Mercoledì, 20 novembre 2019 - ore 00.01

Pianeta Migranti. Arrivata in Parlamento la legge di iniziativa popolare della campagna ‘Ero Straniero’

I promotori della campagna hanno incontrato i Parlamentari e i rappresentanti di Banca d’Italia, Confindustria, Cia-Agricoltori italiani, Istat, Inps e Fondazione Leone Moressa, lo scorso 11 luglio. I dati emersi dal dibattito dicono che il nostro paese ha tanto bisogno degli immigrati.

| Scritto da Redazione
Pianeta Migranti. Arrivata in Parlamento la legge di iniziativa popolare della campagna ‘Ero Straniero’ Pianeta Migranti. Arrivata in Parlamento la legge di iniziativa popolare della campagna ‘Ero Straniero’

Pianeta Migranti. Arrivata in Parlamento la legge di iniziativa popolare della campagna ‘Ero Straniero’

I promotori della campagna hanno incontrato i Parlamentari e i rappresentanti di Banca d’Italia, Confindustria, Cia-Agricoltori italiani, Istat, Inps e Fondazione Leone Moressa, lo scorso 11 luglio. I dati emersi dal dibattito dicono che il nostro paese ha tanto bisogno degli immigrati.

La campagna “Ero straniero. L’umanità che fa bene” è promossa da Radicali Italiani, dalla Casa della Carità di Milano, ACLI, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CNCA, A Buon Diritto, CILD, con il sostegno di decine di sindaci e organizzazioni, laiche e religiose impegnate sul fronte dell’immigrazione.

La proposta di legge, “Nuove norme per la promozione del regolare permesso di soggiorno e dell’inclusione sociale e lavorativa di cittadini stranieri non comunitari è stata sottoscritta da 90.000 cittadini italiani e depositata il 27 ottobre 2017 alla Camera e ora all’esame della Commissione affari costituzionali.

Il confronto in Parlamento verte sull’introduzione di canali d’ingresso per il lavoro che facilitino l’incontro dei datori di lavoro italiani con i lavoratori dei Paesi terzi; la possibilità di regolarizzare gli stranieri radicati nel territorio ma senza un titolo di soggiorno, a fronte della disponibilità di un lavoro o di legami familiari, come già avviene in Spagna e Germania.

Nella prima sessione Luigi Cannari, Vice Capo Dipartimento Economia e statistica di Banca d’Italia, ha messo in luce che nel 2060 ci saranno 8 milioni di lavoratori italiani in meno e che l’ingresso di 180.000 stranieri  – giovani – ogni anno nei prossimi 10 anni, ad esempio, potrebbe contenere la pressione inevitabile creata da questo dato. “Se il saldo migratorio fosse pari a ‘0’ la popolazione in Italia invece calerebbe del doppio, ossia di 15 milioni”, ha spiegato Cannari. “Mancando la produttività del lavoro, il PIL calerà del 11% da qui al 2060. Per evitarlo, la produttività deve crescere dello 0,3% all’anno. Se il saldo migratorio fosse ‘0’, l’incremento della produttività dovrebbe essere di 3 volte superiore al dato precedente”

Cinzia Pagni, CIA – Agricoltori italiani, ha auspicato che si arrivi a un sistema che incroci domanda e offerta di lavoro: “un aspetto che si è cercato di riformare molte volte senza successo, legato inevitabilmente anche alla questione del caporalato, questione che investe anche imprenditori seri”. Con favore è vista dalla CIA anche l’introduzione del sistema dello sponsor: molti agricoltori, infatti, rimangono senza manodopera a causa della riduzione dei flussi degli ultimi anni. Quanto al problema degli invisibili senza documenti – i quali spesso si rivolgono alle imprese agricole – “servono regole chiare di emersione: sono persone che esistono al di là delle regole che ci diamo e delle economie che vogliamo costruire”.

Claudio Ceccarelli dell’Istat, ha sottolineato che “la quota di stranieri con professioni non qualificate aumenta andando da Nord a Sud” e che spesso coprono una fetta di mercato del lavoro non coperta dagli italiani e, fissate anzianità aziendale e qualifica contrattuale, la retribuzione oraria mediana è sempre maggiore per i lavoratori italiani rispetto ai colleghi stranieri

La Fondazione Leone Moressa, ha ricordato che gli irregolari presenti in Italia al 1° gennaio 2018 sono 533.000: dato che i rimpatri sono circa 6 mila all’anno, sarebbero necessari quasi 100 anni per riportarli nei Paesi d’origine.

 

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