Domenica, 21 luglio 2019 - ore 08.20

Pianeta Migranti. In Ungheria una xenofobia senza memoria e di classe.

Quando nel 1956 furono gli ungheresi a fuggire, trovarono accoglienza nei paesi europei. Il referendum anti migranti del 2 ottobre ha mancato il quorum ma il presidente Orban continua la sua campagna xenofoba. Chi paga laute cifre però, ottiene un permesso di soggiorno illimitato per sé e la sua famiglia.

| Scritto da Redazione
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La rivoluzione o insurrezione ungherese del 1956 fu una sollevazione armata di spirito antisovietico che durò dal 23 ottobre al 10-11 novembre. Inizialmente contrastata dai servizi segreti, venne alla fine duramente repressa dall'intervento armato delle truppe sovietiche. Morirono circa 2.700 ungheresi e 720 soldati sovietici. I feriti furono molte migliaia, 228 i condannati a morte tra il 1956 e il 1961 mentre 20.000 persone furono tenute in custodia e incarcerate tra il ‘56 e il ‘58. 

Circa 250.000 ungheresi (circa un 3% della popolazione) lasciarono il proprio paese rifugiandosi in occidente.

E I PAESI EUROPEI E DEL MONDO LI ACCOLSERO.

Tra il 28 ottobre 1956 e il 6 marzo 1957, ovvero in 130 giorni, l’Austria accolse 170.822 rifugiati ungheresi, ossia 1.314 rifugiati al giorno.  Di questi, 118.000 furono poi evacuati dall’Austria e redistribuiti in altri paesi non socialisti grazie all’intervento del CIME, Comitato Intergovernativo per le migrazioni europee. Alcuni paesi ne accolsero molti più della quota stabilita, decidendo spontaneamente di aumentare le ammissioni: 10.000 persone in Australia, 6.000 in Svezia, 1.500 in Venezuela. Il Regno Unito alzò il limite massimo fissato inizialmente; la Germania accettò il 10% di tutti i rifugiati; il Canada si impegnò subito ad accogliere tra le 25.000 e le 28.000 persone (era previsto di raggiungere questo totale entro tre mesi). Inoltre il Canada diede un contributo di oltre 3 milioni di dollari al CIME.

L’Ungheria, oggi, oltre a dimostrare di aver perso la sua memoria storica mette in atto una xenofobia retorica e a doppio canale verso i migranti. Si rifiuta di accettare la quota Ue di migranti ma, per legge, se un cittadino extra comunitario paga 300.000 euro a un Fondo di Stato, ottiene il permesso di soggiorno illimitato per sé e l’intera famiglia. Dal 2013 già 9.735 cittadini extracomunitari (soprattutto russi e cinesi) hanno fatto uso di questo sistema, che oltretutto prevede la concessione di un visto per l’intera area Schengen valido 90 giorni.

Della serie: per 1.294 siriani o eritrei in fuga dalla guerra non c’è posto, per quasi 10.000 ricchi cinesi o russi sì.

Intanto Amnesty International ha pubblicato un rapporto dove si legge che «migliaia di richiedenti asilo, compresi minori non accompagnati, subiscono violenze, respingimenti illegali e detenzioni arbitrarie da parte delle autorità ungheresi, che hanno approntato un sistema palesemente destinato a scoraggiarli». «Orban – ha tuonato John Dalhuisen, direttore di Amnesty per l’Europa – ha sostituito lo stato di diritto con uno stato di paura» basato su un sistema che, oltre ai reticolati posti ai confini con la Serbia e la Croazia, comprende tutta una serie di pratiche per tenere i migranti lontani dal paese e far capir loro che l’Ungheria non li vuole.

Il rischio che lo straniero richiedente asilo venga sottoposto a trattamenti inumani e degradanti è fondato al punto che con la sentenza n.4004/2016 Reg. Prov. Coll. il Consiglio di Stato, la più alta Corte Amministrativa italiana ha annullato il trasferimento di un richiedente protezione internazionale in Ungheria ritenendo tali trattamenti in contrasto con l’art.4 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE.

E come corollario, 22 ong europee hanno lanciato un appello al governo Orban insieme al Comitato Helsinki Ungherese che si occupa del rispetto dei diritti umani e che è l’unica organizzazione del paese che dà assistenza legale gratuita ai migranti.

http://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/consiglio-ungheria-paese-non-sicuro-annullato-trasferimentoo-richiedente-asilo-dublino/  

 

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