Lunedì, 08 agosto 2022 - ore 23.39

L’estate 2021 è stata la più calda mai registrata in Europa

Grandi alluvioni nell’Europa occidentale e siccità, incendi e temperature record nel Mediterraneo

| Scritto da Redazione
L’estate 2021 è stata la più calda mai registrata in Europa

In occasione della Giornata della Terra Copernicus Climate Change Service (C3S), implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine per conto della Commissione Europea, ha presentato il suo quinto  rapporto “European State of the Climate 2021” che fornisce indicatori chiave, insight e analisi esaustive sulle condizioni climatiche nel 2021, con un focus sull’Europa e sull’Artico.

La principale autrice del report, Freja Vamborg, Senior Scientist diC3S ha evidenziato: «Giunto alla sua quinta edizione, il report evidenzia in che modo i dati che raccogliamo ed elaboriamo in C3S possono essere trasformati in informazioni estremamente accurate e trasparenti utili per prendere decisioni collettive e individuali. La compilazione del report è il risultato di una collaborazione straordinaria di tutti i servizi Copernicus, dei nostri partner e di numerosi esperti climatici e meteorologici della comunità internazionale, compresi i servizi meteorologici e idrogeologici nazionali, le università, gli istituti di ricerca e gli enti privati».

Al C3S sottolineano che «La panoramica globale per il 2021 include l’aumento delle temperature superficiali di aria e mare, l’innalzamento del livello dei mari e la perdita di massa glaciale. L’Europa ha registrato un anno di estremi tra cui ondate di calore, temperature superficiali marine da record, attività di incendi, alluvioni e velocità dei venti insolitamente basse in alcune regioni».

Il report ha confermato che, «A livello globale, gli ultimi 7 anni sono stati i più caldi mai registrati. Tra questi, il 2021 è stato tra i più freddi, e la temperatura superficiale marina media a livello globale per il 2021 è stata la sesta o settima più elevata dal 1850. Tuttavia, si osserva un evidente aumento delle temperature dell’aria superficiale globale, pari a 1.1 e 1.2° C rispetto ai livelli preindustriali, sia sulla terraferma che sulla superficie del mare».

Il rapporto ricorda che «Nel 2021, gli episodi di La Niña a inizio e fine anno hanno determinato temperature superficiali marine inferiori a livello globale, se paragonate a quelle degli ultimi anni e ciò ha avuto un impatto anche sulle temperature superficiali dell’aria su terraferma e oceano. Globalmente, il livello del mare ha continuato a crescere durante il 2021 con un aumento totale di circa 9 cm dal 1993. Gli ultimi dati confermati risalenti alla fine del 2020, evidenziano che le calotte glaciali della Groenlandia e dell’Antartide hanno continuato a subire una perdita di massa».

I ricercatori evidenziano che «Alcuni indicatori riportano una lieve variabilità interannuale e pertanto la maggior parte delle annate manifesterà una evidente continuazione dei trend, seppur di entità diverse da un anno all’altro. Per ciò che concerne il più recente anno per il quale sono disponibili dei dati, le concentrazioni di gas serra e il livello del mare hanno continuato ad aumentare, mentre i ghiacciai hanno continuato a subire diminuzioni di massa, così come le calotte glaciali della Groenlandia e dell’Antartide – sebbene ad un tasso inferiore se comparato a quello di anni precedenti – perdendo 397 ± 12 e 93 ± 157 giga tonnellate di ghiaccio rispettivamente. Altri indicatori, come la temperatura e il ghiaccio marino, evidenziano una maggiore variabilità interannuale o addirittura decadale, che si sovrappone a questi trend a lungo termine. Sebbene il 2021 non si classifichi come un anno di caldo da record per l’Europa e a livello globale, rispetto all’era preindustriale il continente europeo ha subito un riscaldamento di circa 2° C, mentre il mondo tra 1.1 e 1.2° C. Le temperature superficiali marine indicano un evidente aumento a lungo termine e, globalmente, il 2021 è stato il sesto o settimo più caldo almeno sin dal 1850. L’estensione del ghiaccio marino artico nel 2021 è stata la dodicesima più bassa registrando il suo minimo annuale nel mese di settembre.

Il direttore di C3S, Carlo Buontempo, ha commentato: «Il 2021 è stato un anno di estremi, tra cui l’estate più calda d’Europa, le ondate di calore nel Mediterraneo, le alluvioni e l’assenza di venti Europa occidentale. Ciò dimostra che la comprensione di episodi meteorologici e climatici estremi assume un’importanza sempre maggiore per i settori chiave della società. Informazioni accurate rispetto alla situazione climatica sono più che mai fondamentali per supportarci nel prendere decisioni informate».

Ecco come C3S riassume punti principali del rapporto:

L’Europa ha registrato un anno di contrasti – Sebbene nel 2021 le temperature superficiali annuali dell’aria siano state solo di circa 0.2°C superiori alla media 1991-2020 – non rientrando quindi nei 10 anni più caldi mai registrati – le temperature superficiali marine annuali in alcune aree del Baltico e del Mediterraneo, sono state le più alte almeno sin dal 1993. La primavera europea è stata più fresca della media, con alcune zone dell’Europa che hanno registrato un inizio anticipato seguito da un successivo episodio di gelo, con conseguenze per l’agricoltura. Diversamente, il periodo estivo ha registrato temperature da record, nonché ondate di calore intense e durature e un episodio alluvionale di portata eccezionale. A giugno e luglio, anche le temperature superficiali marine sono state particolarmente elevate, con zone del Baltico che hanno registrato un aumento di più di 5°C rispetto alla media,

Le velocità del vento annuali in alcune zone dell’Europa occidentale e centrale sono state tra le più basse almeno dal 1979 – I dati di ri-analisi sono utili per valutare l’impatto potenziale delle basse velocità del vento sulla produzione di energia rinnovabile. Velocità del vento inferiori alla media in alcune zone dell’Europa occidentale e centrale hanno determinato una riduzione del potenziale stimato per la produzione di energia eolica. I paesi che hanno registrato velocità del vento inferiori alla media sono l’Irlanda, il Regno Unito, la Repubblica Ceca, la Danimarca e la Germania. Alcune aree hanno registrato le velocità del vento annuali più basse o le seconde più basse almeno sin dal 1979. Contrariamente, alcune zone dell’Europa sud-orientale hanno registrato velocità del vento annuali molto più elevate della media.

Un’estate di forte stress termico e di devastanti incendi – La regione mediterranea è stata colpita da un’estate di estremi tra cui ondate di calore, siccità, temperature nazionali da record, stress termico estremo e attività di incendi. Durante l’ondata di caldo estivo, sono stati superati molti record di temperatura, compreso il record nazionale preliminare della Spagna pari a 47.0°C e il record europeo preliminare di 48.8°C in Italia. In alcune zone dell’Italia, della Grecia e della Turchia, l’ondata di calore è durata da due a tre settimane. Inoltre, le diffuse condizioni di siccità hanno provocato numerosi e devastanti incendi, soprattutto in Italia, Grecia e Turchia. Nella regione mediterranea, l’area totale interessata dagli incendi durante i mesi di luglio e agosto, ha superato gli 800.000 ettari.

Alluvioni in Europa occidentale – Intense alluvioni nel mese di luglio hanno causato devastazione in alcune zone dell’Europa tra cui Belgio, Germania e alcuni paesi limitrofi. Un sistema di bassa pressione in lento movimento ha attraversato l’Europa, portando aria umida proveniente dal Mar Baltico – insolitamente caldo. Il 14 luglio 2021, sono state registrate precipitazioni da record nella regione interessata e il conseguente scarico dei fiumi in alcune zone dei bacini dei fiumi Mosa e Reno, è stato stimato come il più elevato mai registrato dal 1991. La saturazione dei suoli e le precipitazioni da record antecedenti all’episodio, sono fattori che hanno contribuito alla natura eccezionale dell’evento.

Artico – Dal 2003, la quarta più elevata quantità di emissioni di carbonio provocata da incendi provenienti per lo più dalla Siberia orientale, seppur nettamente inferiore ai livelli da record registrati nel 2020. Rispetto al 2020, le temperature artiche sono state meno estreme, con una Siberia più fredda della media, specialmente nella prima parte dell’anno. Intensi incendi nella Siberia subartica hanno provocato una dispersione di fumo in tutta la regione artica. L’estensione del ghiaccio marino artico è rimasta inferiore alla media per tutta la durata dell’anno. Nel periodo estivo e autunnale, il ghiaccio marino è rimasto inferiore alla media, ma nettamente superiore rispetto ai valori minimi registrati negli anni precedenti.

Le concentrazioni di gas serra continuano ad aumentare – Nel 2021, le concentrazioni globali di anidride carbonica (CO2) e metano (CH4) hanno continuato ad aumentare. È stato registrato un aumento particolarmente significativo della concentrazione di metano nell’atmosfera. Le stime provenienti dai dati satellitari evidenziano che le concentrazioni di CO2 sono aumentate di circa 2.3 ppm e il CH4 di circa 16.5 ppb.

I risultati relativi al 2021 evidenziano cambiamenti a lungo termine nonostante variabilità a breve termine – Una panoramica a lungo termine ha evidenziato che le temperature globali ed europee sono aumentate significativamente dall’era preindustriale. Alcuni indicatori riportano una lieve variabilità interannuale e pertanto la maggior parte delle annate manifesterà una evidente continuazione dei trend, seppur di entità diverse da un anno all’altro. Per ciò che concerne il più recente anno per il quale sono disponibili dei dati, le concentrazioni di gas serra e il livello del mare hanno continuato ad aumentare, mentre i ghiacciai hanno continuato a subire diminuzioni di massa, così come le calotte glaciali della Groenlandia e dell’Antartide – sebbene ad un tasso inferiore se comparato a quello di anni precedenti – perdendo 397 ± 12 e 93 ± 157 giga tonnellate di ghiaccio rispettivamente. Altri indicatori, come la temperatura e il ghiaccio marino, evidenziano una maggiore variabilità interannuale o addirittura decadale, che si sovrappone a questi trend a lungo termine. Sebbene il 2021 non si classifichi come un anno di caldo da record per l’Europa e a livello globale, rispetto all’era preindustriale il continente europeo ha subito un riscaldamento di circa 2°C, mentre il mondo tra 1.1 e 1.2°C. Le temperature superficiali marine indicano un evidente aumento a lungo termine e, globalmente, il 2021 è stato il sesto o settimo più caldo almeno sin dal 1850. L’estensione del ghiaccio marino artico nel 2021 è stata la dodicesima più bassa registrando il suo minimo annuale nel mese di settembre.

Mauro Facchini, head of Earth observation al Directorate general for defence industry and space della Commissione uropea, ha concluso: “Copernicus Climate Change Service dell’Unione Europea, ci ha fornito insight fondamentali sul clima per l’Europa e il mondo. Questi dati climatici, completi e disponibili gratuitamente, sono essenziali per raggiungere le ambizioni climatiche europee del Green Deal e Net Zero. Esperti scientifici come IPCC, hanno allertato rispetto alla mancanza di tempo necessaria per contenere il riscaldamento globale a 1.5°C. Questo report sottolinea l’urgente necessità di agire poiché eventi estremi legati al clima si stanno già verificando in Europa».

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