Martedì, 21 aprile 2026 - ore 11.33

(CR) Pianeta Migranti. 32 Ong contro il decreto Piantedosi

32 organizzazioni chiedono l’immediata cessazione dell’ostruzionismo sistematico contro le operazioni di ricerca e soccorso (SAR) delle ong da parte Stato italiano.

| Scritto da Redazione
(CR) Pianeta Migranti. 32 Ong contro il decreto Piantedosi

(CR) Pianeta Migranti. 32 Ong contro il decreto Piantedosi

32 organizzazioni chiedono l’immediata cessazione dell’ostruzionismo sistematico contro le operazioni di ricerca e soccorso (SAR) delle ong da parte dello Stato italiano.

 Dal febbraio 2023, le imbarcazioni delle ong impegnate nelle operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale sono state oggetto di 29 fermi amministrativi, per un totale di 700 giorni trascorsi nei porti, invece che in mare a salvare le persone. Le ong sono state costrette a spendere una gran quantità di tempo e risorse per contestare questi fermi arbitrariamente imposti. Negli ultimi mesi, alcuni tribunali italiani – Catanzaro, Reggio Calabria, Crotone, Vibo Valentia e Ancona – hanno riconosciuto attraverso le loro sentenze l’illegittimità di fermi amministrativi nei confronti delle imbarcazioni di soccorso delle ong.

Sempre secondo i dati diffusi, le stesse navi hanno impiegato ulteriori 822 giorni per raggiungere porti di sbarco assegnati a distanze ritenute eccessive, percorrendo complessivamente oltre 330.000 chilometri di navigazione con a bordo migranti in condizioni precarie e che hanno subito torture nei campi di detenzione libici.

Per questi motivi, e a partire dalla sentenza n. 101/2025 della Corte Costituzionale che ribadisce il primato del soccorso in mare e limita la criminalizzazione delle ong, le 32 ong in un comunicato congiunto, chiedono l’immediata cessazione dell’ostruzionismo che il governo, a partire dal decreto Piantedosi, sta mettendo in atto contro le loro azioni di soccorso e salvataggio.

 In particolare chiedono che:

I Decreti Piantedosi e Flussi siano immediatamente abrogati, per mettere fine alle disumane richieste che impongono alle imbarcazioni di soccorso di procedere a sbarchi selettivi e all’assegnazione di porti distanti. In conformità con il diritto marittimo internazionale, le persone soccorse devono essere sbarcate senza ritardo nel luogo sicuro più vicino; non possono essere costrette a sostenere lunghi viaggi a fini di strumentalizzazione politica.

 L’imbarcazione di monitoraggio “Nadir” sia immediatamente rilasciata e siano definitivamente rimossi gli ostacoli e le pratiche di criminalizzazione contro le ong impegnate nella ricerca e soccorso in mare.

 Gli Stati membri dell’UE adempiano al loro dovere di soccorso in mare e rispettino il diritto internazionale. Dovrebbero fornire a tutte le imbarcazioni SAR il supporto necessario nelle operazioni di soccorso e assumersi la responsabilità e il coordinamento delle attività di salvataggio di chi si trova in situazione di pericolo in mare.

Sia istituita una missione di ricerca e soccorso finanziata e coordinata dall’UE.

Siano garantite vie di accesso sicure e legali verso l’Europa, per impedire che chiunque debba salire a bordo di imbarcazioni precarie ed intraprendere viaggi pericolosi o perfino mortali. 

 Firmatari:

Association for Juridical Studies on Immigration (ASGI), borderline-europe, Human rights without borders e.V., Captain Support Network Cilip|Bürgerrechte & Polizei, CompassCollective, CONVENZIONE DEI DIRITTI NEL MEDITERRANEO, EMERGENCY, European Center for Constitutional and Human Rights (ECCHR), Gruppo Melitea, iuventa-crew, LasciateCIEntrare, Maldusa project, Médecins SanFrontières, MEDITERRANEA Saving Humans, MEM.MED Memoria Mediterraneamigration-control.info project, MV Louise Michel project, Open Arms, RESQSHIP, r42 Sail And Rescue, Refugees in Libya, Salvamento Marítimo Humanitario (SMH), SARAH-Seenotrettung, Sea-Eye, Sea Punks e.V,Sea-Watch, SOS Humanity, SOS MEDITERRANEE, Statewatch, Tunisian Forum for Social and Economic Rights FTDES, United4Rescue, Watch the Med Alarm Phone.

 

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