Sabato, 14 dicembre 2019 - ore 22.28

Riso, agricoltori in rivolta nel centro di Milano

ECCO LE VOCI DALLA PRIMA LINEA DELLA PROTESTA

| Scritto da Redazione
Riso, agricoltori  in rivolta nel centro di Milano

Hanno occupato di buon'ora via Melchiorre Gioia, nel tratto adiacente Piazza Città di Lombardia, per gridare a tutti che il riso italiano è in pericolo. Dalle 9 di questa mattina i risicoltori provenienti da tutta la Lombardia stanno manifestando a Milano sotto la nuova sede della Regione, per salvare il vero riso made in Italy messo a rischio dalle speculazioni sull'import a basso costo dai Paesi asiatici e in particolar modo dal prodotto a dazio zero proveniente dalla Cambogia. Portano in braccio cartelli con diversi slogan tra cui “Sì alla clausola di salvaguardia”, “riso italiano = qualità” . Accanto a loro anche un gruppo di mondine che distribuirà ai consumatori un sacchetto di riso del territorio, mentre verrà servito anche una degustazione di risotto alla milanese. Fiaccati dalla volatilità del mercato e dal continuo aumento dei costi di produzione, i risicoltori italiani non vogliono cedere all'idea di dover abbandonare la coltivazione di una delle eccellenze dell'agroalimentare tricolore. Per questo sono scesi in campo. Ecco le voci dalla prima fila della protesta:

Stefano Ogliari, 29 anni, di Certosa (Pavia) – Di formazione geometra, lascia la professione durante il periodo del praticantato per dedicarsi all'azienda di famiglia, dove si contano 100 ettari a risaia. “Andare avanti così è impossibile – spiega Stefano – Chi produce riso per l'export non può competere con i bassi costi produttivi dei Paesi asiatici. Così molti hanno deciso di cambiare, puntando sulle varietà da interno, ma ormai il mercato è saturo e i prezzi crollano. Io non voglio rinunciare all'unicità del mio Carnaroli, ma penso che queste varietà storiche tipiche delle nostre terre dovrebbero essere valorizzate e tutelate, magari con un marchio di garanzia e con l'etichettatura d'origine. Solo così potremo salvare il vero riso italiano ”.

Fabio Camisani, 44 anni, di Gaggiano (Milano) – Figlio di risicoltori, coltiva 140 ettari con varietà da interno. “Ormai produciamo in perdita – spiega – Con quello che ci viene pagato il riso non riusciamo più a coprire i costi di acqua, energia, gasolio, fertilizzanti. Se le aziende sono costrette a chiudere, che ne sarà del riso italiano? Chi terrà puliti prati e fossi, garantendo la tenuta del territorio contro fenomeni meteorologici sempre più intensi?”

Antonio Cogna, 74 anni, di Senna Lodigiana (Lodi) – Agricoltore storico, coltiva riso da trent’anni e oggi è affiancato dal figlio in azienda. “Mi hanno tolto la voglia di lavorare – dice con voce piena di rabbia – L’anno prossimo dove posso metterò la soia, con il riso non c’è più niente da fare. Il diserbo mi costa più di quanto poi riesco ad incassare dalla vendita. E’ impossibile stare in piedi così. E le banche non ci aiutano. Si spera sempre che la situazione possa raddrizzarsi, ma è dura: nei magazzini ho il riso già venduto, ma non passano a ritirarlo e non mi pagano. Mi sento come un condannato al patibolo”.

La Lombardia rappresenta circa il 40% dei 316 mila ettari coltivati a riso in Italia. Le zone maggiormente vocate a questa coltivazione sono Pavia, che è la prima provincia risicola d’Italia, Milano e Lodi. Nel 2012 la produzione raccolta di riso nell’intero territorio regionale è stata di 670 mila tonnellate, ma la crisi sta fiaccando sempre di più gli agricoltori: dal 2010, infatti, hanno chiuso i battenti quasi 360 aziende con una perdita di quasi 20 mila ettari di risaie. A soffrire maggiormente è stato il Lodigiano dove le superfici si sono praticamente dimezzate passando da 2.248,92 a 1.088,96 ettari. Nel Milanese il calo ha superato il 22% (da 14.865,81 a 11.529,26), a Mantova si è scesi da 1.529,41 a 904,5 ettari (-40,9%), mentre a Pavia si sono persi quasi 15mila ettari passando da 88.539,18 a 73.870,1 pari a un calo del 16,6%.

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