Sabato, 19 settembre 2020 - ore 23.18

TORRIONE, MURA DI PORTA MOSA, OH CHE PENA O LA VISIONE DI COTANTO SQUALLORE| Giorgino Carnevali (Cremona)

Amico mio Gianni Carlo salve. Stavolta nessun portatore di interesse, che siano essi blogger, influencer, inboud marketing, advertising comunication. Ce ne avrei invece tanta di quella voglia, stavolta!...di sognare ad occhi aperti, io.

| Scritto da Redazione
TORRIONE, MURA DI PORTA MOSA, OH CHE PENA O LA VISIONE DI COTANTO SQUALLORE| Giorgino Carnevali    (Cremona)

TORRIONE, MURA DI PORTA MOSA, OH CHE PENA O CHE DOLORE LA VISIONE DI COTANTO SQUALLORE| Giorgino Carnevali    (Cremona)

Amico mio Gianni Carlo salve. Stavolta nessun portatore di interesse, che siano essi blogger, influencer, inboud marketing, advertising comunication. Ce ne avrei invece tanta di quella voglia, stavolta!...di sognare ad occhi aperti, io.

Ma stiamo coi piedi per terra, a Cremona, città capitale di se stessa. A me pare si oda, di ‘tanto spesso’, un grido d’allarme che si leva da Palazzo: “Non ci sono fondi, non ci sono risorse finanziarie. Abbiamo già raschiato il fondo del barile, ma non ci sta più nemmeno un boccone di trippa per gatti. Maaaaa, tranquilli, sereni (?…di questi tempi quel sereni e ridiventato di moda!) ce la dobbiamo fare con le nostre forze,  promesso”. Quanto sa tanto di presa in giro quel promesso! Prometti oggi che ti prometto domani, siamo già oltre. Ma qua c’è solo da rimboccarsi le maniche invece, sudare freddo, esaurirsi di fatica, ventre a terra e via di cervello. Mica i miracoli si chiedono. Solo buon senso e lucidità. Cum tantam pellem d’oca rivolto al nostro Palazzo: ”Dai amministrazione comunale, dai che sei dei nostri. Basta però con monologhi che gonfiano il petto”. Siamo lucidi. Non è mica un passatempo il mio sapete Gianni Carlo, ogni tanto ci ritorno, e malvolentieri sull’argomento. Perché un poco di vergogna ‘la’ provo eccome, soprattutto alcune volte mi sembra di lavorare ai fianchi pugili già suonati. Vagonate di magone mi assalgono, tanto da far fatica a prendere sonno. Quante volte in tanti l’abbiamo scritto, quante volte voi l’avete correttamente pubblicato, quante volte l’abbiamo letto anche a costo di annoiarci, quante volte non s’è mosso un dito che è uno? Le vestigia cittadine, di loro e solo di loro parlo, appunto, quelle che impietosiscono non solo l’occasionale turista, soprattutto noi dell’urbe dotati ancora di smisurata pazienza. Già, pazienza, fino a quando però? “E’l Turiòon de via Ghinàaglia/l’è diventàat pes de ‘na buscàaglia!”. “Le mùura de Porta Mòosa / iè diventàade pisatòoi da ròba vergugnòosa”. Tracce, impronte, ciò che richiama alla vista e alla mente di un passato ormai perduto, sono sinonimo di un'antica cultura ormai perduta. E allora calare le brache? Mai e poi mai! Immaginate amico mio se in quella Roma caput mundi, si dovesse lasciare andare a remengo (dotta esclamazione!) il Colosseo, i Fori Imperiali. A Pompei gli sbalorditivi scavi. In Sicilia i meravigliosi conservati templi. A Lucca le mura, orgogliose esempio in Europa di fortificazioni rinascimentali. A Pizzighettone, a un tiro di schioppo da noi, la città murata. Accozzaglia di mattoni quelle? Beata innocenza, rinsavitevi va là. Siamo seri ragazzi del Palazzo, suvvia. Imperioso deve risuonare così in quel Palazzo “Chi sumèena spìne èl vàga mìia in pèe per tèra”, perché “Chèl che se dà, se càta àanca”. Gianni Carlo, prima di spegnere i riflettori, lasciami sollevare il bicchiere della staffa alla salute di quei tanti, troppi fagocitatori di spazi pubblici. Gli affari chiamano affari, già! Che facciamo allora? Giù di brutto tutto, radiamo così tutti quei mattoni al suolo. Sapete quanti spazi per parcheggi ci ricaveremmo? Di più, quanti centri commerciali si potrebbero realizzare? Nervùus io? Niente affatto Gianni Carlo, piuttosto con tanto di magone anche TU dovresti “adelante”.

Giorgino Carnevali    (Cremona)

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