Venerdì, 29 maggio 2026 - ore 19.24

PD Lombardia Newsletter # 77 - Non ci fermiamo e anzi rilanciamo

Giorgia Meloni che nel 2016 invocava il rispetto per gli elettori dei referendum di allora, oggi ritiene che i 14 milioni di domenica e lunedì non contino niente

| Scritto da Redazione
PD Lombardia Newsletter # 77 - Non ci fermiamo e anzi rilanciamo
 

Carissime democratiche, carissimi democratici, 

in politica i numeri non saranno tutto ma contano, eccome se contano. È per questo che i commenti con cui la destra, a cominciare dalla Presidente del Consiglio, ha liquidato il 30% di affluenza ai Referendum evidenziano - più che la sconfitta dei cinque quesiti, che nessuno di noi nega - la riduzione anche delle questioni più importanti (e ce n’erano qui: dignità e sicurezza nel lavoro, la cittadinanza...) a mero strumento di polemica oltre che alla sistematica irrisione dell’avversario. 

Così la stessa Giorgia Meloni che nel 2016 invocava il rispetto per gli elettori dei referendum di allora, oggi ritiene che i 14 milioni di domenica e lunedì non contino niente. Contano invece, e di sicuro non stiamo mettendo insieme pere e mele se diciamo che, anche limitandosi ai soli Sì, sono stati più di quanti l’avevano portata al Governo nel ‘22. La Presidente ricordi che gli elettori si rispettano, tutti e sempre, non solo alcuni se e quando fa comodo. Ne approfitti anzi tutta la destra per rispettare anche la marea dei 300mila che in un caldo sabato di giugno ha affollato Piazza San Giovanni a Roma per dire basta al silenzio delle nostre Istituzioni su Gaza (e meno male che c’è il Presidente Mattarella). 

Tra queste persone c’era tanta Lombardia: un grazie a ciascuna e a ciascuno di loro, cui aggiungo un meritatissimo “brave!” alle nostre candidate Sindache che nei ballottaggi di Cernusco sul Naviglio e Saronno hanno vinto due partite nient’affatto scontate: Paola Colombo a valanga a Cernusco, con il 62%, Ilaria Pagani a Saronno ribaltando una situazione difficilissima. Siamo orgogliosi di voi!

Nel frattempo non possiamo permetterci nessuna distrazione perché il Governo nazionale (ma quello regionale non è da meno) cerca sistematicamente di allontanare l’attenzione dalle questioni fondamentali, trattando gli italiani non come cittadini che hanno il diritto di sentirsi dire la verità ma come un “pubblico” la cui impressione cambia a seconda di come racconti la storia.

Così a Roma si sbandierano grandi risultati economici, si favoleggia di tasse che diminuiscono, mentre la realtà è ben diversa, come spiega il nostro Responsabile nazionale Economia Antonio Misiani: la pressione fiscale è ai massimi dal 2020, i tagli alle imposte promessi restano inattuati (e sono nei fatti inattuabili) a causa non solo dei vincoli europei ma anche delle divisioni di una maggioranza di destra e Lega tutt’altro che coesa. L’unica costante nei Governi di destra è rappresentata infatti dal consueto regalo a furbi ed evasori: un concordato preventivo che al solito premia chi non paga le tasse e ride alle spalle degli onesti.

 

Questo accade a Roma, ma in Lombardia? Da noi la notizia della settimana è rappresentata dalla surreale fuga della Giunta Fontana davanti alla questione Fiera Milano, che aveva (ma tocca dire che l’ha ancora) un Presidente, Enrico Pazzali, che era stato pesantemente coinvolto nello scandalo dei dossieraggi. In un mondo normale ci sarebbe stata un’unica strada, quella delle dimissioni, invece nella realtà parallela di destra e Lega un indagato può autosospendersi e poi riprendersi la Presidenza senza che nessuno dei vertici della Regione dica cip. Così una mozione del Gruppo PD può essere posta alla chiusura dell’Ordine del Giorno e, con un atto irrituale quantomeno inconsueto, si può rispondere di no alla precisa richiesta di anticiparne la discussione, in modo da arrivare alla chiusura dei lavori senza ancora aver esaminato - ma guarda un po’ che caso - la nostra richiesta di azzerare i vertici di Fondazione Fiera Milano. Il tutto nell’evidente timore di finire sotto nel voto segreto a causa dei loro stessi franchi tiratori. Ecco il metodo della destra: quando la paura di perdere fa novanta ribaltano il tavolo, portano via il pallone, e senza la minima vergogna rifiutano di finire la partita.

E se vogliamo mettere insieme i livelli nazionale e regionale, quale miglior ambito della sanità per mostrare la palese compressione dei diritti in nome dell’interesse privato? Il modo in cui i valori vengono sistematicamente sorpassati - da destra... - dal dio denaro? Bastano i numeri forniti dalla Fondazione GIMBE (non per nulla acronimo di “Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze”) a parlar chiaro: poco meno di sei milioni di persone hanno rinunciato a prestazioni sanitarie in Italia nel 2024, il doppio di quelle registrate nel 2023! Lo hanno dovuto fare per necessità e non perché l’hanno scelto: 2/3 di quei sei milioni si sono trovati davanti a tempi troppo lunghi, mentre la metà non poteva permettersi di sostenerne i costi. Ecco quello che accade in un Paese come il nostro, la cui Costituzione dice che quello alla salute è un diritto: che milioni di cittadine e cittadini devono rinunciare a curarsi perché dovrebbero attendere troppo e spendere cifre insostenibili. Sono numeri che riguardano tutta l’Italia ma che fotografano una situazione che in Lombardia conosciamo (e denunciamo) da lunghi anni: la sanità è diventata il luogo in cui si programma il transito dal pubblico al privato, dall’esercizio di un diritto all’acquisto di un bene, e lo prova lo stesso DL “Liste d’attesa”, approvato dal Parlamento con la consueta eco mediatica ma poi insabbiato nelle secche di decreti attuativi mai predisposti e dello scontro tra Governo e Regioni, ivi incluse quelle “amiche” di destra e Lega. Nel frattempo, un italiano su dieci viene privato di un diritto costituzionale.

Questa è la situazione che dobbiamo affrontare subito, già oggi, all’indomani dei Referendum e della manifestazione di sabato per cui abbiamo lavorato intensamente: certamente noi non ci fermiamo e anzi rilanciamo. 

Lo facciamo anzitutto con le Feste de L’Unità che si stanno svolgendo in tutta la Lombardiane trovate qui l’elenco - in fase di continuo aggiornamento - da diffondere ovunque; e lo facciamo anche forti delle nostre radici: abbiamo ricordato ieri Enrico Berlinguer nel 41mo anniversario dall’11 giugno 1984, e il giorno prima avevamo ricordato Giacomo Matteotti a 101 anni dal suo rapimento e assassinio. Poiché veniamo da esempi simili non abbiamo il minimo timore: sappiamo bene quanto possiamo esserne orgogliosi.

 Un caro saluto,

 Silvia Roggiani

Segretaria regionale PD lombardo

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