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Chi è il giornale satirico francese Charlie Hebdo #jesuischarlie

Oggi, mercoledì 7 gennaio 2015, il giornale satirico francese Charlie Hebdo ha subito l’assalto di un gruppo terroristico che ha provocato 12 vittime.

| Scritto da Redazione
Chi è il giornale satirico francese Charlie Hebdo #jesuischarlie Chi è il giornale satirico francese Charlie Hebdo #jesuischarlie

La redazione di welfarecremonanetwork esprime la solidarietà ai giornalisti francesi dedicando un suo spazio per la conoscenza del settimanale satirico Charlie Hebdo. In queste ore non dobbiamo perdere la calma. Sappiamo che vincerà la democrazia se tutti noi, al di là della razza e della religione restiamo uniti nella lotta al terrorismo.

La redazione di welfarecremonanetwork, Cremona 7 gennaio 2015

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Charlie Hebdo è un periodico settimanale satirico francese di tradizione libertaria e repubblicana, dallo spirito caustico e irriverente, che conserva una grande reputazione nella sinistra transalpina. Difatti, se i bersagli principali della sua satira sono spesso idee e personaggi del centro-destra, non è comunque compiacente con i partiti di sinistra, siano o meno al governo. L'azione di critica è rivolta in primis alla difesa delle libertà individuali, civili e collettive, com'è difeso il diritto alla libertà d'espressione a partire dal proprio interno: non è infatti raro che i differenti redattori si siano trovati in disaccordo su temi più o meno importanti, per esempio in occasione del Referendum sulla Costituzione Europea. Attualmente il direttore è il disegnatore Charb che ha sostituito Philippe Val dopo la vicenda riguardante il siluramento del disegnatore Siné, accusato di antisemitismo.

Storia. Prima di Charlie Hebdo

La storia di Charlie Hebdo comincia con Hara-Kiri. Nel 1960, Georges Bernier, alias Professeur Choron et François Cavanna lanciano il mensile Hara-Kiri, « journal bête et méchant » [giornale stupido e cattivo]. Choron ne sarà il direttore. Cavanna, redattore capo, costruirà progressivamente una squadra comprendente Topor, Fred, Reiser, Wolinski, Gébé, Cabu. La pubblicazione sarà interdetta dalla magistratura nel 1961 e nuovamente nel 1966. Quest'ultimo divieto verrà tolto sei mesi più tardi, ma allora certi collaboratori non ritornarono alla redazione (come Gébé, Cabu, Topor, Fred), mentre arrivarono Delfeil de Ton, Fournier e Willem.

1969-198

Nel 1969 lo stesso gruppo, sotto la guida di Cavanna, decise di trasformare il mensile in settimanale. Gébé e Cabu tornarono nel gruppo. Nel febbraio 1969 venne lanciato Hara-kiri-hebdo che più avanti, nel maggio 1969, prenderà il nome di L'hebdo hara-kiri.

Nel novembre 1970 il generale Charles de Gaulle muore, mentre dieci giorni prima un incendio in una discoteca aveva causato 146 morti. In quell'occasione l'Hebdo titolò in copertina «Bal tragique à Colombey - un mort» [Tragico ballo a Colombey [=residenza di De Gaulle] - un morto]. A causa di ciò la pubblicazione dell'Hebdo hara-kiri venne bloccata dal Ministro dell'Interno. Senza considerare l'interdizione, il gruppo decise che le pubblicazioni sarebbero continuate, aggirando il divieto cambiando il nome del giornale in Charlie Hebdo. Il nuovo titolo derivava dal mensile Charlie, che Bernier e Delfeil de Ton avevano lanciato nel 1968. "Charlie" deve il suo nome anche ai Peanuts: Delfeil de Ton fu il redattore capo per un anno del "Charlie Mensuel" e pubblicò, introducendoli in Francia, i Peanuts di Charles M. Schulz. C'è un riferimento a Charlie Brown come quel mensile « pieno di humour e di fumetti », e venne perciò nominato Charlie (alla stregua di Linus che aveva già dato il nome alla celebre rivista italiana). Charlie Hebdo continuerà le pubblicazioni con lo stesso titolo e non riprenderà mai i suoi appellativi iniziali (Hara-kiri hebdo o l'hebdo Hara-kiri). Il direttore delle pubblicazioni era Georges Bernier. Il redattore capo Cavanna, nominato dall'intera équipe « ange di tutela ».

Nel 1971 Fournier rivela nel numero 14 che un tecnico del Commissariato all'energia atomica di Saclay avrebbe tentato di suicidarsi due anni addietro appiccando un incendio nel suo laboratorio.

Nel dicembre 1981, a causa della diminuzione dei lettori, la pubblicazione fu interrotta. Il giornale, infatti, non aveva abbastanza introiti pubblicitari, ma soprattutto non aveva un numero sufficiente di abbonati (sua principale fonte di sostentamento).

1992. La vicinanza tra il Charlie Hebdo pubblicato nel 1992 e quello degli anni passati è da considerarsi più intellettuale che legittima. Anche se due disegnatori, Gébé et Cabu, reduci da Hara-kiri collaborarono a La Grosse Bertha (editore: Jean-Cyrille Godefroy), questo settimanale creato nel 1991 non ha un vero legame con Hara-kiri / Charlie Hedbo, né lo hanno le éditions du Square. È con la scissione dalla Grosse Bertha che, Philippe Val, Gébé, Cabu e alcuni giovani disegnatori talentuosi iniziarono a perseguire un solo progetto, quello di creare il loro proprio settimanale. È allora che, davanti alle difficoltà di una tale impresa, faranno appello agli anziani Cavanna, Delfeil de Ton e Wolinski, sollecitando la loro collaborazione. Questi accetteranno senza esitare. Nel corso di una riunione-banchetto, alla ricerca di un titolo, Wolinski propose «et pourquoi pas Charlie Hebdo?» [e perché non Charlie Hebdo?]: la proposta fu immediatamente accettata. Philippe Val, Gébé e Cabu procurarono il capitale per finanziare il primo numero. Fu creata una società per azioni. Detenendone l'80%, i 3 si resero praticamente i proprietari del giornale e ne assicurarono l'indipendenza politica. È così che Charlie Hebdo nuova versione nacque nel luglio 1992. Per il suo lancio beneficiò della prestigiosa notorietà del Charlie Hebdo storico, tantopiù che vi si ritrovarono le firme d'avanguardia degli anni settanta: Cavanna, Delfeil de Ton, Gébé, Wolinski, Cabu e un formato identico. Fu presentato e accolto non come un nuovo settimanale ma come il seguito, la ricomparsa del predecessore. Si dice che siano stati venduti 100.000 esemplari del primo numero: un successo colossale.Il Professor Choron, al quale non si aveva proposto un posto che ritenesse accettabile, tentò da parte sua il rilancio simultaneo di un Hara-Kiri settimanale, ma la sua avventura fu breve.

Dal 1992 in poi. In questo nuovo Charlie Hebdo, Philippe Val, Gébé e Cabu detengono tutte le responsabilità. Philippe Val è redattore capo, Gébé responsabile artistico. Sotto la direzione di Philippe Val porta avanti delle battaglie che ricordano la linea contestataria d'estrema sinistra. In questo si differenzia dalla linea editoriale dell'anziano Charlie Hebdo che non mostrava particolari preferenze politiche, cosa che il talento individuale riconosciuto dei redattori e dei disegnatori - umore caustico e satira efficace - e la stabilità del gruppo rafforzò ancora. È da segnalare come l'attuale Charlie non ha questa continuità e stabilità, difatti durante questa nuova linea editoriale parecchi collaboratori lasciarono il giornale. La maggior parte, a leggere le loro stesse dichiarazioni, licenziati dal redattore capo. Il giornale viene pubblicato tutti i mercoledì e pubblica ugualmente un certo numero di numeri extra, con frequenza variabile. Simbolo dell'anticonformismo e della sinistra radicale, Charlie Hebdo, con Hara Kiri oggi scomparso, rimane il simbolo di una stampa che dispone di una libertà che ad oggi tende a sparire in Francia eccetto che con il Le Canard enchaîné (tendenzialmente a sinistra), Minute (d'estrema destra) e il Marianne (della sinistra riformista).

2002. Nel novembre 2002, il cronista filosofico Robert Misrahi del Charlie Hebdo pubblica una tribuna dibattito intitolata Coraggio intellettuale che tratta l'opera della scrittrice fiorentina Oriana Fallaci La rabbia e l'orgoglio. In questo articolo si manifesta chiaramente un elogio ed un appoggio all'opera. Dall'articolo: "Oriana Fallaci dà prova di coraggio intellettuale [...] Non protesta solamente contro l'islamismo assassino. [...] Protesta anche contro la negazione in corso nell'opinione pubblica europea, sia italiana, sia francese, per esempio. Non si vuole vedere condannare mentre afferma con chiarezza il fatto che è l'Islam a partire in crociata verso l'Occidente, e non il contrario". L'articolo fa scoppiare una polemica presso diverse associazioni che pensano che l'opera contenga dei propositi razzisti. Il sostegno di Charlie Hebdo all'autrice italiana viene vivamente criticato anche da pubblicazioni francesi come Acrimed. La settimana seguente la pubblicazione dell'articolo diverse lettere di lettori sbalorditi vengono pubblicate da Charlie Hebdo, e una risposta del settimanale a queste missive sconfessa parzialmente il cronista autore dell'elogio.

2004. Decesso di Gébé. Philippe Val, sempre redattore capo, gli succede come direttore. La vendita è di circa 60 000 copie. In novembre viene creata una nuova rubrica, consacrata all'influenza della scienza sulla società, essenzialmente animata da Guillaume Lecointre e poi da Antonio Fischetti. Fine 2004, il giornalista Philippe Corcuff lascia Charlie Hebdo in seguito a disaccordi editoriali con l'équipe e in particolare con Philippe Val[1].

2006. "L'affaire" delle caricature di Maometto. Dei gendarmi presidiano Charlie Hebdo in seguito alla pubblicazione delle caricature; nessun manifestante in vista. Mentre la tiratura è solitamente di 140 000 copie, l'8 febbraio 2006 160 000 copie vengono pubblicate e sono tutte vendute. Il giornale fa allora due ristampe e si arriva alle 400 000 copie. Quella settimana, Charlie Hebdo pubblica la serie delle caricature di Maometto del giornale Jyllands-Posten. Le vignette scandinave avevano scatenato delle proteste la settimana precedente in alcuni paesi musulmani dopo che degli imam danesi ebbero fatto una campagna contro le vignette nel mondo musulmano. Alcuni vedono in questa azione un tentativo di aumentare l'auto-censura praticata dai paesi europei nei confronti dell'Islam. Alcune organizzazioni musulmane francesi, come il Consiglio francese del culto musulmano, hanno chiesto la messa la bando del numero del giornale che contiene anche delle caricature di Maometto disegnate da collaboratori regolari del giornale. questa richiesta non è andata a buon fine a causa di un vizio di procedura. L'episodio delle vignette porta alla pubblicazione del Manifesto dei dodici il primo marzo 2006.Il 15 marzo 2006, il ministero della Cultura organizza una serata in onore dei disegnatori della carta stampata, proprio a causa della questione delle caricature di Maometto. Plantu, Cabu, Wolinski e i più giovani Sattouf, Jul, Charb et Luz, tutti i disegnatori di Charlie sono particolarmente salutati. Un omaggio viene tributato ai vignettisti, occasione, un mese dopo la polemica suscitata dalla pubblicazione delle caricature di Maometto, di ascoltare il direttore del gabinetto del ministro, Henri Paul, riaffermare il loro statuto di « agenti della libertà », e di venire a conoscenza della creazione di una « missione per la conservazione e la valorizzazione del disegno della carta stampata», patrocinata da Wolinski. L'associatione degli amici d'Honoré Daumier, aveva ispirato l'avvenimento. (Cf. Le Point del 23/03/2006)

Attentati subiti

Attentato del 2 novembre 2011. Incendie Charlie Hebdo Paris . Nella notte tra il 1° e il 2 novembre 2011 la sede del giornale viene distrutta a seguito del lancio di diverse bombe Molotov, appena prima dell'uscita del numero del 2 novembre dedicato alla vittoria del partito fondamentalista islamico nelle elezioni in Tunisia[2]. Sulla copertina del numero in questione sono apparsi una vignetta satirica con Maometto che dice "100 frustate se non muori dalle risate" e il titolo "Charia Hebdo", gioco di parole tra Sharia e il nome del giornale[3]. Anche il sito internet della rivista è stato bersaglio di un attacco informatico[2].

Attentato del 7 gennaio 2015. La mattina del 7 gennaio due uomini armati di kalashnikov, incappucciati e vestiti di nero, hanno fatto irruzione nella sede del giornale satirico Charlie Hebdo, a Parigi, uccidendo almeno 12 persone, tra cui due agenti. Nell'attacco sono rimasti uccisi, secondo quanto si apprende, sia il direttore, Stephan Charbonnier, detto Charb, che i tre più importanti vignettisti: Cabu, Tignous e Georges Wolinski, molto famoso anche in Italia. Ci sono anche venti feriti, di cui cinque gravi. Il bilancio è stato confermato dalla Prefettura di Parigi. Quindici minuti prima dell'attacco, il settimanale satirico aveva pubblicato sul profilo Twitter una vignetta su Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello Stato islamico (Is).

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