Giovedì, 12 dicembre 2019 - ore 17.06

Da Cremona Pianeta Migranti. Le grida razziste negli stadi e non solo.

“Non temo le grida dei violenti ma il silenzio degli onesti “(Martin Luther King)

| Scritto da Redazione
Da Cremona Pianeta Migranti. Le grida razziste negli stadi e non solo. Da Cremona Pianeta Migranti. Le grida razziste negli stadi e non solo. Da Cremona Pianeta Migranti. Le grida razziste negli stadi e non solo.

Da Cremona Pianeta Migranti. Le grida razziste negli stadi e non solo.

“Non temo le grida dei violenti ma il silenzio degli onesti “(Martin Luther King)

Da anni, le curve degli splati urlano buu, e i capi ultras, i dirigenti si lasciano andare a dichiarazioni vergognose e razziste. Ultimamente è toccato a Balottelli essere insultato e lui ha reagito. Comprensibile e non desta stupore.

Ci stupiamo invece dei suoi compagni di squadra che invece di interrompere, loro, la partita hanno continuato a giocare in un clima di tensione; ci stupiamo che i presidenti più o meno illuminati delle squadre non si siano schierati apertamente contro il razzismo; che la Federazione nazionale non abbia preso provvedimenti definitivi. Ci stupiamo che i Ministri attuali non intervengano con decisione e risolutezza. Che tante forze politiche in Senato non abbiano appoggiato la commissione contro l’odio il razzismo e l’antisemitismo.

Ci stupiamo che una donna deportata e scampata ai lager nazisti come la senatrice Segre venga insultata e minacciata fino ad essere necessaria per lei la scorta.

Non vogliamo abituarci a queste brutture, responsabili di una pagina infame di storia.

Sappiamo che gli stadi di calcio sono degli anticipatori e amplificatori di problematiche e sentimenti presenti all'interno della società. Spesso, le tifoserie si confondono con frange neofasciste e naziste evidenti in striscioni, croci celtiche, svastiche… tutti elementi da propaganda ideologica che non hanno niente a che fare col tifo calcistico. Capita che i capi ultras usino questi estremismi per tenere la curva unita e li lasciano esplodere.

Odio e xenofobia purtroppo, oggi, escono dagli stadi e stanno prendendo piede nel tessuto culturale e nel sentire comune del nostro paese come in altri Stati europei.

Da noi, assistiamo allo sdoganamento dell’odio sui social e nelle parole di vari leader politici. Certi slogan che rivendicano “prima noi e poi loro” che fanno del migrante un nemico da combattere, uno sfruttatore in cerca della “pacchia” sui barconi e sui “taxi del mare” non sono eufemismi ma hanno dietro una linea politica fortemente discriminatoria. Che si esprime per esempio, nel divieto di soccorrere in mare i migranti, negli accordi e finanziamenti ai trafficanti e torturatori libici, nella durezza dei decreti sicurezza che hanno buttato per strada migliaia di migranti senza alcuna protezione.

Sono politiche violente, contrarie ai diritti umani e ai codici internazionali sui rifugiati e migranti. Politiche spregiudicate che non si fermano davanti ai limiti giuridici, ai principi della Costituzione e al rispetto della dignità umana. Veicolano un concetto razzista di convivenza che ormai ha rotto gli argini, indurisce la vita civile e cerca di travolgere le istituzioni.

“C'è un'atmosfera di odio – ha dichiarato Liliana Segre - che io ho vissuto nei fatti oltre che nelle parole. Odio è una parola orribile e combatterlo mi sembrava una cosa che avrebbe dovuto avere l'applauso, generale". E il presidente Mattarella si è affrettato a dichiarare quanto sia importante per tutti i cittadini fermare questa deriva: “La solidarietà, la convivenza, il senso di responsabilità devono contrastare l'intolleranza, l'odio, la contrapposizione”.

A ciascuno di noi compete un compito in tal senso.

 

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