Giovedì, 22 agosto 2019 - ore 02.31

Pianeta migranti. L’Europa che vogliamo.

E’ il tema discusso dalle ong europee della piattaforma CONCORD riunite a Bruxelles. In tempo di Brexit, di Trump e di crescenti forze nazionaliste, sovraniste di impronta xenofoba ed antieuropea, quale Europa e che mondo intendiamo costruire? Critiche alle politiche UE su sviluppo e immigrazione.

| Scritto da Redazione
Pianeta migranti. L’Europa che vogliamo. Pianeta migranti. L’Europa che vogliamo. Pianeta migranti. L’Europa che vogliamo. Pianeta migranti. L’Europa che vogliamo.

La politica migratoria deve cambiare rotta!

Lo chiedono le organizzazioni italiane della Campagna nazionale “Ero straniero, l’umanità che fa bene” proponendo una legge di iniziativa popolare affinchè l’immigrazione sia gestita nel rispetto dei diritti delle persone migranti e come opportunità per i territori di accoglienza. Attraverso il lavoro e l’inclusione sociale l’immigrazione può diventare una risorsa per il futuro del nostro paese segnato da invecchiamento della popolazione, denatalità, necessità di forza lavoro per l’economia e il welfare. Sappiamo che la politica italiana, spesso, non rema in sintonia con il lavoro degli organismi di società civile: lo provano le accuse ingiuste contro le ong che operano salvataggi in mare. Ma la discordanza tra società civile e politica non è solo un dato italiano, visto che recentemente le ong europee della rete CONCORD, nella loro annuale assemblea, hanno espresso perplessità sulle linee strategiche dell’Unione in materia di sviluppo e immigrazione per i prossimi anni. Linee che sono state tracciate nel nuovo “Consenso Europeo” dal Consiglio Europeo dei ministri dello sviluppo, lo scorso 19 maggio. Un documento che una volta approvato dal Parlamento europeo, sarà adottato anche dal Consiglio e dalla Commissione.

Le organizzazioni di CONCORD lo hanno preso in esame. A loro avviso, nelle dichiarazioni di principio, il documento risente l’influenza positiva dell’ Agenda 2030 delle Nazioni Unite (sottoscritta dagli Stati membri europei nel 2015 che ha definito un nuovo quadro comune per sradicare la povertà e favorire una crescita sostenibile a livello globale). Esprimono, invece, una forte preoccupazione per la mancanza della necessaria coerenza con le politiche che ne derivano e che risultano piegate a interessi “altri”, contrapposti ai principi affermati, soprattutto in materia di  sicurezza e di gestione dei flussi migratori: temi su cui l’UE ha difficoltà a trovare un linguaggio comune con un messaggio positivo. Se da un lato vengono ribadite le potenzialità della mobilità umana come fattore di sviluppo per tutti i paesi UE ed è ribadito l’impegno al rispetto dei diritti umani, dall’altro, viene riaffermata la sovranità nazionale e il diritto di ogni singolo Paese a perseguire le proprie scelte e politiche nazionali. L’enfasi viene costantemente spostata sul tema della gestione e del controllo delle migrazioni. Ne consegue che il dramma umanitario delle migliaia di morti nel Mediterraneo non potrà trovare risposta da dichiarazioni ufficiali accompagnate da poche risorse, che demandano a paesi terzi il contenimento dei flussi, o peggio ancora, dalla costruzione di muri all’interno dell’Unione.

Riguardo alla questione povertà che sta alla base del fenomeno migratorio che riguarda il Mediterraneo e l’Africa, le organizzazioni di CONCORD sostengono che possono essere affrontate e gestite solo da un’Europa unita e determinata ad attuare una coerente politica di vicinato che disponga idonee risorse e strumenti adeguati per la cooperazione economica e l’aiuto allo sviluppo. Ciò presuppone che l’Europa superi due grosse sfide. Riuscirà a restare unita? Riuscirà a governare i flussi migratori e il problema dello sviluppo dei paesi poveri conformemente alle linee indicate nel nuovo “Consenso europeo”?

 

 

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