Martedì, 22 settembre 2020 - ore 02.46

Il ‘MOSE’ ed il passaggio delle ‘Grandi Navi’ a Venezia di ARNALDO DE PORTI

DAPPRIMA IL MOSE, OPERA “INCOMPIUTA” (ANCHE SE AVRA’ UNA FINE) ED IL PASSAGGIO DELLE GRANDI NAVI A VENEZIA, IN BACINO SAN MARCO

| Scritto da Redazione
Il ‘MOSE’ ed il passaggio delle ‘Grandi Navi’ a Venezia di ARNALDO DE PORTI

Il ‘MOSE’ ed il passaggio delle ‘Grandi Navi’ a Venezia di ARNALDO DE PORTI 

DAPPRIMA IL MOSE, OPERA “INCOMPIUTA” (ANCHE SE AVRA’ UNA FINE)  ED IL PASSAGGIO DELLE GRANDI NAVI A VENEZIA, IN BACINO SAN MARCO

Raccontare ciò che ormai ha raccontato tutto il mondo sullo schianto di una nave da crociera, impressionante per la sua mole, che ha rischiato di schiacciare una normale imbarcazione adibita al trasporto turisti da Venezia attraverso tutta la Riviera del Brenta in provincia di Padova per far vedere le stupende Ville Venete ed altro, mi pare quasi inutile, stante il clamore mediatico che detto incidente ha provocato.

Vorrei pertanto limitarmi nel farlo privilegiando aspetti come esperienze e sensazioni personali da me vissute quando lavoravo in quel che veniva chiamato il più bel salotto d’Italia, alias lo sportello della Banca Commerciale Italiana, sotto le Procuratie, praticamente in Piazza San Marco.

Ovviamente allora il turismo era diverso ed anche le navi che transitavano sul bacino di San Marco erano moderatamente grandi ed il transito in laguna ancora accettabile.

Mi è capitato in quei tempi di attraversare il bacino San Marco in barchetta a remi, con alcuni colleghi di banca, i quali, più esperti certamente di me in quanto veneziani, mi portarono sotto la prua di una imbarcazione di medie dimensioni, imbarcazione che, muovendosi, provocò un’onda di qualche metro che ci ha fatto fare  un salto dall’apice dell’onda stessa fino a dove essa terminava. Da allora non sono più salito in barca…dopo aver rimediato un discreto ematoma al posteriore.

Mi si chiederà cosa c’entrano il Mose, la barca a remi e la nave da crociera della Msc Opera.

C’entrano eccome, essendo il tutto, strettamente legato a quanto sto per dire.

Innanzitutto, non posso fare a meno di dire che, lavorando in Piazza San Marco, ne ho viste di tutti i colori quanto al passaggio di imbarcazioni. Devo dire che il traffico, anche se non regolamentato come lo è adesso, era abbastanza fluido e tranquillo tanto da sentir il caratteristico “vociare” dei gondolieri che, passandosi parola, facevano sentire un linguaggio “sui generis” che, se poteva apparire scurrile per chi non conosce Venezia ed i veneziani, era invece bonario ed anche simpatico…con tutto il rispetto per il lessico, ma anche, qualche volta, … del Vangelo.

Da allora sono passati anni e, ogniqualvolta, ritorno a Venezia, in Piazza San Marco, sono colto da brividi quando vedo ormeggiate o in transito certe navi da crociera che sembrano  inghiottire parte della Serenissima.

Infatti, quando transitano, trainate da rimorchiatori, navi della specie, la sensazione ottica ti da l’impressione che si voglia dividere il bacino San Marco in due: piazza San Marco con la sua cattedrale e l’Isola di San Giorgio e della Chiesa della Salute;  infatti, la figura mastodontica della nave, passando,  toglie completamente la visione della realtà di Piazza San Marco, determinando l’impressione che un…Polifemo di turno stia dividendo una sponda dall’altra, esattamente come, facendo un esempio bizzarro ma eloquente, un qualcuno prendesse in mano il..Pirellone di Milano e lo disponesse in linea orizzontale, di traverso insomma, dividendo, attraverso una simil-paratia gigante, due diverse realtà storiche.  Se poi si da uno sguardo alla nave che sta passando, allora pare che le sue dimensioni siano inconciliabili non solo dal punto di vista della sicurezza, ma anche  non recepibili dalla…fisiologia umana.

Ora si parla di utilizzare una via acquea diversa, alternativa che, a mio avviso, sortirebbe ulteriori problemi come sta facendo il Mose, non tanto in chiave economica, ma soprattutto logistico-funzionale.

L’alternativa sarebbe di dirottare le navi verso…Porto Marghera, polo industriale in gran parte dismesso.  Mi chiedo: “ Cosa vedrebbero i turisti quando scendono  se non stabilimenti dismessi ed in preda alla ruggine ed ai fumi di piombo delle raffinerie,   il che, non mi pare una bella carta di identità per l’ingresso in una città storica ed amata da tutto il mondo ?

Come non bastasse, per fare questo,  vorrebbero scavare di 10-15 metri il canale Vittorio Emanuele in direzione  Marghera -  allargandolo di diversi metri per far passare le navi da crociera, senza rendersi conto che un tale lavoro inficerebbe completamente anche  il lavoro del Mose per il quale sono stati buttati a mare circa 7 miliardi di euro. E poi, dove possono mettere i fondi-melma del canale che, oltretutto sono inquinati al massimo ? Ed il cui volume potrebbe riempire tanti campi da calcio capaci di formare un’isola ?

Una soluzione c’è, a mio avviso. Anzitutto bisogna bloccare il passaggio delle navi in bacino San Marco  e vagliare l’opportunità di deviarne  l’ingresso. Come ?

Fare uno scalo a Chioggia, realtà da studiare in quanto navi da crociera come la MSC opera, appena incidentata,  non entrerebbe se non dopo lavori allo scalo esistente la cui spesa e progettualità potrebbero rivelarsi quasi impossibili (bassi fondali, collegamenti con Venezia, deposito Gpl recentemente sdoganato dal Consiglio di Stato dopo problemi e problemi), ma più verosimilmente si potrebbe optare per il Lido di Venezia, a ridosso della diga foranea di San Nicolo’, che vede però contrario il Sindaco di Venezia ed altre autorità portuali, molto probabilmente per interessi vari di parte.

Staremo a vedere. Per intanto, accludo alcune foto dell’incidente che parlano da sole e che mi hanno evitato di parlare ancora della scampata tragedia, realtà  che poteva avere dimensioni imponderabili !

ARNALDO DE PORTI

 

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