Domenica, 25 luglio 2021 - ore 02.52

Ripristinare la biodiversità su un miliardo di ettari degradati per rispettare gli impegni ambientali globali

Unep e Fao chiedono un intenso ripristino della natura per affrontare le crisi climatiche e della biodiversità

| Scritto da Redazione
Ripristinare la biodiversità su un miliardo di ettari degradati per rispettare gli impegni ambientali globali

Secondo il nuovo rapporto “Becoming #GenerationRestoration: Ecosystem Restoration for People, Nature and Climate”, pubblicato congiuntamente da Fao e United Nations environment programme (Unep) in occasione del lancio dell’UN Decade on Ecosystem Restoration 2021-2030, «Di fronte alla triplice minaccia del cambiamento climatico, della perdita della natura e dell’inquinamento, il mondo deve mantenere l’impegno di ripristinare almeno un miliardo di ettari (10 milioni di Km2, ndr)  di territori degradati nel prossimo decennio, un’area delle dimensioni di Cina».  Unep e Fao evidenziano che «I Paesi devono anche aggiungere impegni simili per gli oceani». L’Italia si è impegnata a ripristinare 24.250 Km2 di territorio.

Il rapporto conferma che l’umanità utilizza circa 1,6 volte la quantità di servizi che la natura può fornire in modo sostenibile. Questo significa che, da sole, le iniziative di conservazione della natura non sono sufficienti per prevenire il collasso dell’ecosistema e la perdita di biodiversità globali.

Il rapporto stima i costi globali di ripristino terrestre – esclusi quindi i costi di ripristino degli ecosistemi marini – in almeno 200 miliardi di dollari all’anno entro il 2030, ma sottolinea che «Ogni dollaro investito nel ripristino crea fino a 30 dollari di benefici economici».

Gli ecosistemi che richiedono un ripristino urgente includono terreni agricoli, foreste, praterie e savane, montagne, torbiere, aree urbane, acque dolci e oceani. Le comunità che vivono su quasi 2 miliardi di ettari di terre degradate sono spesso tra le più povere ed emarginate del mondo.

Nella prefazione di “Becoming #GenerationRestoration”, la direttrice esecutiva dell’Unep, Inger Andersen, e il direttore generale della Fao, QU Dongyu, scrivono che «Questo rapporto presenta il motivo per cui dobbiamo tutti dare il nostro contributo a uno sforzo di ripristino globale. Basandosi sulle più recenti prove scientifiche, stabilisce il ruolo cruciale svolto dagli ecosistemi, dalle foreste e dai terreni agricoli ai fiumi e agli oceani, e registra le perdite che derivano da una cattiva gestione del pianeta. Il degrado sta già colpendo il benessere di circa 3,2 miliardi di persone, ovvero il 40% della popolazione mondiale. Ogni anno perdiamo servizi ecosistemici che valgono più del 10% della nostra produzione economica globale». Andersen e Qu sottolineano che «Ci aspettano enormi guadagni invertendo questi trend».

Il ripristino dell’ecosistema è il processo di arresto e ribaltamento del degrado, che si traduce in aria e acqua più pulite, mitigazione delle condizioni meteorologiche estreme, salute umana migliore e recupero della biodiversità, inclusa una migliore impollinazione delle piante. Il ripristino comprende un vasto continuum di pratiche, dalla riforestazione alla riumidificazione delle torbiere e alla riabilitazione dei coralli. Contribuisce alla realizzazione di molteplici Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG), tra i quali salute, acqua pulita, pace e sicurezza, e agli obiettivi delle tre “Convenzioni di Rio” su clima, biodiversità e desertificazione.

Unep e Fao ricordano che «Sono necessarie azioni per prevenire, arrestare e invertire il degrado per raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di mantenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 gradi Celsius. Il ripristino, se combinato con l’arresto dell’ulteriore conversione degli ecosistemi naturali, può aiutare a evitare il 60% delle estinzioni della biodiversità previste. Può essere altamente efficiente nel produrre contemporaneamente molteplici benefici economici, sociali ed ecologici: ad esempio, l’agroforestazione da sola ha il potenziale per aumentare la sicurezza alimentare per 1,3 miliardi di persone , mentre gli investimenti in agricoltura, protezione delle mangrovie e gestione delle risorse idriche aiuteranno ad adattarsi ai cambiamenti climatici, con benefici circa 4 volte superiori all’investimento originario».

Ma le due Agenzie Onu non si nascondono che «E’ essenziale un monitoraggio affidabile degli sforzi di ripristino, sia per monitorare i progressi che per attirare investimenti pubblici e privati».  Per sostenere questa iniziativa, Fao e Unep  hanno lanciato oggi anche il Digital Hub for the UN Decade del quale fa parte il Framework for Ecosystem Restoration Monitoring  che consente ai Paesi e alle comunità di misurare i progressi dei progetti di ripristino negli ecosistemi chiave, contribuendo a creare impegno e fiducia negli sforzi di ripristino. Tra gli strumenti del Framework c’è anche la Drylands Restoration Initiatives che raccoglie e analizza i dati, condivide esperienze virtuose e assiste nella progettazione di iniziative  di ripristino delle terre aride e non manca uno strumento di mappatura geospaziale interattivo per valutare i migliori siti per il ripristino delle foreste.

Fao e Unep  sottolineano che «Il ripristino deve coinvolgere tutti gli stakeholders <, compfresi i singoli individui, il bisiness, le associazioni e i governi. Fondamentalmente, deve rispettare i bisogni e i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali e incorporare le loro conoscenze, esperienze e capacità per garantire che i piani di ripristino siano attuati e sostenuti».

Il decennio Onu 2021 – 2030 per il ripristino degli ecosistemi  è un appello dall’Assemblea generale dell’Onu per la protezione e il rilancio degli ecosistemi in tutto il mondo, a beneficio delle persone e della natura. Punta ad arrestare il degrado degli ecosistemi e a ripristinarli per raggiungere gli obiettivi ambientali globali e a costruire un forte e ampio movimento per accelerare il ripristino della biodiversità e mettere il mondo sulla buona strada per un futuro sostenibile. Questo prevede la creazione di uno slancio politico globale per il ripristino e migliaia di iniziative sul campo.

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