Giovedì, 23 novembre 2017 - ore 00.47

Cgil PENSIONI. SABATO L’ULTIMO APPELLO

Nuove proposte con un parziale allargamento delle categorie dei lavori gravosi, ma nessuna volontà di modificare il meccanismo e i tempi dell’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni (considerato un pilastro), rinvio ad un altro incontro – che sarà definitivo - fissato per sabato

| Scritto da Redazione
Cgil  PENSIONI. SABATO L’ULTIMO APPELLO

Cgil  PENSIONI. SABATO L’ULTIMO APPELLO

Nuove proposte con un parziale allargamento delle categorie dei lavori gravosi, ma nessuna volontà di modificare il meccanismo e i tempi dell’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni (considerato un pilastro), rinvio ad un altro incontro – che sarà definitivo - fissato per sabato. Si è concluso così il vertice di ieri sulle pensioni tra il governo Gentiloni e i sindacati confederali. “Le proposte del Governo sono ampiamente insufficienti e non prospettano un percorso facile. Avere rinviato a sabato non si traduce in un assenso della Cgil alle soluzioni proposte”, si legge sul profilo Twitter della confederazione. Al termine della riunione di ieri pomeriggio i tre segretari generali di Cgil, Cisl, Uil, Susanna Camusso, Anna Maria Furlan, Carmelo Barbagallo sono scesi in sala stampa per parlare con i giornalisti.

Ed è stata Susanna Camusso a spiegare i punti critici della proposta del governo e il giudizio negativo della Cgil. Sul sito di RadioArticolo1 è possibile riascoltare le sue parole: http://www.radioarticolo1.it/audio/2017/11/13/33957/dichiarazione-di-susanna-camusso-cgil-al-termine-dellincontro-governo-sindacati-sulla-previdenza

“Avremo un nuovo incontro con il governo previsto per sabato prossimo, 18 novembre – ha detto Susanna Camusso - il tempo da qui a sabato il governo dovrebbe impegnarlo nel definire una risposta a tutti i punti della nostra piattaforma perché oggi ne mancavano molti: dalle pensioni dei giovani, ai criteri ingiusti sulla flessibilità del sistema contributivo, dal lavoro delle donne e il lavoro di cura, alla previdenza complementare che riguarda i privati (finora si è risposto solo sulla parificazione e sul sistema del silenzio assenso). Non va inteso dunque questo tempo come un nostro consenso alle scelte del governo. In particolare sul tema dell'aspettativa di vita "sono ampiamente insufficienti perché aprono problemi di cambiamento del meccanismo previdenziale, ignorando il tema delle pensioni d’anzianità, la platea è insufficiente". Anche la platea dei lavori usuranti, esentati dall'aumento automatico dell'età pensionabile, "è insufficiente". "Continua il lavoro, le distanze sono molto significative e le proposte fatte oggi non delineano una facile soluzione dei problemi affrontati".

LE PENSIONI SUI GIORNALI

Sul Sole 24 ore si mette in evidenza prima di tutto il costo dello scontto sull’età per 15 categorie di lavoratori: 300 milioni. La cronaca della giornata è firmata da Davide Colombo e Marco Rogari. Sul Corriere della Sera scrivono Enrico Marro e Lorenzo Salvia: “Pensioni, i 300 milioni del governo non convincono i sindacati” (p.9). “Lo sconto di 5 mesi – scrivono Marro e Salvia - riguarderebbe circa un lavoratore su dieci di quelli interessati ad andare in pensione nel 2019, secondo il governo. Le condizioni per evitare lo scatto a 67 anni sarebbero comunque stringenti: 30 anni di contributi ed essere stati occupati in mansioni gravose per almeno 7 anni negli ultimi 10. Previsto un nuovo meccanismo di calcolo della speranza di vita, che terrebbe conto anche degli eventuali cali della stessa. Ma sarebbe utilizzato solo più avanti, a partire dal 2021, sulla base delle proposte che dovrebbe fare una commissione di esperti incaricata anche di approfondire il tema delle diverse aspettative di vita legate ai diversi lavori. Il rinvio a sabato servirà solo a definire nel dettaglio le sette proposte. Ma a questo punto la palla passa al Parlamento, dove sono stati presentati già diversi emendamenti alla manovra per rinviare a dopo il voto di primavera la decisione sull'innalzamento dell'età, che invece andrebbe formalizzata entro la fine del 2017. «Il governo è contro il rinvio — dice Gentiloni — perché ci sarebbero ripercussioni sui conti pubblici e anche sui mercati internazionali. Ma naturalmente il Parlamento è libero di fare quello che vuole»…Su Repubblica Valentina Conte spiega che l’esito della giornata è un “nulla di fatto dunque dal secondo tavolo politico. Appuntamento a sabato, quando i tecnici di Palazzo Chigi presenteranno a Cgil, Cisl e Uil un verbale con le sette proposte messe nero su bianco. Senza un accordo, la parola passerebbe al Parlamento. E a quel punto l'ipotesi di rinviare ogni decisione a giugno si farebbe più concreta. In terra incognita però, dopo elezioni politiche dall'esito incerto. «Volete lasciare questa partita a Salvini? Auguri!», si è lasciato scappare ieri Gentiloni. Duro anche il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, quando ricorda i due effetti conseguenti al blocco del decreto interministeriale che deve portare, entro il 31 dicembre, l'età di uscita a 67 anni nel 2019: «Uno sui conti e uno sulla reputazione internazionale del Paese». Altolà che rende plausibile un parere negativo del governo all'eventuale emendamento parlamentare per rinviare a giugno ogni decisione (e ce ne sono già diversi, Pd incluso)…(Repubblica, p. 24). Sul manifesto scrive Massimo Franchi, mentre, sempre sul manifesto Antonio Sciotto parla dell’emendamento che minaccia il diritto di sciopero (p.3). Sul Messaggero Luca Cifoni parla dell’incontro di ieri e delle novità sull’Ape social: “Pensioni, sconto sui contributi per lasciare prima di 67 anni. Più facile evitare i 67 anni. Ape social: 46 mila uscite” (p.2). Su La Stampa Paolo Baroni (p.6): “Pensioni, 300 milioni dal governo. I sindacati: ancora non è sufficiente”. Su Nazione, Il Resto del Carlino e il Giorno scrive Claudia Marin: “Pensione in sette mosse, la proposta del governo. Ma la Camusso dice no. La Cisl apre”. Sull’Avvenire si parla di ultimo round sulle pensioni (Nicola Pini a pagina 5).

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