Lunedì, 27 gennaio 2020 - ore 12.48

Contro la legge del taglio dei seggi parlamentari

a Cremona si organizza il fronte del NO

| Scritto da Redazione
Contro la legge del taglio dei seggi parlamentari

Come da noi annunciato la scorsa settimana, sabato 30 novembre si è svolta, in una significativa cornice di partecipanti e di dibattito, la conferenza indetta per la costituzione del Comitato per il NO alla legge che recentemente ha ridotto la composizione numerica dei due rami del Parlamento.

L’assemblea, presieduta e condotta da Gino Ruggeri, il noto esponente radicale cui nel corso dell’anno il Comune di Cremona ha conferito la medaglia al merito per la testimonianza sulla vertenza contro la Tamoil, è stata aperta da un ampia relazione dello storico leader cremonese e dirigente nazionale Sergio Ravelli.

Cui ha fatto seguito un ampio ed approfondito dibattito, in cui sono intervenuti il Sindaci del Comuni di Gerre Caprioli e di Stagno Lombardo, Michel Marchi e Roberto Mariani, Paolo Bodini, esponente di Leu con un passato di Sindaco di Cremona e di Senatore, Gerardo Paloschi, esponente dell’area liberale e dirigente di lgh-a2a, Fabio Favalli PR, Agostino Melega riconosciuto studioso e divulgatore di cultura popolare, Franco Levi, noto giurista costituzionalista con un passato parlamentare.

Le conclusioni sono state tratte da Roberto Biscardini con un lungo passato di dirigente milanese e regionale socialista.

Al termine della conferenza è stato varata la struttura operativa derivante dalla sottoscrizione dell’appello, sulla base del quale viene attivata la mobilitazione per organizzare un referendum di abrogazione della legge.

Diamo di seguito conto dell’appello, cui hanno aderito i primi firmatari:

Paolo Bodini, già senatore e sindaco di Cremona; Walter Montini, già senatore della Repubblica; Roberto Mariani, sindaco di Stagno Lombardo; Michel Marchi, sindaco di Gerre de’ Caprioli; Dennis Buttarelli, consigliere comunale di Rivarolo del Re; Giuseppe Azzoni, già vice sindaco di Cremona; Giorgio Mantovani, presidente della società Filodrammatica; Gerardo Paloschi, dirigente d’azienda, giornalista; Agostino Melega, studioso di storia, dialetti e tradizioni locali; Gino Ruggeri, cittadino emerito medaglia d’oro città di Cremona.

 

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Come si può definire se non “demagogica” la decisione di ridurre il Parlamento di 345 eletti, alterando gli equilibri tra organi costituzionali, senza inserire questa azione in un quadro complessivo ed organico di adattamenti costituzionali, legislativi e parlamentari? Come si è potuto compiere questa scelta di riduzione della democrazia rappresentativa senza un vero confronto in Parlamento e senza un serio dibattito nel Paese?

Con il grido giacobino di “tagliamo le poltrone” si è voluto gettare fumo negli occhi e nascondere le vere motivazioni che stanno alla base di questa operazione. Si è detto: “tagliamo i costi” ma è una scusa che non regge, se si pensa che la reale riduzione sarà di sette euro ogni centomila della spesa pubblica.

Le riforme si devono fare per migliorare la funzionalità delle Istituzioni ed il taglio lineare dei parlamentari non produrrà gli effetti sperati anzi genererà pericolose distorsioni democratiche.

Riducendo sotto la media europea il rapporto eletti/elettori si completerà, con l’ulteriore distacco dell’eletto dall’elettore, il processo di esclusione dell’elettore da ogni possibilità di scelta e di controllo del candidato quindi dell’eletto, si priveranno moltissime aree italiane di parlamentari territoriali, si renderà più difficile la candidabilità delle persone, ci sarà maggiore pressione delle lobby sul singolo parlamentare, si affiderà ancora di più nelle mani dei segretari di partito la nomina dei parlamentari, al Senato ci saranno commissioni deliberanti con presenti un numero esiguo di eletti e, come hanno evidenziato molti autorevoli costituzionalisti, possono palesarsi rischi per quanto riguarda l’elezione o la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica.

Di tutto questo, e di molto altro, non si parla ed ecco allora la ragione per la quale chiediamo - attraverso la richiesta di referendum costituzionale confermativo depositata dal Partito Radicale in Corte di Cassazione in data 17 ottobre 2019 - che a Cremona, come nel Paese, si apra il dibattito che non è stato aperto nel Palazzo.

Vogliamo che gli italiani vengano informati non di un pezzo di pseudo verità ma della verità intera che porta con sé anche frutti avvelenati che il Popolo deve conoscere, prima che sia troppo tardi. E' fondato il timore che dopo la riduzione della democrazia rappresentativa arriverà la modifica dell’art. 67 della Costituzione per imporre il vincolo di mandato con il quale i parlamentari non risponderanno più alla Nazione ma alle segreterie di partito e il passaggio dalla democrazia rappresentativa alla democrazia demagogicamente diretta (referendum propositivo).

Chiediamo che anche chi è favorevole al taglio dei parlamentari esca allo scoperto e affronti insieme a noi il dibattito pubblico, così come rivolgiamo un accorato appello agli operatori dell’informazione e, in particolare, al servizio pubblico affinché possa svilupparsi un vero e ampio confronto su temi cruciali per il futuro del nostro Paese.

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