Egregio direttore, Guido Antonioli, in una lettera al suo giornale, sostiene che l’Associazione Nazionale Partigiani Italiani, che ho l’onoredi presiedere a livello provinciale, sia un’associazione anacronistica, in quanto, per ragioni anagrafiche, nessuno deisuoi iscritti attuali ha mai partecipato alla Resistenza; e sia tenuta in vita solo perché utile alla sinistra. Ricordo, en passant, che chiedono la soppressione dell'Anpi anche Casapound, Forza Nuova e quasi tutte le Associazioni del variegato arco dell'estrema destra. Antonioli è quindi in buona compagnia! Lui, mi pare,non chiede la chiusura d’autorità dell’Anpi, ma, bontà sua, l’autosoppressione, invitando gli iscritti a dar vita a delle ‘sane e democratiche bocciofile’.
Ora,perché l’Anpi esista è abbastanza chiaro.
Come le sue ‘consorelle’ (Associazione Partigiani Cristiani, Associazione Reduci della Divisione Acqui, Associazioni di Deportati, molte Associazioni d’Arma dopo l’abolizione della leva) non vede più purtroppo tra le proprie fila i protagonisti egli eventi per i quali è nata. Proprio come altre Associazioni prevede però l’iscrizione di persone che condividano gli ideali per cui quei protagonisti si sono attuti.
Nel caso della Resistenza gli ideali erano, in sintesi, l’indipendenza della patria dallo straniero occupante, la lotta per la libertà e per la fine della dittatura, la democrazia e una maggiore giustizia sociale, la pace.
Chi condivide questi ideali può iscriversi all’Anpi. A me sembra ‘buono e giusto’, come dicevano i Greci antichi, impegnarsi per questi Valori, che
sono poi quelli della nostra Costituzione.
Se ci credono, anche altri dovrebbero farlo: sindacati e partiti in primis. (...) Siamo decine di migliaia di persone, con sempre più donne e giovani, e continueremo, con buona pace di Antonioli e con tutto il rispetto per le bocciofile (...) a proseguire con la nostra attività. Attività che
si attua in due modi.
Anzitutto tenendo viva, con pubblicazioni, conferenze e altro, la memoria di quello che è avvenuto nel nostro Paese e nel mondo, perché
nessuno dimentichi il male che ha fatto il Nazifascismo, i dolori e i lutti che ha portato in milioni di case, l’aberrazione dei campi di sterminio e la visione razzista di cui era portatore. In secondo luogo il nostro sforzo è di attualizzare i Valori della Resistenza e della Costituzione. (...) Antonioli parla poi di due gravi errori che l’Anpi commetterebbe e che dimostrerebbero la ragione della sua esistenza in quanto ‘costola politica della sinistra comunista’.
Il primo errore sarebbe veicolare ‘una falsità storica’, ovvero che la Resistenza è stata combattuta soprattutto dai comunisti e sorvolare sugli episodi che hanno visto scontri all'interno della Resistenza stessa. Nulla di più sbagliato!
L’Anpi sa benissimo che la Resistenza è stato un fenomeno complesso. Che vi erano certo partigiani comunisti, ma anche tanti socialisti, azionisti, tanti cattolici e senza partito, e anche molti monarchici eliberali. E sa benissimo,l’Anpi, che
vi sono stati episodi di scontri tra partigiani, di cui a volte siamo stati i primi a parlare e a cercare di capire. Ma sa anche
che, in tempi di ferro e di fuoco, alla fine vi era una parte giusta e una parte sbagliata e che, con tutti i suoi limiti, la parte giusta
era quella dei partigiani e la parte sbagliataeraquelladi chicaricavasuivagoni piombati per i campi di sterminio ebrei,
omosessuali, rom, antifascisti.
Il secondo errore di cui parla Antonioli consiste nel fatto che l’Anpi inviterebbe ogni 25 Aprile le rappresentanze dei palestinesi e quindi spalleggeremmo il ritorno in larga scala dell’antisemitismo. Falso.
Anpi respinge ogni forma di razzismo e quindi anche l’antisemitismo, teoria aberrante e pratica disumana. Cosa diversa è la condanna del genocidio commesso dal governo israeliano (e la condanna dei governi che lo sostengono) a danno del popolo palestinese e la critica ad ogni forma
di sionismo che legittimi l’occupaz ione con la forza di territori e beni altrui.
Gian Carlo Corada
presidente provinciale dell’ANPI


