Lunedì, 23 maggio 2022 - ore 00.22

Bergamo - Auto, concessionarie e pratiche Evasi 30 milioni

Un articolato meccanismo di frode all’Iva che si basava su più livelli e con ramificazioni in tutto il Paese.

| Scritto da Redazione
Bergamo -  Auto, concessionarie e pratiche Evasi 30 milioni

Evasione per oltre 30 milioni di euro e un danno erariale complessivo di 11,5 milioni di euro. Questi sono i numeri dell’operazione «Castelli di carta», portata avanti dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Chiavenna dal 2011 ad oggi. I finanzieri hanno scoperto una compagine associativa strutturata su 3 livelli: 3 società «cartiere» della provincia di Brescia e Sondrio che acquistavano ed immatricolavano illecitamente autoveicoli provenienti da altri Paesi comunitari (prevalentemente dalla Germania); 9 concessionarie automobilistiche reali, attive su tutto il territorio nazionale e con sedi in provincia di Roma, Perugia, Latina e Bergamo, le quali, grazie al meccanismo fraudolento, acquistavano e rivendevano i veicoli a prezzi altamente concorrenziali; due agenzie di pratiche auto della provincia di Bergamo e Latina, che concorrevano nel disegno criminoso falsificando la documentazione per importare le automobili in evasione d’imposta.

Nel corso delle indagini, svolte sotto la direzione delle Procure della Repubblica di Sondrio e Brescia, le Fiamme Gialle hanno rilevato un articolato meccanismo di frode all’Iva che ha generato un giro di fatture per operazioni inesistenti per circa 11 milioni di euro. I 26 membri dell’associazione per delinquere sono stati denunciati per avere evaso oltre 17 milioni di euro e avere occultato parte della documentazione contabile obbligatoria per ostacolare la ricostruzione del reale volume d’affari delle società coinvolte. I restanti importi evasi, già cristallizzati sotto l’aspetto penale, sono oggetto di attività amministrativa tuttora in corso. I finanzieri hanno rilevato anche una truffa aggravata ai danni dello Stato, realizzata importando e immatricolando illegalmente gli autoveicoli, inducendo in errore i pubblici funzionari attraverso la presentazione di documentazione falsificata, da cui è derivato un illecito risparmio d’imposta per circa 3 milioni di euro.

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