Lunedì, 29 novembre 2021 - ore 15.55

Sversamento di petrolio sulla costa di Cuba, si lavora per impedire che raggiunga il mare

Cuba alle prese con una devastante crisi energetica e continui blackout

| Scritto da Redazione
Sversamento di petrolio sulla costa di Cuba, si lavora per impedire che raggiunga il mare

Mentre Cuba è alle prese con la mancanza di carburante, sia per il blocco Usa che per l’aumento dei prezzi del petrolio, secondo Cubadebate, «Una fuoriuscita di petrolio è avvenuta nel pozzo Yumurí 201, sulla costa nord, vicino alla città di Matanzas. Come per questi casi è stato attivato il protocollo che contenere il greggio sversato con barriere sugli scogli».

La sottodelegata del ministero della scienza, della tecnologia e dell’ambiente (CITMA), Nelvis Elaine Gómez Campo, ha spiegato che «Stiamo lavorando per contenere il greggio e impedire che raggiunga il mare».

L’incidente è avvenuto durante la manutenzione di una delle pompe del pozzo. Cubadebate  spiega che «Le variazioni di pressione durante il funzionamento del pozzo petrolifero Yumurí 201, gestito da Petraf SA ed Epep Occidente hanno causato la fuoriuscita di petrolio, durante la mattinata di mercoledì.

La Gómez Campos ha spiegato che «La fuga di greggio è avvenuta nella zona costiera della provincia di Matanza e a circa 60 metri dal mare. Sono state condotte azioni coordinate tra i vigili del fuoco, la società di trivellazione e riparazione di pozzi di petrolio e gas e altre forze per il contenimento. Lo scarico è controllato. Per questo si sono create le condizioni che garantissero il confinamento dell’impasto del substrato con il greggio, la bonifica e la sanificazione». Fino a ieri non venivano segnalati impatti in mare. «Restano da determinare le cause della variazione di pressione nel pozzo, l’impossibilità di controllarla e l’impatto ambientale dello sversamento».

Intanto Cuba fa i conti con una complessa situazione energetica e continua cercare alternative che permettano di attenuare gli effetti dei continui blackout.

Anche il  ministro dell’energia e delle miniere, Liván Arronte Cruz. Ammette sulle pagine del quotidiano ufficiat le del Partido Comunista de Cuba, Granma,  che «Di fronte alla situazione di tensione che sta attraversando il Sistema Eléctrico Nacional, a causa del guasto di alcune centrali termoelettriche di alta generazione e della mancanza di combustibile, Cuba è alla ricerca di alternative e soluzioni che permettano di ridurre gli effetti su questo vitale servizio».

Il ministro ha ribadito che «La produzione di energia elettrica continua a essere una priorità nel Paese e parte delle scarse risorse finanziarie a disposizione della nazione è destinata a questo. Attualmente, le riserve di esercizio del Sistema Eléctrico Nacional sono basse e anche la generazione distribuita presenta limiti tecnologici, quindi gli effetti sono stati inevitabili».

L’Unión Eléctrica  ha spiegato che «La causa fondamentale di questa scarsa disponibilità di produzione è dovuta all’impossibilità di effettuare le manutenzioni strutturali o leggere richieste dagli impianti termoelettrici, il che determina l’alto tasso di guasti e i picchi imprevisti di produzione del sistema».

Ma Granma assicura che «Nonostante questo complesso panorama, il Paese continua ad adottare strategie per recuperare energia e ridurre i fastidiosi blackout, mentre non si fermano i programmi di sviluppo volti a rafforzare la vitalità del settore elettrico».

La realtà è che Cuba sta vivendo una crisi energetica annunciata e dovuta in gran parte a fattori esterni e climatici, ma anche di organizzazione interna e di politiche energetiche rinnovabili deboli, dopo essersi affidata per troppi anni al greggio a basso costo importato dal Venezuela e alla speranza di trovare grandi giacimenti di petrolio e gas offshore.

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