Sabato, 05 dicembre 2020 - ore 23.29

Recovery Plan solo ai paesi che rispettano lo stato di diritto

| Scritto da Redazione
Recovery Plan solo ai paesi che rispettano lo stato di diritto

Giovedì 5 novembre il Consiglio dell’Unione europea e il Parlamento europeo (Pe) si sono accordati per l’applicazione di un nuovo meccanismo che permette all’Ue di negare i fondi comunitari agli stati membri che non rispettano la rule of law, ovvero lo stato di diritto. L’art. 2 del Trattato sull’Unione europea, infatti, stabilisce che “l’Unione si fonda sui valori del rispetto dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani”. Questo nuovo accordo storico tra Consiglio e Pe – che deve ancora ricevere l’approvazione finale – si inserirebbe nell’ampio Recovery Plan per le conseguenze del Covid-19 concordato fra i leader dell’Ue nel luglio del 2020.

Per far fronte alla crisi economica e sanitaria dovuta alla pandemia – che in Ue e Regno Unito finora ha ucciso 235.648 persone – le istituzioni comunitarie hanno deciso di mettere in atto un Recovery Fund congiunto di 750 miliardi di euro, di cui 390 saranno trasferiti in sovvenzioni e gli altri 360 in prestiti. Il fondo si aggiunge al Quadro finanziario pluriennale dell’Ue (Multiannual financial framework, Mff), composto da un budget totale di 1.8 biliardi di euro stanziato per i prossimi sette anni.

Se la nuova decisione di Bruxelles sarà approvata definitivamente, i governi dell’Ue non potranno accedere a questi finanziamenti se non rispetteranno i principi democratici della rule of law. I governi di paesi altamente a rischio di sanzioni, come Polonia e Ungheria, hanno annunciato che potrebbero bloccare la ratifica del Recovery Fund se il meccanismo non sarà di loro gradimento. Nella stessa giornata del 5 novembre, la ministra della Giustizia ungherese Judit Varga ha descritto il nuovo provvedimento come uno “strumento di ricatto ideologico”.

Cosa si intende per stato di diritto

Nel preambolo del Trattato sull’Ue (TUe) si legge che l’Unione si ispira “alle eredità culturali, religiose e umanistiche dell’Europa, da cui si sono sviluppati i valori universali dei diritti inviolabili e inalienabili della persona, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza e dello stato di diritto”. Sempre all’art. 2, inoltre, il TUe specifica che “l’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società in cui prevalgono il pluralismo, la non discriminazione, la tolleranza, la giustizia, la solidarietà e l’uguaglianza tra donne e uomini”.

Il nuovo meccanismo e le difficoltà di attuazione

La battaglia di Bruxelles contro i governi illiberali in Unione europea è iniziata nel 2018, quando è stata presentata per la prima volta la proposta di un meccanismo simile da parte della Commissione europea. Il meccanismo concordato dall’Ue lo scorso 5 novembre, tuttavia, sarà più difficile da attivare di quello originariamente pensato. La decisione di tagliare i fondi ai governi richiederà l’approvazione di una maggioranza qualificata dei paesi membri: ossia gli stati occidentali e settentrionali dell’Ue non potranno applicare le sanzioni senza il supporto degli altri membri.

Inoltre, più che su i diritti umani, il nuovo meccanismo sembra concentrarsi maggiormente sui principi dello stato di diritto che “incidono o rischiano seriamente di incidere sulla sana gestione finanziaria del bilancio dell’Ue o sulla tutela degli interessi finanziari dell’Unione in modo sufficientemente diretto”, come riporta Politico. Tuttavia, nell’accordo è stata inclusa anche la menzione esplicita del “mettere in pericolo l’indipendenza della magistratura” fra gli indicatori di una violazione della rule of law.

(Camilla Lombardi, Wired cc by nc nd)

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