell’opinione pubblica: un nuovo Ospedale per Cremona.

Noi riteniamo che, prima di affrontare il tema di una nuova struttura ospedaliera, cosa su cui siamo comunque disposti al confronto,  sia necessario affrontare e correggere quello che non funziona nel sistema sanitario sia a livello nazionale, sia soprattutto in Regione Lombardia, il cui tanto declamato “modello” ha dimostrato tutti i suoi limiti, peraltro da tempo e da molte parti denunciati.

Due sono i temi urgenti, che vanno affrontati e risolti senza illudersi che vi siano altre scorciatoie o miraggi:  l’ospedale di oggi ed la medicina del territorio. Se su questi due pilastri lavorano persone preparate ed una buona organizzazione, i problemi logistici possono essere superati, ma se si costruisce uno scatolone vuoto o comunque fragile nelle sue componenti umane, si sprecano solo risorse.

E’ necessario che da subito l’Ospedale di Cremona (così come gli altri presidi sul territorio) disponga di adeguate risorse finanziarie, di personale medico altamente qualificato e di personale infermieristico e tecnico in numero adeguato, di apparecchiature e strumentazioni mediche congrue, per essere in grado di fornire servizi di qualità alla cittadinanza in tempi ragionevoli e rispettosi delle stesse regole che la regione si è data, senza costringere di fatto i cittadini a dover ricorrere alle  strutture private, che si avvantaggiano delle carenze nel settore pubblico.

Vanno in particolare rinforzate le aree del Pronto Soccorso, della Medicina d’Urgenza, della Medicina Interna nelle sue varie articolazioni, che rappresentano le strutture portanti di ogni Ospedale. Vanno rivisti i tagli apportati ad aree quali la Cardiologia e alla Terapia Intensiva Neonatale, così come vanno rinforzate le aree specialistiche con una attenta analisi delle necessità del territorio. 

Va certamente migliorato il rapporto tra la Direzione Strategica ed i Responsabili dei vari servizi, ripristinando strutture rappresentative che permettano confronti costruttivi, evitando provvedimenti calati dall’alto.

E’ necessario, e sotto certi profili ancora più urgente, riorganizzare la Medicina del territorio investendo sui medici di famiglia che devono, a nostro avviso obbligatoriamente, lavorare in gruppo in strutture distribuite sul territorio, aperte almeno 12 ore al giorno su sette giorni la settimana, dove si possano eseguire accertamenti di base e oggi diffusamente disponibili come elettrocardiogrammi, ecografie ed esami ematici di base e con una riqualificazione della guardia medica territoriale in modo da ridurre tutti gli accessi impropri al Pronto Soccorso ospedaliero.  Queste strutture organizzative della Medicina di base devono disporre anche di personale infermieristico e tecnico che affianchi i medici di famiglia nelle cure domiciliari, specie dei pazienti anziani e fragili, in una reale integrazione socio-sanitaria che veda gli enti locali responsabili e protagonisti in prima fila.

Analogamente bisogna “rianimare” i servizi di prevenzione ed igiene pubblica, oggi ridotti ai minimi termini.  La prevenzione e la cura della salute deve entrare di diritto in ogni scelta politica, a cominciare evidentemente dai temi ambientali quali la qualità dell’aria, per citarne solo uno così importante nella nostra area.

Il ministro Speranza già nella manovra economica dello scorso autunno e quindi in epoca pre-Covid  aveva spinto il governo a investire di più nella Sanità pubblica. A partire dall’abolizione del superticket, ai 2 miliardi in più sul Fondo Sanitario Nazionale e ad altri  2 miliardi in più sull’edilizia sanitaria, nonché ad investimenti per dotare gli studi medici di strumenti diagnostici allo scopo di ridurre i tempi delle liste di attesa.

Con il Decreto Rinascita si sono investiti  altri 3 miliardi per la medicina territoriale e i dipartimenti di prevenzione: una grande svolta rispetto alle risorse messe negli anni precedenti.  Queste risorse vanno immediatamente impegnate per gli obiettivi che abbiamo succintamente elencato.

Solo dopo chiari impegni su questi punti siamo disponibili a discutere su un nuovo Ospedale mettendo a confronto questa idea con gli studi di ammodernamento della struttura esistente, ci cui ben conosciamo i limiti tecnici.  Ma vogliamo che le cose siano fatte con estrema correttezza e trasparenza, senza soluzioni predefinite. Vogliamo che si sia una grande partecipazione democratica dei cremonesi nelle loro varie rappresentanze per decidere su una questione così vitale per la comunità. Cremona ha una grande tradizione in questo e proprio l’attuale ospedale fu voluto e costruito dalla nostra comunità e con risorse prevalentemente locali. 

Per questa ragione chiediamo che il Sindaco in prima persona si faccia carico di iniziare un confronto con la Regione e che costituisca un Comitato Tecnico che studi e analizzi i progetti, li ponga a confronto con studi di costi-benefici ben condotti e senza approssimazioni.  Non vogliamo essere espropriati su questa decisione!

Affermiamo anche che un eventuale nuovo ospedale dovrà essere ovviamente moderno e funzionale ma ben tarato sulle necessità del territorio e ben raccordato con le realtà già presenti, quali gli ospedali di Crema e Oglio Po, che non devono sentirsi minacciate nella loro esistenza, ma che anzi devono trarre beneficio dal rafforzamento di una intera rete di assistenza, ben distribuita e bilanciata nel territorio per essere veramente di servizio alla popolazione.  

Da ultimo non possiamo non ribadire che la tutela della salute passa anche, e forse soprattutto, dall’affrontare la questione dell’emergenza climatica. E’ sotto gli occhi di tutti che il pianeta sta male e non reggerà così a lungo: o meglio la Terra reggerà, la specie umana no!

Allora bisogna passare dagli slogan ai fatti.

L’attuale modello di sviluppo va profondamente ripensato. La sfida, l'ambizione è di saper conciliare sviluppo produttivo, difesa dell’ambiente e tutela della salute delle persone.

Bisogna il prima possibile mettere in atto una riconversione ecologica dell’economia; una transizione che va governata politicamente per riorientare i modi di produzione industriale, di consumo e di smaltimento dei rifiuti, di trasporto delle merci e delle persone con drastiche riduzioni delle emissioni di gas serra. Abbandonare l’impiego, purtroppo sempre più esteso e ancora incentivato, delle fonti fossili per creare energia, l’utilizzo di enormi quantità di fertilizzanti e di pesticidi. Basta inceneritori.

I processi chiave futuri saranno sostenibilità ambientale, green economy, fonti rinnovabili, economia circolare.

Questi processi potrebbero essere una grande opportunità per la creazione di nuova e buona occupazione.  L’Europa, così come richiesto dal nostro Governo, darà importanti risorse per la riconversione ecologica, per la lotta alle diseguaglianze e per un nuovo sviluppo tecnologico: dovremo tutti impegnarci per impiegarle al meglio.

Francesco Ghelfi, Segretario Provinciale Articolo Uno

Paolo Bodini, Segreteria Regionale  Articolo Uno

13 giugno 2020

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