Lunedì, 17 maggio 2021 - ore 14.20

Cremona Pianeta Migranti. Grave rimpallo responsabilità per i130 naufraghi

Il comunicato di accorata denuncia dell’Arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice e la lettera delle ong dei salvatggi in mare a Draghi

| Scritto da Redazione
Cremona Pianeta Migranti. Grave rimpallo responsabilità per i130 naufraghi Cremona Pianeta Migranti. Grave rimpallo responsabilità per i130 naufraghi

Cremona Pianeta Migranti. Grave rimpallo di responsabilità per le 130 persone naufragate.

Il comunicato di accorata denuncia dell’Arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice e la lettera delle ong dei salvatggi in mare a Draghi sono l’ultimo grido prima che un silenzio connivente e l’oblio scendano sull’ultima strage in mare.

“A ferire la coscienza umana e cristiana – dichiara Mons. Lorefice – non è solo l’assoluta indifferenza in cui tutto questo è avvenuto, non è solo l’assoluta indifferenza con cui gran parte dei principali organi di stampa nazionali ne hanno dato conto, trattando la tragica fine di queste vite come una notizia di second’ordine o peggio, di ordinaria routine: è anche e soprattutto il grave rimpallo di responsabilità tra la Libia, Malta, l’Italia e l’Unione Europea a cui si assiste nelle ricostruzioni di queste ore. Il lungo temporeggiare sull’obbligo del soccorso e l’accavallarsi confuso delle giustificazioni sul perché non si sia fatto nulla per precipitarsi a salvare 130 persone innocenti – uomini, donne e bambini che avevano nel cuore solo la grande speranza di ricevere la nostra accoglienza e l’opportunità di un futuro – continuano purtroppo a dimostrarci che non è più possibile che si ritardi nella ricerca di una soluzione politica a livello europeo, una soluzione umanamente sostenibile che ponga fine una volta per tutte a questa straziante barbarie”.

L’Arcivescovo richiama le nostre responsabilità verso i migranti: “Ricordo a tutti, a tutti coloro che ancora si sentono parte della famiglia umana, che le sorelle e i fratelli, le donne e gli uomini dell’Africa sono vittime, da parte dell’Occidente, di una spoliazione quotidiana e sistematica, che depreda della loro ricchezza miliardi di persone e le costringe a cercare vita e fortuna altrove. Basti guardare in questi mesi al Congo e al North Kiwu per capirlo. Ebbene, di fronte a questa ingiustizia sistematica, noi europei, invece di sentire l’obbligo di un risarcimento, chiudiamo le frontiere del nostro benessere grondante del sangue dei poveri, per impedire ad altri il diritto ad un’esistenza che non sia svuotata della sua stessa dignità. Tutto questo è scandaloso, lo dico senza mezze misure, così come lo è il fatto che l’Europa e l’Italia, la nostra Italia, esperta nel dolore del migrare, non sentano l’urgenza di adoperarsi per cambiare un tale stato di cose. Siamo noi a operare respingimenti, a continuare a lasciar morire in mare donne e bambini usando il cinico strumento di Frontex. Siamo noi a tollerare i campi di concentramento e le crudeltà della guardia costiera della Libia facendo finta che si tratti di soccorso e di asilo”.

Un’altra voce di protesta è stata quella delle Ong del mare (Alarm Phone, EMERGENCY, Medici Senza Frontiere, Mediterranea, Open Arms, ResQ-People saving People, Sea Watch, SOS MEDITERRANEE ) che hanno chiesto al presidente Draghi un incontro.

Nella lettera a lui indirizzata ricordano che dal 2014 più di 20.000 uomini, donne e bambini, sono scomparsi nel Mediterraneo centrale. Ricordano che la normativa internazionale obbliga gli Stati a soccorrere e a portare i naufraghi in un porto sicuro. Ricordano che dopo l’operazione Mare Nostrum, l’ultima che ha salvato tante vite, le persone hanno iniziato ad essere riportate dalle autorità libiche in Libia, dove subiscono, violenze e abusi di ogni genere, ampiamente documentati. Che dopo Mare Nostrum, le Ong sono diventate oggetto di una feroce campagna di delegittimazione e criminalizzazione per il fatto di essere rimaste in mare ad adempiere all’obbligo giuridico oltre che morale, di prestare soccorso. Un servizio che verrebbe meno - scrivono nella lettera- qualora l’Europa facesse il suo dovere di disporre di un efficace meccanismo istituzionale e coordinato di ricerca e soccorso delle persone in mare.

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