Venerdì, 03 dicembre 2021 - ore 01.43

Cremona SPIGOLATURE NEI CAMPI DEL VERNACOLO| Agostino Melega

Dopo le testimonianze verbali raccolte allora e che andrò qui a riportare, segnalerò pure il nome di coloro che le pronunciarono

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Cremona  SPIGOLATURE NEI CAMPI DEL VERNACOLO| Agostino Melega

Cremona  SPIGOLATURE NEI CAMPI DEL VERNACOLO| Agostino Melega

  Ho ritrovato nelle mie vecchie carte degli appunti che riguardano espressioni in dialetto cremonese raccolte molti anni fa, che sono riferite a modi di dire, proverbi e a riferimenti metaforici significativi.

Insieme a questo materiale linguistico sono pure accluse semplici frasi con particolari connotazioni espressive,  il cui senso non è ravvisabile nemmeno con una diretta traduzione in lingua italiana.

Le ho definite “spigolature nei campi del vernacolo” e provengono direttamente da conversazioni o da semplici esclamazioni raccolte dalle voci di coloro che allora si esprimevano volentieri in dialetto.

Dopo le testimonianze verbali raccolte allora e che andrò qui a riportare, segnalerò pure il nome di coloro che le pronunciarono, con la precisazione del luogo preciso dove avevo potuto trascriverle sul mio taccuino.

 1)‘L è ‘n pulitìch de quàarta schìsa! (E’ un politico di quarta pigiatura, ossia molto scadente). Ennia Scotti, imprenditrice agricola, Cà del Ferro, Cremona. Ora Ennia non abita più lì, ma vicino a Porta Romana.

2)Sigüta mìia a tiràate adrée a strüüs chèl püòt lé. (Non continuare a trascinarti quel pupazzetto lì). Frase che ho ascoltato in un negozio di Persichello da  parte di un nonno rivolto in modo seccato al nipotino,  che stava trascinando a fatica, strisciandolo per terra, un povero bambolotto di pezza.

3)J è tàant puarèt che quùant i se màangia j óonge i parécia la tàaula (Sono tanto poveri che quando si mangiano le unghie, apparecchiano la tavola).

Luciano Zanelli, assistente di cantiere presso la Scuola Professionale Edile di Cremona.

4)El sòo! El probléema ‘l è chél lé. Sà, dìime la cìifra. Sùunti bèle setìit zó e me móoi mìia. (Lo so! Il problema è quello lì. Dai, dimmi la spesa. Sono già seduto e non mi muovo di sicuro). Frase udita negli uffici del Comune di Cremona, all’Assessorato dei lavori pubblici.

Un tecnico, al telefono, risponde ad un collega invitandolo caldamente a “spifferare” l’ammontare di una consistente spesa di manutenzione edile. E lo assicura che la cosa non causerà nessun svenimento causato dallo spavento per una possibile ingente spesa.

5)In mancàansa de cavàj, tròta àanca j àašen. (In mancanza dei cavalli, trottano anche gli asini)

Frase riguardante situazioni prive di eccellenze umane, dove ci si deve accontentare di quel che c’è.

  Sergio Zambelloni, tapeséer de Sant Imbróos (tappezziere della parrocchia di sant’Ambrogio di Cremona)

6)La Sàacra Scritüüra la dìis de fàa lauràa i véc enfìin chi düüra (La Sacra Scrittura dice di far lavorare i vecchi finché vivono, o nella migliore dell’ipotesi fin che ce la fanno).

  Francesco Ariberti, commerciante ed amanuense e poeta del dialetto di Pizzighettone.

7)L’ è tùa, l’ è mìa: l’è mòorta a l’umbrìa (E’ tua, è mia: è morta all’ombra). Modo per concludere un ragionamento.

  Silvano Poli, insegnante, originario di Annicco, Monte Cremasco.

8)Pütòst vòo a mangiàa l’èerba in d’i fòs! (Piuttosto vado a mangiare l’erba nei fossi!).

Modo per esternare l’indisponibilità anche ad un livello ipotetico di accondiscendere ad un particolare compromesso.

Miraldo Palmiro Arisi, pensionato cremonese de Sàant Imbróos, ma originario de Sàant Ilàari.

9)A cumpràa la ròba a’l minüüt, se vestìs i fióoi de j àalter e i tóo i se vàansa nüüt.

(Ad acquistare la roba al dettaglio, si vestono i figli degli altri e i tuoi restano nudi).

E’ evidente che se si acquista la roba all’ingrosso si può ragionare sul prezzo col venditore ed ottenere uno sconto. Cosa molto più problematica avviene con la merce al dettaglio, col rischio che i tuoi a casa restino senza gli abiti necessari per non rimanere nudi.

Maria Grazia Ceruti, casalinga, Galleria Kennedy Cremona, corista della “Ponchielli-Vertova”, con influenze dialettali di Genivolta, piccola patria della nonna materna, gran dispensatrice di massime in dialetto.

10)El s’è metìit in piatìin e chìchera (Si è messo “in piattino e tazzina”), dal significato analogo del detto el s’è mìs in cìinch e trìi (si è messo “in cinque e tre”), sono modi di dire atti ad esprimere  il giudizio e l’immagine di una modalità molto elegante anche se non molto appropriata e condivisa. Riguardano l’abbigliamento scelto da una persona diversa dal parlante. Da un soggetto avente un pizzico di cura eccessiva e di particolare autostima sproporzionata alle circostanze e quindi non condivisa.

Maria Rosa Manfredini, casalinga, Robecco d’Oglio.

 

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