Venerdì, 05 marzo 2021 - ore 10.53

Crisi dei suini, sempre meno "mamme" nelle stalle

| Scritto da Redazione
Crisi dei suini, sempre meno

Crisi dei suini, sempre meno "mamme" nelle stalle
"Rischiamo di essere una colonia del nord Europa"
Crisi dei suini: l'Italia ha perso 60 mila scrofe in tre anni. Oggi nelle
stalle sono meno di 700 mila, contro le 756 mila del 2008. Solo in Lombardia
fra il 2009 e il 2011 sono state cancellate 25 mila "mamme", pari a circa
mezzo milione di lattonzoli (21 milioni di euro il valore) per il circuito
Dop. Intanto crescono le importazioni di maialini dalla Ue, in particolare
dall'Olanda e dalla Danimarca: nel 2010 hanno raggiunto i 500 mila capi con
un aumento del 40 per cento.

"Rischiamo di diventare una colonia del nord Europa - spiega Andrea
Cristini, vice presidente della Coldiretti Brescia e presidente nazionale
dell'associazione degli allevatori di suini - perdiamo scrofe italiane e
arrivano piccoli dall'estero. Il settore è sull'orlo dell'abisso e quasi
ogni giorno ci sono aziende che chiudono o stanno per farlo".

In Lombardia gli allevamenti sono passati dai 4.341 del 2007 ai 3.530 del
2010, con una differenza negativa di oltre 800 stalle (quasi il 19 per
cento). A livello regionale - stima la Coldiretti Lombardia - il settore
occupa quasi 15 mila persone fra titolari di azienda, familiari,
collaboratori e dipendenti (senza contare gli addetti dei macelli e delle
industrie di trasformazione).

"Stiamo arrivando al punto di non ritorno - spiega Nino Andena, Presidente
della Coldiretti Lombardia - gli allevatori prendono per i maiali quello che
incassavano dieci anni fa, mentre i costi sono raddoppiati. E' quasi
impossibile far quadrare i conti".

Per questo alla Regione Lombardia la settimana scorsa è stata proposta una
serie di misure urgenti "salva aziende": dalla proroga delle rate dei mutui
all'abbattimento almeno parziale dei tassi di interesse sui finanziamenti
oltre a un impegno preciso a fare pressione sul Governo per l'approvazione
del decreto applicativo sull'obbligo dell'indicazione di origine,
considerato nel 2010 in Italia le importazioni di animali vivi e di carni
fresche, congelate e lavorare hanno sfondato il tetto dei 511 milioni di
euro.

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