Martedì, 14 luglio 2020 - ore 14.18

LETTURA E SCRITTURA DEL DIALETTO CREMONESE: le consonanti | Agostino Melega (Cremona)

Contrariamente all’italiano, nei vocaboli dialettali non usiamo consonanti raddoppiate, e quindi scriveremo caréta per tradurre carretta, tèra per terra, òs per osso, dóne per donne, càr per carro, pél per pelle.

| Scritto da Redazione
LETTURA E SCRITTURA DEL DIALETTO CREMONESE: le consonanti | Agostino Melega (Cremona)

LETTURA E SCRITTURA DEL DIALETTO CREMONESE: le consonanti | Agostino Melega (Cremona)

Dopo le vocali del dialetto presentate ieri, ora prenderemo in visione le consonanti.

Contrariamente all’italiano, nei vocaboli dialettali non usiamo consonanti raddoppiate, e quindi scriveremo caréta per tradurre carretta, tèra per terra, òs per osso, dóne per donne, càr per carro, pél per pelle.

Per quanto riguarda la grafia della consonante -s-, che in italiano rappresenta sia il suono dolce, come nel termine “rosa”, sia quello sordo o aspro del termine “sole”, nel dialetto cremonese abbiamo solo la rappresentazione della modalità aspra, come appunto nel termine sùul (sole).

 Per rappresentare il suono dolce, è stato  usato nel passato il grafema -z-, rispetto al quale noi preferiamo usare invece il grafema -š-, e quindi, da qui in poi, scriveremo ròoša (rosa), rušàari (rosario), rüšióol (avanzo).

 Va detto inoltre che il grafema -z- della lingua italiana passa in dialetto ad -s- aspra, e così “zoppo” diventa sòp; “zucca” si evolve in söca; “zuppiera” cangia in süpéera; “zanzara” si propone in vernacolo con sensàala, e così via.

Va aggiunto, inoltre che nel Dizionario del dialetto cremonese, del 1976, non è presente la lettera -z-. Per esprimere il suono della -s- dolce è stato adottato un grafema speciale (una specie di effe lunga), che nella pratica non si usa perché di difficoltoso impiego, e non è nemmeno pure ritracciabile nei segni speciali del computer.

Inoltre va precisato che in dialetto non è presente il grafema -sc- dell’italiano. Al suo posto è usata la sola -s- aspra: casìna per cascina, siàa per sciare, siàalpa per sciarpa.

Come dice il maestro Riccardo Magri nella sua grammatica del dialetto cremonese, nella scrittura del vernacolo viene usato invece il grafema -s’c-, “in cui l’apostrofo stacca le due consonanti e permette  di pronunciare separatamente i due suoni: s’cióonfa (gonfia), s’ciàsech (stridulo), s’ciapàa (spaccare la legna); s’ciàs (chiasso), s’ciafòon (schiaffone); s’ciarùur (chiarore), s’ciòp (fucile), s’ciòpula (brace, scoppiettante, varicella)” (3).

Riprenderemo e continueremo domani il discorso con un’altra scheda di scrittura e lettura del dialetto cremonese.

Agostino Melega (Cremona)

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