Giovedì, 28 ottobre 2021 - ore 04.40

Riforma Costituzionale. Pizzetti rilancia le sue ragioni per il SI. Stima Corada ma il suo NO non lo convince

Il sottosegretario Luciano Pizzetti, come è noto, ha contribuito a scrivere le modifiche costituzionali sottoposte a referendum. In questa intervista di Gilberto Bazoli- pubblicata sul giornale ‘La Provincia’ il 27 luglio- entra nel merito della riforma stessa. Ne illustra gli aspetti positivi, i limiti ed anche gli errori di Renzi. Si può aver già deciso come votare ma è utile leggere queste riflessioni, magari per controbattere. Il sito pubblicherà le vostre opinione. Inviare alla mail info@welfarecremona.it o scrivete nello spazio dei commenti in fondo all’articolo.

| Scritto da Redazione
Riforma Costituzionale. Pizzetti rilancia le sue ragioni per il SI. Stima Corada ma il suo NO non lo convince Riforma Costituzionale. Pizzetti rilancia le sue ragioni per il SI. Stima Corada ma il suo NO non lo convince Riforma Costituzionale. Pizzetti rilancia le sue ragioni per il SI. Stima Corada ma il suo NO non lo convince Riforma Costituzionale. Pizzetti rilancia le sue ragioni per il SI. Stima Corada ma il suo NO non lo convince

Riforma Costituzionale. Pizzetti rilancia le sue ragioni per il SI. Stima Corada ma il suo NO non lo convince

Il sottosegretario Luciano Pizzetti, come è noto, ha contribuito a scrivere le modifiche costituzionali sottoposte a referendum. In questa intervista di Gilberto Bazoli- pubblicata sul giornale ‘La Provincia’ il 27 luglio- entra nel merito della riforma stessa. Ne illustra gli aspetti positivi, i limiti ed anche gli errori di Renzi. Si può aver già deciso come votare ma è utile leggere queste riflessioni, magari per controbattere. Il sito pubblicherà le vostre opinione. Inviare alla mail info@welfarecremona.it o scrivete nello spazio dei commenti in fondo all’articolo.

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Intervista Gilberto Bazoli. Il sottosegretario Luciano Pizzetti ha contribuito a scrivere la riforma Boschi della Costituzione, quella riforma che, con una piccola montagna di altri documenti, gonfia la cartelletta sottobraccio di Luciano Pizzetti, sottosegretario e senatore cremonese del Pd. Tra poche ore sarà a Grossetto, poi a Cuneo e così via. In giro per l’Italia a difendere il ‘sì’.

D. Pizzetti, quando si terrà il referendum sulla riforma? «L’arco va dagli inizi di ottobre alla fine di dicembre. Dipende molto da quanto la Cassazione impiegherà a vagliare le firme per il referendum».

D.Lo spacchettamento dei quesiti non ci sarà. «Non è più all’ordine del giorno. Lo consideravo un grave errore».

D.Perché? «Questo progetto di riforma non è divisibile. Le Camere hanno deliberato un testo unitario, non a pezzetti. Lo spacchettamento era una finzione politica».

D. Pur facendo parte del governo, non ha risparmiato critiche a Renzi. «In questa vicenda ha commesso alcuni errori. La sua linea sul referendum sulle trivelle (l’invito all’astensione, n d r ) contrastava con la riforma costituzionale che, invece, sollecita la partecipazione dei cittadini».

D. Altri sbagli?« Pe r s on a- lizzare il referendum, farlo diventare l’immagine di Renzi. Anche questo ha portato ad affrontare il referendum nel modo in cui si affrontano tutte le questioni: non nel merito, ma per mandare a casa il premier».

D.Cosa prevede in caso di vittoria del ‘no’? «Il governo non può restare. Sarebbe quasi un mezzo golpe andare avanti mentre gli italiani bocciano la proposta del governo, quella proposta che è la sua ragion d’essere. Deve esserci la consapevolezza che i leader passano, ma l’Italia resta. Questo vale per Renzi e anche per quelli che si oppongono a lui con l’obiettivo di cacciarlo».

D. Il fronte del ‘no’ sostiene che, in realtà, il Senato non viene abolito. «Con la riforma il sistema parlamentare diventa monocamerale. Ora ci sono due Camere fotocopia che svolgono la stessa funzione. Nessun altro Paese europeo, tranne la Polonia, ha questo assetto. Si ragiona, poi, molto di costi della politica». Appunto. «Non essendoci più 315 parlamentari, non ci saranno più i costi a loro riferibili. E’ il buon esempio dato dalla politica in un momento di grave difficoltà del Paese. Ma questa è una piccola cosa. In realtà, i costi sono legati alla questione sistema».

D. In che senso? «Una legge oggi impiega in media due anni per essere approvata. Il tempo è un costo: in una logica di sistema ridurre il tempo significa ridurre i costi. C’è poi il fattore qualità, se la norma è scritta bene o male. Nei diversi passaggi parlamentari la norma peggiora. E c’è anche il fattore lobby, i portatori, che considero legittimi, di interessi: le forme di pressione si protraggono nelle diverse letture della legge».

D. I ‘no’ accusano di catastrofismo i ‘sì’ quando fanno ragionamenti del tipo: ‘Se non passa il referendum, non si esce dalla crisi’.  «Questo non l’ha detto il ‘sì’, ma l’Ufficio studi di Confindustria. Tutti sostengono che il nostro sistema non funziona ma, con il ‘no’, se ne allungherebbe l’agonia, è un sistema conflittuale ed inefficiente che rischia di andare avanti».

D. Perché non avete abolito del tutto il Senato? «In effetti, l’idea è stata accarezzata , avrebbe fatto ‘casse tta’. Pur andando controvento, il Senato è stato trasformato, per non riportare l’Italia alla logica del centralismo dello Stato, in organo di rappresentanza delle autonomie locali. La riforma recupera l’idea federalista di far svolgere al Senato un ruolo di raccordo tra l’Europa, l’Ita lia e gli enti territoriali».

D. Obietta ancora il ‘no’: come possono nel concreto un consigliere regionale o un sindaco essere anche senatori? «Se i presidenti dei lander tedeschi lavorano bene nel Bundestag, non è possibile che un consigliere regionale o un sindaco facciano parte del Parlamento italiano? Detto che il nuovo Senato si riunirà per sessioni, non sarà un dopo lavoro e neppure un lavoro a tempo perso. Ma nella riforma non c’è solo il Senato».

D.Altri punti qualificanti della riforma? «La democrazia partecipati-va. Ora con 50.000 firme si può proporre una legge di iniziativa popolare senza però che il Parlamento sia obbligato a prenderla in esame. Con la riforma le firme diventano 150.000, ma il Parlamento sarà costretto ad esaminare la proposta. Il Parlamento può approvarla o respingerla, ciò che non potrà fare è alzare le spalle e gettarla nel cestino. Lo stesso vale per i referendum: il quorum non sarà più la metà degli aventi diritto più uno, ma la metà più uno dei partecipanti alle ultime elezioni. La soglia si abbassa in modo rilevantissimo».

D.Qual è il suo giudizio sulla minoranza Pd, dalle cui fila proviene? «Il contributo dato dalla sinistra Pd alla riforma è rilevantissimo».

D. Così rilevante che D’Alema voterà ‘no’. «Voterà ‘no’perché il suo ragionamento è abbattere Renzi. Vorrei dire a D’Alema: l’opportunità di cambiare il Paese l’hai avuta come presidente della Bicamerale e da premier, ma non l’hai fatto».

D. La polemica tra Pd e Anpi non si placa « Rimango convinto che la posizione dell ’Anpi sia, da un lato, anacronistica e, dall’altro, non corrispondente alla gravità della situazione».

D. Perché? «Pensare che i problemi si risolvano credendo che basti applicare la Costituzione porta a un vicolo cieco. La Costituzione italiana è la più bella del mondo nella prima parte, ma la seconda è vecchia di settant’anni. Si può cambiare la seconda proprio perché la prima ha messo radici profonde. Le norme di garanzia non verranno modificate, i poteri del premier, del Capo dello Stato e del Csm restano inalterati. Non c’è nessuna torsione democratica, ma si mette in salvaguardia il nostro sistema. E’ il contrario del racconto blasfemo che se ne fa».

D. Si aspettava il ‘no’ di Gian Carlo Corada? «Voglio chiarire una cosa: tutto questo non c’entra nulla con la diversità di opinioni tra noi, a suo tempo, sulle candidature a sindaco di Cremona. Il mio rapporto con Corada è più che buono». Detto questo… «Penso che per lui sia stato difficile decidere per il ‘no ’. Nei colloqui che abbiamo avuto, da parte sua c’erano motivi di apprezzamento per la riforma. Capisco anche che svolgere il ruolo di presidente in un’associazione così importante segna l’opinione, più che legittima, di Corada. Ciò premesso, trovo che le sue argoment azioni a supporto del ‘no ’ noncorrispondano ai contenuti della riforma».

D. Inviterete ai dibattiti delle Feste del Pd i sostenitori del ‘no’? «Il Pd è, per sua natura come dice il suo nome, democratico, ma non agnostico. Il Pd si è fatto promotore della riforma e non è immaginabile che non dia corpo alle buone cose in essa contenute. Dopo di che ci saranno i luoghi della discussione. Nel partito l’abbiamo fatta nelle sedi preposte: la segreteria, l’assemblea nazionale, i gruppi parlamentari. Il Pd non è un caserma, ma neppure il circo Barnum»

Intervista a cura di  Gilberto Bazoli  giornalista de ‘La Provincia’ e pubblicata  sul giornale in data 27 luglio 2016

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Il sito welfare ringrazia il Sen. Luciano Pizzetti ed il giornalista Gilberto Bazoli per la possibilità data di rilanciare rilancia questa significativa intervista in rete.

Red/welcr/gcst

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