(CR) Pianeta Migranti. Verso il referendum per uscire dal limbo della cittadinanza
La cittadinanza agli stranieri residenti nelle nostre città non è un premio, né un merito ma un diritto.
E’ parere condiviso dai demografi che le città italiane, tra le più vecchie al mondo, potranno rinascere solo attraverso nuovi cittadini. I 2 milioni e 500mila stranieri che vivono tra di noi potrebbero essere la nuova leva che ringiovanisce e ridà slancio vitale alle nostre città. Ma pur facendo parte delle nostre comunità, per motivi burocratici devono attendere a lungo, anche fino anche a 14 anni, per ottenere la cittadinanza italiana. Negli altri Paesi europei l’attesa media è di sette anni.
Ritardare la cittadinanza a persone di un altro Paese che pur sono attive nella vita economica e sociale mette dei nostri territori, mette a rischio i loro diritti, li discrimina, rende precaria la loro vita e va contro quel principio di “uguaglianza sostanziale” delle persone affermata dall’art. 3 della Costituzione.
Per questo, nel 2024, oltre 600.000 persone in poche settimane, hanno firmato la richiesta di un referendum in materia di cittadinanza.
Si è arrivati a questo passaggio perché il Parlamento ha fermato, per due volte negli ultimi 10 anni, l’approvazione di una nuova legge che abbreviava i tempi (da 10 a cinque anni di residenza) per ottenere la cittadinanza, legandola soprattutto agli anni di studio (jus culturae e jus scholae).
Il referendum è prima di tutto, una denuncia di chi in Parlamento da anni, fa ostruzionismo sul cambiamento di una legge che vuole solo accorciare i tempi del riconoscimento dei diritti e doveri dei cittadini italiani a persone straniere che abitano e vivono nelle nostre comunità.
Ogni referendum abrogativo, come si sa, parte da una legge esistente per cambiare solo un aspetto, un comma, un elemento che, in questo caso, sono i tempi di attesa per la concessione della cittadinanza a una persona residente in Italia ma provienente da un Paese non europeo.
Votare il referendum sulla cittadinanza significa esercitare il diritto a modificare una legge che non aiuta a costruire l’Italia di domani.
Il referendum si svolgerà l’8 e 9 giugno ed ha un grande valore: è il frutto di una volontà popolare che interviene su una legge per accettare o meno una modifica. Ogni volta che si propone e si vota un referendum si ritorna al centro della democrazia, che vede il popolo sovrano esercitare un diritto fondamentale: partecipare alla costruzione del bene comune.
Nel dettaglio, il quesito referendario va a modificare l’articolo 9 della legge n. 91/1992 con cui si è innalzato il termine di soggiorno legale ininterrotto in Italia, ai fini della presentazione della domanda di concessione della cittadinanza da parte dei maggiorenni. Ma non modifica gli altri requisiti richiesti per avere la cittadinanza quali: la conoscenza della lingua italiana, il possesso negli ultimi anni di un consistente reddito, l’incensuratezza penale, l’ottemperanza agli obblighi tributari, l’assenza di cause ostative collegate alla sicurezza della Repubblica. Andare a votare significa anche allineare l’Italia ai maggiori Paesi Europei, consapevoli che promuovere diritti, tutele e opportunità garantisce ricchezza e crescita per l’intero Paese.



