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Parlamento europeo: incrementare più rapidamente l’eolico offshore

Si possono realizzare parchi eolici offshore rispettando la biodiversità e accelerando le procedure autorizzative

| Scritto da Redazione
Parlamento europeo: incrementare più rapidamente l’eolico offshore

Secondo la Comunicazione “Strategia dell’Ue per sfruttare il potenziale delle energie rinnovabili offshore per un futuro climaticamente neutro” pubblicata il 19 novembre 2020 dalla Commissione europea gli obiettivi di produzione di energie rinnovabili offshore (ORE) in tutti i bacini marittimi dell’Ue devono essere di almeno 60 GW entro il 2030 e 340 GW entro il 2050. In risposta a quella comunicazione, il Parlamento europeo oggi ha votato, con 518 sì, 88 no e 85 astensioni, un rapporto che sottolinea che  «il raggiungimento degli obiettivi 2030 e 2050 richiede un dispiegamento più rapido delle energie rinnovabili offshore (ORE), ma lo spazio marittimo e le coste devono essere gestiti in modo più sostenibile».

I deputati affermano che «Un’economia a zero emissioni nette richiede l’impiego di energia rinnovabile a un livello senza precedenti» e sottolineano «L’urgenza di migliorare ed espandere le infrastrutture esistenti». Facendo notare che «Molti Stati membri sono in ritardo nel necessario passaggio alle energie rinnovabili» e tra questi, nell’offshore, c’è s certamente l’Italia.

Gli eurodeputati sottolineano che «Il costo dell’eolico offshore è diminuito drasticamente negli ultimi due decenni (diminuendo di 48 % tra il 2010 e il 2020), rendendolo una delle fonti di energia a prezzi più competitivi. Tuttavia, se i combustibili fossili e le sovvenzioni ai combustibili fossili non verranno gradualmente eliminati, raggiungere gli obiettivi di energia rinnovabile e limitare il riscaldamento globale a meno di 1,5° C entro la fine del secolo sarà impossibile».

Il Parlamento europeo ha evidenziato «L’importanza di abbreviare le procedure per ottenere un permesso» e ha invitato gli Stati membri a «Istituire, ove necessario, un processo trasparente e a prendere in considerazione ‘introduzione di limiti di tempo per il rilascio dei permessi».

Il rapporto ricorda che «L’Ue è un leader tecnologico nel settore della produzione di ORE e potrebbe aspettarsi un notevole impulso economico sostenendo la crescita della produzione di energia pulita. Il fondo per la ripresa NextGenerationEU offre un’opportunità unica per mobilitare capitali oltre agli investimenti privati».

Per quanto riguarda gli impatti ambientali, gli eurodeputati sono convinti che «Se progettati e costruiti in modo sostenibile, i parchi eolici offshore possono avvantaggiare la biodiversità marina, ma devono coesistere insieme ad altre attività, come la pesca e il trasporto marittimo». Per questo «E’ necessario lavorare affinché l’opinione pubblica accetti l’eolico offshore e per convincere i cittadini che l’energia rinnovabile è la chiave per raggiungere l’indipendenza energetica e la sicurezza dell’approvvigionamento».

Poi c’è la questione delle risorse sempre più scarse per la green economy: «È fondamentale progettare, sviluppare e distribuire energia rinnovabile offshore in modo circolare e rinnovabile, poiché sono necessarie notevoli quantità di metalli e minerali», dicono i deputati europei che poi chiedono che entro il 2025 sia vietato in tutta l’Ue di conferire in discarica le pale delle turbine eoliche dismesse».

Soddisfatto l’eurodeputato danese Morten Petersen (Det Radikale Venstre, gruppo liberaldemocratico Renew Europe) che è stato tra i protagonisti dell’approvazione della relazione: «La strategia per le energie rinnovabili offshore è fondamentale per la transizione verde, dove il tempo è essenziale. Abbiamo bisogno di molta elettricità verde per raggiungere i nostri obiettivi climatici e la strategia per le energie rinnovabili offshore è assolutamente essenziale a questo proposito. Il voto di oggi dimostra che tutti comprendiamo l’urgenza della questione e che stiamo mettendo in primo piano le energie rinnovabili offshore nella lotta al cambiamento climatico. Dobbiamo introdurre limiti di tempo e rimuovere le molte barriere che ancora si frappongono a un’integrazione rapida e di successo delle energie rinnovabili in Europa».

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