Domenica, 19 settembre 2021 - ore 20.17

Scoppia la rivolta dei detenuti nelle carceri italiane

Le nuove disposizioni per contenere il contagio da coronavirus limitano i colloqui tra familiari e prigionieri. A San Vittore manifestanti per ore sul tetto, a Modena sono morti 6 detenuti. A Foggia è caccia all'evaso

| Scritto da Redazione
Scoppia la rivolta dei detenuti nelle carceri italiane

Da Modena, a Pavia a San Vittore a Milano, da Reggio Emilia a Ferrara, fino ad arrivare all'Ucciardone di Palermo e a Foggia dove è caccia agli evasi. Dilaga la protesta nelle carceri italiane, sull'onda del timore per il contagio da coronavirus e per le restrizioni ai colloqui dovute all'emergenza, e sullo sfondo di sovraffollamento ormai difficile da contenere.

A San Vittore, i detenuti che questa mattina hanno innescato la protesta sono scesi dal tetto e stanno trattando con due pm. Le urla "libertà" proseguono dall'interno del carcere mentre all'esterno un gruppo di qualche decina di giovani antagonisti sono giunti a supporto della mobilitazione. Gridano slogan come "tutti fuori dalle galere, dentro nessuno, solo macerie" e "libertà, libertà". Fanno loro eco da dietro le sbarre le voci dei detenuti, mentre si rafforza la presenza della polizia con scudi antisommossa. 

 Nel carcere il magistrato di turno Gaetano Ruta e il collega Alberto Nobili cercano di sedare una protesta da ricondurre alle limitazioni imposte anche nelle carceri per limitare la diffusione del coronavirus.

Da Modena, a Pavia a San Vittore a Milano, da Reggio Emilia a Ferrara, fino ad arrivare all'Ucciardone di Palermo e a Foggia dove è caccia agli evasi. Dilaga la protesta nelle carceri italiane, sull'onda del timore per il contagio da coronavirus e per le restrizioni ai colloqui dovute all'emergenza, e sullo sfondo di sovraffollamento ormai difficile da contenere.

A San Vittore, i detenuti che questa mattina hanno innescato la protesta sono scesi dal tetto e stanno trattando con due pm. Le urla "libertà" proseguono dall'interno del carcere mentre all'esterno un gruppo di qualche decina di giovani antagonisti sono giunti a supporto della mobilitazione. Gridano slogan come "tutti fuori dalle galere, dentro nessuno, solo macerie" e "libertà, libertà". Fanno loro eco da dietro le sbarre le voci dei detenuti, mentre si rafforza la presenza della polizia con scudi antisommossa. 

 Nel carcere il magistrato di turno Gaetano Ruta e il collega Alberto Nobili cercano di sedare una protesta da ricondurre alle limitazioni imposte anche nelle carceri per limitare la diffusione del coronavirus.

A innescare la miccia sono stati i detenuti de 'La Nave' il reparto modello riservato a chi soffre di forme di dipendenza. Persone che hanno scelto di seguire la strade del recupero. Creato nel 2002 al quarto e ultimo piano del terzo raggio della casa di reclusione nel centro della città, prevede celle aperte 12 ore al giorno e la programmazione di attività psicoterapeutiche, lezioni sulla legalità, corsi di musica, teatro e attività sportive. Proprio da questa particolarità deriva il nome: una "Nave" per detenuti in transito verso una nuova vita. I detenuti hanno avuto accesso all'infermeria e hanno aperto armadietti e cassaforti: come è successo altrove il pericolo è che ingurgitino il metadone usato per placare la tossicodipendenza da eroina. 

Intanto viale Papiniano e le altre strade che conducono al carcere di San Vittore sono state bloccate. I vigili hanno apposto un nastro per fermare l'accesso.

Ma non è solo San Vittore ad essere insorta. La situazione più grave a Modena, sfociata ieri in una vera e propria rivolta dei detenuti, che ha causato 6 morti tra gli ospiti del penitenziario, tre all'interno delle mura del carcere in sommosa e tre durante i trasferimenti in altre carceri per riportare la situazione alla normalità, e che hanno riguardato 80 detenuti sul totale di 530. 

Blindato il carcere Ucciardone di Palermo: tutte le vie di accesso chiuse al traffico e presidi di controllo della polizia di stato in via Enrico Albanese, in via Borrelli e via Delle Croci, il punto più vicino tra i "bracci" e le mura di recinzione. Ci sono state proteste all'interno del penitenziario, come avvenuto ieri sera al "Pagliarelli". Anche qui una protesta determinata dai timori di contagio da coronavirus e alle restrizioni ai colloqui con i familiari, necessarie per il contenimento del Covid-19. Diversi familiari, proprio in via Borrelli, hanno 'comunicato' urlando verso il carcere da cui provenivano urla dai detenuti. Nelle guardiole, sui bastioni, sono presenti agenti di polizia penitenziaria, che vigilano da dietro i vetri blindati dopo che alcuni detenuti avrebbero tentato di scavalcare una prima recinzione in ferro che precede le antiche mura di recinzione.

I detenuti del carcere di Augusta, invece, hanno protestato contro la misura colpendo le sbarre delle proprie celle. A renderlo noto il dirigente nazionale del Sinappe, un sindacato di polizia penitenziaria, Sebastiano Bongiovanni, per il quale, pero', la situazione è al momento sotto controllo. "E' accaduto nella serata di ieri - racconta il dirigente nazionale del Sinappe - quando i detenuti hanno fatto rumore colpendo le inferriate delle celle ma la protesta non si e' estesa". L'attenzione è comunque alta nel penitenziario di Augusta dove, poco tempo fa, si e' verificata un'aggressione ai danni due agenti di polizia penitenziaria. In particolare, alla fine del mese di gennaio un detenuto straniero avrebbe colpito due ispettori che avrebbero voluto riportarlo in cella.

Sta invece lentamente tornando alla normalità la situazione all'interno del carcere di Foggia dove, questa mattina, c'è stata una protesta con una evasione di numerosi detenuti. Una decina quelli che sono stati catturati da carabinieri, polizia, uomini della Guardia di finanza e militari dell'Esercito intervenuti. Gli evasi hanno rubato alcune automobili dalle attività che si trovano al Villaggio Artigiani, il quartiere dove ha sede il carcere.

Una situazione gravissima in tutta Italia, che non ha mancato di provocare paure e reazioni. Il ministro della giustizia Alfonso Bonafede ha definito "un dovere tutelare la salute di chi lavora e vive negli istituti penitenziari". Manterremo un dialogo costante, nei dipartimenti di competenza sono attive task force e si assicura la costante informazione all'interno delle strutture per la popolazione detenute e i lavoratori. Ma deve essere chiaro - ha concluso il ministro - che ogni protesta attraverso la violenza e' solo da condannare e non porterà ad alcun buon risultato"

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