Sabato, 14 dicembre 2019 - ore 06.00

Un anno di Sudan

| Scritto da Redazione
Un anno di Sudan

Si chiude un anno importantissimo nella storia del Sudan e un altro altrettanto decisivo si apre.
Il 2010 è stato l'anno delle prime elezioni multipartitiche dal colpo di stato che, nel 1989, aveva portato al potere il presidente Bashir. L’appuntamento, previsto dagli accordi di pace del 2005, avrebbe dovuto essere un passaggio decisivo nel processo di democratizzazione necessario per rendere l’unità del paese attraente per tutti i suoi cittadini. Si è risolto invece in una prova di forza e destrezza tesa a rinsaldare il potere dei due partiti di governo, il Ncp al Nord e lo Splm al Sud.
La comunità internazionale, chiamata in causa a più riprese dall’opposizione politica e dalla società civile democratica, ha avvallato i risultati, pur ammettendo che tutto il processo elettorale era ben lontano dagli standard necessari per definirlo libero e credibile. L'obiettivo ultimo era portare a termine il percorso previsto dagli accordi di pace con il referendum di autodeterminazione, che si terrà dal 9 al 13 di gennaio di quest’anno, il 2011. È ormai evidente che il sostanziale fallimento del processo di democratizzazione porterà con ogni probabilità alla secessione del Sud. Cosa succederà dopo è difficile da prevedere. Troppe sono le variabili in gioco e gli scenari possibili sono innumerevoli. 
Il nuovo paese si affaccia alla storia in un contesto particolarmente difficile. Sul piano interno molte questioni rimangono aperte: i confini tra il Nord e il Sud; la gestione di risorse strategiche come l’acqua del Nilo e il petrolio; l'instabilità di vaste regioni al conflitto sempre aperto in Darfur;  i diritti di cittadinanza, il rispetto dei diritti umani, politici e civili in genere.
Sul piano internazionale i due potenziali paesi hanno già ora una storia differente: il Nord rischia l’isolamento, soprattutto a livello regionale, dove si attribuisce al governo di Khartoum la responsabilità della secessione del Sud, che potrebbe aprire molte altre rivendicazioni in tutto il continente; il Sud ha per ora molti sostenitori, soprattutto in Occidente, ma sono già vive le preoccupazioni per la gestione complessiva del paese. Nel corso del 2011 la Campagna italiana per il Sudan seguirà l'evolversi di questa complessa situazione, dando particolare attenzione al contesto regionale in cui si inscrive e all'uso delle risorse, da cui dipende il consolidarsi di una pace sostenibile o lo scoppio di altri conflitti.

Campagna italiana per il Sudan

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