Lunedì, 26 ottobre 2020 - ore 05.56

Presentato a Palazzo Gotico il restauro del dipinto ''Antico stemma della città di Piacenza''

in ricordo di Gianni Levoni

| Scritto da Redazione
Presentato a Palazzo Gotico il restauro del dipinto ''Antico stemma della città di Piacenza''

E’ iniziata sulle note senza tempo di “T’al digh in piasintein”, cantata nel salone monumentale di Palazzo Gotico da Marilena Massarini, la cerimonia di presentazione del restauro del dipinto di proprietà civica “Antico stemma della città di Piacenza”, realizzato grazie alla liberalità della famiglia Levoni in memoria dell’ex assessore e consigliere comunale Gianni Levoni, nel 25° anniversario della sua scomparsa.

Ad aprire gli interventi, coordinati dall’assessore alla Cultura Jonathan Papamarenghi, il sindaco Patrizia Barbieri, che ha rimarcato “la scelta, così significativa, di rendere omaggio al proprio proprio caro attraverso un’opera che va a beneficio della collettività, collocata nell’aula consiliare che rappresenta la casa di tutti i cittadini e che, per tanto tempo, è stata anche la casa di Gianni Levoni nel suo ruolo di amministratore pubblico. Sempre vicino alla gente, capace di dare voce all’identità piacentina più autentica, il suo esempio ha dato buoni frutti, che oggi vediamo anche nel gesto sensibile e generoso dei familiari”.

E’ seguita l’illustrazione, a cura della restauratrice Margherita Levoni – che all’impegno professionale ha intrecciato l’emozione di onorare la memoria del nonno – dell’intervento sul dipinto, iniziato il 31 dicembre 2019 con il trasferimento della tela presso lo studio genovese “Martino Oberto” e conclusosi il 4 agosto scorso. Un lavoro complesso, stante anche le dimensioni del quadro alto circa 2.8 metri, condotto in costante raccordo con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Parma e Piacenza, in particolare con la dott.ssa Anna Coccioli Mastroviti, nonché conducendo analisi scientifiche anche in collaborazione con l’Università di Genova.

Le testimonianze che si sono susseguite, introdotte da Marilena Massarini che ha intonato “Cara Mamma”, scritta da Gianni Levoni negli anni della Resistenza, hanno restituito il ritratto dell’ex amministratore comunale anche come partigiano, di cui il giornalista Ermanno Mariani, autore del libro “La beffa di Verona”, ha rievocato proprio il ruolo nel condurre in porto una difficile, finta trattativa con il capo delle milizie SS in Italia Karl Helmut Wolf, riuscendo così a ottenere risorse fondamentali per dotare di scarponi invernali, nel novembre del ’44, i partigiani che combattevano per la Resistenza tra le montagne.

Se la stessa Marilena Massarini ha ribadito il rispetto che Gianni Levoni ha sempre manifestato nei confronti degli oppositori politici, Mara Conti – per 12 anni a capo del Gabinetto del Sindaco in Municipio – ne ha rimarcato la dote, rara, di saper ascoltare i cittadini e Claudio Maccagni, già dirigente comunale all’Urbanistica, la volontà di approcciarsi in modo schietto e consapevole per comprendere gli atti e i progetti.

In conclusione, prima di lasciare spazio alle note de “La Bottonera”, Antonio Levoni, consigliere comunale anche nell’attuale mandato, ha raccontato di come abbia appreso dal padre l’impegno politico e l’importanza di restare sempre a contatto con le persone, esprimendo la propria riconoscenza per aver potuto contare su “due genitori speciali”.

184 visite
Petizioni online
Sondaggi online

Articoli della stessa categoria

Piacenza Nel 148° anniversario di fondazione del Corpo degli Alpini, il sindaco Patrizia Barbieri ne rimarca il ruolo come ‘esempio luminoso” nella società’

Piacenza Nel 148° anniversario di fondazione del Corpo degli Alpini, il sindaco Patrizia Barbieri ne rimarca il ruolo come ‘esempio luminoso” nella società’

Sono trascorsi 148 anni, da quel 15 ottobre del 1872 che sancì l’istituzione ufficiale del Corpo degli Alpini. In questa storica ricorrenza, il pensiero torna innanzitutto alla festa che dodici mesi fa, nel cuore di Piacenza, animava la città per il Raduno del 2° Raggruppamento Ana, simbolo dell’abbraccio spontaneo, accogliente e carico d’affetto con cui la nostra comunità rendeva il suo tributo alle Penne Nere.