Domenica, 19 maggio 2024 - ore 16.56

Slovacchia, rifugiati e il muro di Visegrád

Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria hanno fatto quadrato su un atteggiamento fortemente ostile verso le indicazioni della Commissione europea

| Scritto da Redazione
Slovacchia, rifugiati e il muro di Visegrád

Il 20 luglio scorso il Consiglio Affari Interni dell’UE ha raggiunto la prima intesa riguardante la redistribuzione dei rifugiati e richiedenti asilo tra i paesi dell’Unione. Delle 40.000 unità inizialmente indicate, l’accordo si è fermato a 32.256: un numero certamente non esaltante e che ha bollato il primo round di relocation come “fallimentare”. Si è parlato molto dell’atteggiamento più o meno magnanimo di Germania, Francia e Regno Unito. Pochissimo, al contrario, è stato detto sui paesi dell’Europa Centro Orientale, che invece hanno avuto un peso non indifferente sull’esito finale. Il gruppo di Visegrád (Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria) ha infatti fatto quadrato su un atteggiamento fortemente ostile verso le indicazioni della Commissione europea. Ne ha criticato le scelte politiche, ha rivendicato una necessaria autonomia di scelta e, infine, ha accordato un’ospitalità totale per soli 3.700 richiedenti asilo, nei quali vengono compresi i 1.400 posti per il resettlement dei rifugiati provenienti da campi profughi extra europei, che nulla hanno a che fare con l’emergenza sulle coste italiane e greche. […]

Ora, cercare di trovare una causa comune per questa ondata di intolleranza mista a populismo non è cosa semplice. Potremmo appellarci all’omogeneità culturale delle società dei paesi di Visegrád, la cui multietnicità è stata erosa nel secolo scorso, prima dalla Seconda Guerra Mondiale e poi dai cupi decenni della Guerra Fredda. Oppure, potremmo riferirci alle fonti d’informazione fortemente nazionali (se non nazionalistiche), che vivono in un sistema di diffusione molto chiuso e che, tuttora, influenzano non poco le opinioni dei cittadini (soprattutto nelle aree più remote ed arretrate dei paesi). O ancora, potremmo vedere dietro alle dichiarazioni xenofobe di molti capi di governo una strategia politica per cercare di rimanere al potere. […].

Fonte: Buongiorno Slovacchia

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