Domenica, 15 dicembre 2019 - ore 00.15

Pianeta migranti. Non ci sono i soldi per l’accoglienza di migranti e rifugiati.

E se ci sono, prima bisogna aiutare gli italiani poi, gli altri. E’ un luogo comune. Intanto i soldi vanno a valanghe alle banche e ai mercati finanziari, non alla gente che ha bisogno. Sentiamo il parere di Piero Cattaneo, coordinatore del gruppo territoriale di Banca Popolare Etica a Cremona che segue queste questioni.

| Scritto da Redazione
Pianeta migranti. Non ci sono i soldi per l’accoglienza di migranti e rifugiati. Pianeta migranti. Non ci sono i soldi per l’accoglienza di migranti e rifugiati. Pianeta migranti. Non ci sono i soldi per l’accoglienza di migranti e rifugiati. Pianeta migranti. Non ci sono i soldi per l’accoglienza di migranti e rifugiati.

Domanda: Piero, prima di tutto ci puoi spiegare in poche parole cos’è Banca Popolare Etica?

E’ una vera banca a disposizione di cittadini e imprese, soprattutto del terzo settore ma non solo, che non ritiene i soldi un qualcosa su cui non ci si debba porre domande di senso e di buon uso. Al contrario essa chiede  una forte scelta per ridare al denaro un valore relativo e relazionale, offrendosi come strumento concreto attraverso il quale ciascuno ci può provare da subito. Anche a Cremona.

Non ci sono i soldi per i migranti e per il sociale…ma in realtà nei mercati finanziari ogni giorno girano valanghe di capitali. Perché? A chi sono destinati?

Questa domanda meriterebbe un vero corso di educazione finanziaria. Essa ci rimanda ad alcuni nodi: i capitali finanziari sciolti da ogni limite e regola (il ricatto), i mercati che si autoregolano (falso); i soldi che non ci sono (dipende: per Monte dei Paschi, come collettività pagheremo svariati miliardi di euro); gli spuntati meccanismi di redistribuzione della ricchezza negli stati e tra stati (es. della UE: la Germania in base alle regole dell’Unione avrebbe dovuto in questi anni “spendere” il suo surplus commerciale ma non l’ha fatto); la perdurante deflazione che premia i grandi creditori strangolando con i debitori l’intero sistema economico. Sono tutti tasselli di un’unica grande crisi. E allora ci sono, anche restando in Italia, varie voci che chiedono un cambio di paradigma economico-finanziario, vedi Banca Etica, vedi l’ ad es. di Bruni e Zamagni (Avvenire 28-1-17, p. 9), senza il quale vince la paura, la chiusura, il rifiuto di chi stende la mano perché visto (con quegli occhiali!) come “insostenibile” dal sistema: migrante o no che sia.

C’è un nesso tra speculazioni finanziarie, povertà, immigrazione?

Secondo l'UNCTAD, tra il 2005 e il 2008 i prezzi del cibo aumentarono mediamente dell’83%. I prezzi del grano crebbero del 127%, quelli del riso del 170% e quello del mais triplicò. Secondo le stime della Banca Mondiale l’esplosione dei prezzi delle derrate alimentari aveva provocato nel 2008 un aumento di circa 150 milioni di “poveri totali” e di 40 milioni di persone gettate nella fame. Semplici oscillazioni di mercato? Si direbbe di no, visto il fortissimo aumento dei contratti finanziari future (un tipo di derivati): solo per citare il caso del mais, i dati di Morgan Stanley stimavano che nel 2008 vi erano due milioni e mezzo di questi contratti rispetto al mezzo milione del 2003.  Nello stesso anno sono state contate rivolte per il pane in 28 paesi dell’Africa. [Dalla campagna sulla fame non si specula, giugno 2015].

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A commento di questa intervista riportiamo alcune affermazioni richiamate da papa Francesco nel suo discorso ai movimenti popolari del novembre scorso.

 “Oggi, quando avviene la bancarotta di una banca, immediatamente appaiono somme scandalose per salvarla, ma quando avviene la bancarotta dell’umanità non c’è quasi una millesima parte per salvare quei fratelli che soffrono tanto. E così il Mediterraneo è diventato un cimitero, e non solo il Mediterraneo... molti cimiteri vicino ai muri, muri macchiati di sangue innocente… Faccio mie le parole di mio fratello l’Arcivescovo Hieronymos di Grecia: «Chi vede gli occhi dei bambini che incontriamo nei campi profughi è in grado di riconoscere immediatamente, nella sua interezza, la bancarotta dell’umanità» (Discorso nel Campo profughi di Moria, Lesbos, 16 aprile 2016)…”

 

 

 

 

 

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