Pianeta Migranti. L’Europa finanzia il lavoro sporco per fermare i migranti in Mauritania
La Mauritania è diventata teatro di una nuova ondata di arresti e deportazioni di migranti subsahariani.
Centinaia di persone: muratori, addetti alle pulizie, idraulici, imbianchini vengono fermate per strada, caricate a forza sui pick-up della polizia, picchiate e poi deportate verso i paesi d’origine o confinanti, come Senegal, Mali, Niger o Guinea Conakry. Secondo l’Associazione mauritana per i diritti umani (AMDH), solo nel marzo 2025 sono state espulse oltre 1.200 persone, in un clima di paura crescente che attraversa le comunità migranti della mauritania.
Dietro questa repressione l’ombra lunga dell’Europa.
Nel marzo 2024, infatti, la Commissione europea ha firmato un “accordo di partenariato in materia di migrazione” con il governo mauritano di 210 milioni di euro per rafforzare il controllo delle frontiere e prevenire la “migrazione irregolare”. E’ l’esternalizzazione dei confini, con cui l’Unione Europea delega ai Paesi del Sud il compito di fermare i flussi migratori prima che raggiungano il Mediterraneo.
Dalla Tunisia alla Mauritania: il nuovo fronte della “Fortezza Europa”
L’accordo con la Mauritania del2024 segue la scia di quello siglato con la Tunisia nel 2023, con cui l’UE aveva finanziato la chiusura della rotta mediterranea centrale in cambio di sostegno economico e politico al governo.
Il risultato è stato uno spostamento delle rotte migratorie verso ovest, di conseguena, la rotta atlantica verso le Canarie è diventata la principale via di fuga per chi cerca di raggiungere l’Europa. E la Mauritania, paese di transito e di permanenza per migliaia di persone in movimento dall’Africa occidentale, è divenatta il nuovo “guardiano” dei confini europei. Un ruolo per il quale il governo mauritano ha chiesto un sostegno finanziario “come quello concesso alla Tunisia” per contenere la migrazione. L’accordo del 2024 è nato proprio da questa pressione, e oggi le sue conseguenze sono tangibili nelle strade di Nouakchott e Nouadhibou: retate, violenze, deportazioni e una paura che segna la vita quotidiana delle persone nere e senza documenti, ben documentata dal rapporto di Umans Rights Watch.
Un modello neocoloniale
L’organizzazione Alarme Phone Sahara, denuncia questa politica europea che riproduce una logica neocoloniale, in cui il controllo dei corpi dei migranti diventa moneta di scambio tra governi e normalizza pratiche di detenzione e deportazione arbitrarie, in violazione del diritto internazionale e dei principi fondamentali di protezione dei rifugiati.
E L’UE, a parole, promotrice di diritti umani e stato di diritto, in pratica, finanzia regimi autoritari o semi-autoritarî affinché fermino la mobilità africana, scaricando su di loro la responsabilità e la violenza del controllo migratorio. Una contraddizione strutturale!
Per questo le organizzazioni della società civile africana ed europea chiedono la sospensione immediata di tutti i partenariati di esternalizzazione e la costruzione di un approccio radicalmente diverso: basato sulla libertà di movimento, sul diritto d’asilo effettivo e sulla cooperazione solidale, non sulla paura.



