Giovedì, 25 luglio 2024 - ore 17.38

Codiretti.Protesta davanti alla borsa

| Scritto da Redazione
Codiretti.Protesta davanti alla borsa

Le voci degli allevatori davanti alla Borsa: "E' la peggiore crisi della nostra vita"
Schiaffeggiati dalla speculazione che ha  fatto esplodere i prezzi dei
mangimi, schiacciati dai costi di produzione, fedeli alla qualità del vero
prodotto Made in Italy, gli allevatori sono al limite e questa mattina hanno
protestato a Milano davanti alla Borsa, in piazza Affari. Ecco le loro voci
dalla prima linea della crisi.

Carlo Lorenzini, 62 anni, del Lodigiano: "Faccio queste mestiere da sempre e
prima di me c'era mio padre. Abbiamo 1.800 scrofe e 12 mila maialini
all'anno, con due stalle a Maccastorna e a Castiglione. In vita mia non ho
mai visto una crisi del genere. Le speculazioni internazionali stanno
gonfiando i prezzi dei mangimi. Noi resistiamo come possiamo e per fortuna
che per 4 o 5 mesi riusciamo ad usare il mais che produciamo in azienda. Le
banche poi non ti danno una mano, mentre prima ti inseguivano per prestarti
i soldi. Per andare avanti abbiamo ridotto gli animali e speriamo che il
settore prima o poi si riprenda. Stiamo camminando tutti sul ciglio di un
burrone".

Alessandro Ubiali, 65 anni, di Villa Cortese (Milano): "Noi gestiamo un
allevamento di bovini e i prezzi del foraggio, per dinamiche e speculazioni
a livello internazionale, sono andati alla stelle, mentre quelli della carne
alla stalla sono rimasti fermi. Al dettaglio invece poi succede tutt'altro.
Negli allevamenti si rischia un corto circuito fra costi di produzione e
quello che poi riusciamo a incassare. Se va avanti così non so proprio come
andremo a finire, almeno in Italia".

Gianluigi Ticozzi, 63 anni, di Abbiategrasso (Milano): "Ho allevato suini
per oltre 35 anni. Ma adesso non ce la faccio più: sto vendendo gli animali
per pagare gli ultimi debiti. Mi sto restringendo. Mio figlio ci terrebbe a
fare l''allevatore di suini, ma per adesso è andato a lavorare in un'azienda
di frutti di bosco. Se poi il mio settore si riprenderà, allora cercherò di
ripartire con un piccolo allevamento per sopravvivere. Ma dovrò ricominciare
da zero".

Andrea Cristini, 40 anni, di Isorella (Brescia): "La situazione è
disastrosa: troppo inefficienza e troppa concorrenza sleale all'interno di
un unico circuito DOP che raccoglie tutte la produzione, crea un blocco al
mercato e i prezzi scendono sempre più  e le banche che, se fino a qualche
anno fa inseguivano le  aziende suinicole come modello di sviluppo per
l'impresa agricola del futuro, oggi lo vedono come un settore ad alto
rischio e si tengono ben alla larga dal dare aiuti e supporti".

Claudio Cestana, 36 anni, Manerbio (Brescia): "Ho cominciato a 18 anni, ma
in questi ultimi mesi è diventata insostenibile la concorrenza dei suinetti
nati all'estero e venduti in Italia a prezzi bassi. Sarebbe necessario fare
chiarezza anche su questa vicenda, partendo dall'origine in etichetta, che
specifichi anche il luogo di nascita dell'animale. Il consumatore queste
cose non le sa, perché qualcuno ha interesse a non dirle. A volte penso di
mollare tutto perché lui, oggi, un futuro proprio non lo vedo ma resisto
anche per mio figlio che ha 7 anni"

Angiola Tomasoni, Offlaga (Brescia), sposata, 3 figli, laureata in legge
aveva iniziato il tirocinio presso un avvocato, ma poi ha deciso di mollare
tutto per allevare suini: "Oggi è difficile anche per chi ha una situazione
aziendale sotto controllo; non ci sono regole chiare, il mercato non segue
una logica, sia che la richiesta aumenti o diminuisca, il prezzo comunque
scende mentre il costo della materia prima aumenta e oggi è del 30% in più.
Anche il consorzio DOP riscontra delle discordanze al suo interno: come mai
i prosciuttifici aderenti al Consorzio di garanzia hanno in deposito 9
milioni di cosce di suino italiano e ben 54 milioni di cosce "nostrane"
estere?".

Adriano Treccani, 50 anni di Castiglione delle Stiviere (Mantova): "Noi
abbiamo deciso di chiudere il nostro allevamento di suini. Dal punto di
vista economico gli ultimi tre anni sono stati una grande sofferenza. Fino a
marzo 2011 avevamo 2.500 capi, ma il costante aumento del costo delle
materie prime ci ha costretti a venderli tutti e continuare con i suini in
soccida. Abbiamo deciso di diversificare la produzione orientandoci sul
mais, sull'allevamento di qualche capo bovino e sull'agriturismo. Ho 4 figli
e devo in qualche modo salvaguardare il loro futuro".

Antonio Chizzoni, 50 anni, di Rodigo (Mantova): "Allevo 3.000 suini
all'anno, in gran parte destinati ai grandi salumifici del prosciutto San
Daniele e Parma. Uso cereali di altissima qualità, ma i costi del mangime
sono diventati insostenibili. C'è poi una concorrenza sleale da parte del
mercato estero, dove l'alimentazione degli animali non rispecchia gli
standard qualitativi che in Italia invece sono molto rigidi. Le DOP per i
nostri salumi, dovrebbero tutelare non solo il prodotto finito, ma anche il
produttore onesto che ha lavorato garantendo la miglior qualità di
alimentazione per il suino".

Gianluigi Zani, 51 anni, allevatore di bovini ad Asola (Mantova): "Il
problema dei bovini da carne è il prezzo altalenante che non ci permette di
pianificare la gestione degli allevamenti. A questo va aggiunto l'aumento
dei costi di produzione, non solo per l'approvvigionamento delle materie
prime, ma anche per i  costi legati alle spese di elettricità per la
gestione degli allevamenti. Le speculazioni sono internazionali, mentre le
fatture e le bollette le paghiamo noi qua in Italia".

Andrea Zanchi, 30 anni, di Roverbella (Mantova) "Mio padre ha sempre
allevato suini per venderli poi ai commercianti. Questa cosa poteva andar
bene fino a qualche anno fa, ma ora non riusciamo a garantirci quella giusta
remunerazione che permetta alla nostra azienda non solo di vivere, ma anche
di svilupparsi ed investire. Ho deciso allora di lavorare per me e non per
gli altri. Fino all'anno scorso avevamo 1.300 suini ora ne allevo 130 e
punteremo ad un massimo di 200 annui. I prodotti che facciamo arrivano solo
da suini della nostra azienda e li vendiamo direttamente ai consumatori.
Almeno adesso guadagniamo il giusto e i pagamenti non sono più dilazionati
all'infinito come avveniva quando vendevamo ad altri i nostri animali".

Armando Tamagni, 30 anni, di Dovera (Cremona), ha un figlio di 19 mesi. "La
nostra azienda conta circa 1000 posti ad ingrasso e un centinaio di scrofe.
Abbiamo 700 pertiche di terra che ci rendono autosufficienti per
l'approvvigionamento di mais: questa è un'importante marcia in più, visti i
costi proibitivi legati all'alimentazione degli animali. Rispetto alle spese
che si sostengono per crescere i suini, i prezzi che poi ci impongono ai
macelli non sono remunerativi. In questi giorni sto modificando il mio
allevamento, eliminando tutte le scrofe".

Roberto Antonioli, 61 anni, di Vescovato (Cremona): "Allevo circa 10.000
suini all'anno, comprendendo tutto il ciclo. Da tre, quattro anni non si
riesce più a  fare bilancio. Le strutture costano, mentre le rese sono
basse. La spesa dell'alimentazione, soprattutto, è aumentato in maniera
insostenibile. E poi ci sono tutte le spese che dobbiamo affrontare per  gli
adempimenti burocratici, per le normative cui ci dobbiamo attenere.
Produciamo in base ai disciplinari del prosciutto di Parma, che sono molto
rigorosi e prevedono una serie di controlli. Dopo di che il nostro prodotto,
perfetto dal punto di vista della qualità e della sicurezza, si trova ad
affrontare la concorrenza sleale di carne che arriva dall'estero, stagiona
qui e poi spacciata per italiana, a danno sia nostro che dei consumatori".

 
Gianpietro Ceribelli, 49 anni, di Romano di Lombardia (Bergamo):  "Ho un
allevamento di suini all'ingrasso, ho iniziato vent'anni fa prendendo le
redini dell'azienda dalle mani di mio padre. Nel corso degli anni ho
superato con grande fatica le emergenze sanitarie che si sono susseguite  e
con l'intenzione  di ampliare l'allevamento, ho adottato il ciclo chiuso per
avere i suinetti in azienda e non dover dipendere dal mercato. Ho puntato
sulla qualità, ma oggi questa non ci viene riconosciuta e con l'aumento
vertiginoso  dei costi di produzione ho difficoltà a far quadrare i conti".

Mario Facchinetti, 54 anni, di Brignano Gera D'Adda (Bergamo): "Gli
allevamenti di bovini da carne sono in crisi profonda a causa della bassa
remunerazione che viene corrisposta agli allevatori e del vertiginoso
aumento dei fattori di produzione, a partire dai mangimi. I costi delle
materie prime per la razione alimentare negli ultimi tempi sono
moltiplicati. Per cercare di recuperare reddito stiamo sperimentando la
vendita diretta con i "pacchi famiglia" che contengono vari tagli di carne.
Abbiamo una buona risposta perché i consumatori hanno capito che con questa
formula si risparmia pur acquistando una carne di qualità, ma se i costi di
produzione continuano ad aumentare anche questo sforzo verrà vanificato.  La
situazione è tutt'altro che rosea anche per l'allevamento dei bovini da
latte. Gestisco l'azienda con mio fratello da oltre 20 anni, ma non è mai
stato così difficile come adesso".

Cristian Del Molino, 33 anni, di Travedona Monate (Varese): "Ho un piccolo
allevamento di suini e bovini da carne. Quando l'ho avviato ho capito che i
tempi sarebbero stato difficili, ma non mi sono mai arreso. Oggi i costi
sono diventati una palla al piede ma vado avanti, anche grazie alle vendite
dirette nei mercati della Coldiretti. Per i salami uso solo gli animali del
mio allevamento e spiego ai consumatori che con noi agricoltori non
raccontiamo storie su dove arrivano i nostri prodotti. Possono dire lo
stesso quelle industrie che per i prosciutti usano le cosce straniere?".

Natalia Burbello , 43 anni, veterinaria e allevatrice di suini a Verderio
(Lecco): "Siamo in una zona, quella della Brianza lecchese dove ci sono
grandi salumifici industriali. Noi resistiamo perché ci siamo strutturati
con un piccolo allevamento, con un macello a marchio Cee e con i locali dove
trasformiamo la carne suina in insaccati che vendiamo direttamente ai
consumatori. Dopo gli investimenti che abbiamo affrontato, se vuoi resistere
non c'è alternativa. L'aumento delle materie prime provocato dalle
speculazioni finanziarie lo stiamo sentendo eccome, ma andiamo avanti grazi
alle innovazioni introdotte. Certo spiace che non ci sia ancora l'origine in
etichetta mentre ogni giorno Tir provenienti da tutta Europa  vanno verso
gli stabilimenti della zona con cosce che poi diventano ad insaputa dei
consumatori prodotti Made in Italy".

Angelo Pina, 49 anni di Vidigulfo (Pavia): "Io e i miei fratelli alleviamo
suini. Abbiamo ampliato l'attività per restare insieme sulla terra che era
dei nostri genitori. Per coronare il nostro sogno, abbiamo affrontato un
forte investimento, facendo i calcoli sulla base di una ragionevole stima
del rischio, ma le cose sono cambiate drasticamente e ora è molto difficile:
la spesa dell'alimentazione è aumentata anche del 40% mentre i prezzi di
vendita si sono contratti e i costi generali sono saliti. Subiamo una
concorrenza sleale dall'estero e la qualità che noi garantiamo non ci offre
la certezza di riuscire a vendere i nostri prodotti al giusto valore perché
ai macellatori importa solo il prezzo".

Luigi Cotta Ramusino, 55 anni di Vidigulfo (Pavia): "Allevo suini da oltre
trent'anni facendo il ciclo chiuso. Ho le scrofe, produco i suinetti e vendo
l'ingrasso per i consorzi di Parma e San Daniele. Ho visto molti momenti di
crisi ma mai come adesso e per così lungo tempo. Il problema è che noi
dobbiamo attenerci ai disciplinari dei consorzi che sono molto rigidi e
implicano costi elevati poi la nostra carne entra in concorrenza con le
cosce estere che vengono stagionate in Italia e si confondono con la nostra
produzione".
 

Fabio Bonaccorso comunicazione.lombardia@coldiretti.it 347/0599454
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CRISI: COLDIRETTI, BENE CONVOCAZIONE TAVOLO PER PIANO SUINICOLO
"È importante la convocazione per il giorno 29 luglio 2011 del tavolo
suinicolo da parte del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e
forestali, per la definizione delle linee attuative del piano di settore
della filiera". Lo ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini
nell'esprimere apprezzamento per la sollecita risposta del Ministero alle
difficoltà evidenziate dagli allevatori della Coldiretti provenienti dalle
diverse Regioni con la manifestazione davanti a Piazza Affari a Milano dove
sono stati portati i maiali. Occorre affrontare con decisione le distorsioni
della filiera che - sottolinea Marini - sono favorite nella mancanza di
trasparenza sull'origine della carne di maiale e dei salumi, che danneggia
allevatori e consumatori.

COLDIRETTI - 335 8245417 - 06 4682487  - FAX 06 4871199 - www.coldiretti.it

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