Martedì, 22 settembre 2020 - ore 16.39

Pianeta Migranti Cremona . Il fai da te selvaggio dei soccorsi in mare.

Le partenze alla Libia sono riprese, anche se molto ridotte, rispetto al passato. Si sono moltiplicati i casi di abbandono dei naufraghi in mare, i respingimenti verso la Libia e il dirottamento dei barconi dalla zona SAR (ricerca e salvataggio) maltese verso quella italiana. Europa ed Italia hanno delle responsabilità.

| Scritto da Redazione
Pianeta Migranti Cremona . Il fai da te selvaggio dei soccorsi in mare. Pianeta Migranti Cremona . Il fai da te selvaggio dei soccorsi in mare.

Pianeta Migranti Cremona . Il fai da te selvaggio dei soccorsi in mare.

Le partenze alla Libia sono riprese, anche se molto ridotte, rispetto al passato. Si sono moltiplicati i casi di abbandono dei naufraghi in mare, i respingimenti verso la Libia e il dirottamento dei barconi dalla zona SAR (ricerca e salvataggio) maltese verso quella italiana. Europa ed Italia hanno delle responsabilità.

Malta ha stipulato un accordo con Tripoli per contrastare l’immigrazione e respingere i migranti in Libia con l’impiego di flotte di pescherecci privati al comando de La Valletta. Si tratta di un’operazione illegale che Malta conduce perché non ha mai accettato le Convenzioni internazionali del diritto del mare che attribuiscono ai titolari di una zona SAR l’obbligo di garantire un porto sicuro alle persone salvate.

Da varie settimane, si moltiplicano in modo autonomo le partenze e gli sbarchi nel Mediterraneo centrale. La missione europea Frontex che presidiava quel tratto di mare, da tempo, ha ritirato le navi e affida il monitoraggio ella zona solo agli aerei. Le Ong non sono più in mare perché bloccate da impedimenti amministrativi o da processi penali.

E’ accertato che nei naufragi avvenuti nella notte tra il 13 e 14 aprile, le persone sono state lasciate alla deriva per una settimana, e poi salvate da pescherecci maltesi al comando de La Valletta che li hanno riportati in Libia: alcuni sono deceduti nel trasporto perché non assistiti.

Ci sono tante documentazioni sul respingimento nei centri di detenzione libici dove si praticano inaudite atrocità; ci sono prove di indebito trattenimento di naufraghi a bordo di navi private, e ci sono prove di casi di abbandono in mare. Siamo al “fai da te selvaggio”, frutto di una politica perseguita non solo Malta ma anche dal nostro paese, con l’avallo dell’Unione Europea, in linea di continuità con i diversi governi libici succedutisi nel tempo. Una politica che è stata confermata anche dal decreto interministeriale del 7 aprile scorso, che ha dichiarato i porti italiani “non sicuri” a causa dell’emergenza sanitaria del Covid-19. Un provvedimento che due giorni dopo dalla sua adozione è stato replicato negli identici termini dal governo di La Valletta. E’ evidente che la piccola isola-stato non possa reggere in alcun modo gli effetti devastanti del provvedimento adottato dal governo italiano, come non poteva reggere del resto la chiusura dei porti stabilito dal decreto sicurezza di Salvini nel 2019.

Il fatto che Malta non assolva i doveri di ricerca e salvataggio stabiliti dalle Convenzioni internazionali non esonera i paesi titolari di zone Sar limitrofe dall’assumere il coordinamento dei soccorsi a persone che, per effetto dei mancati interventi degli stati responsabili, potrebbero fare naufragio. Si fa sempre più urgente un intervento europeo che obblighi FRONTEX ad operare nel pieno rispetto degli obblighi di ricerca e salvataggio imposti dal Regolamento (n. 656 del 2014), a rendere pubbliche le proprie attività ormai coperte dal segreto militare ed a rispondere agli indirizzi del Consiglio Europeo e della Commissione da cui dipende.

Se -come osserva il Consiglio d’Europa- la Libia attualmente non offre porti di sbarco sicuri non si vede perchè si debba consentire agli assetti aerei operativi di Frontex, nel Mediterraneo centrale, di prestare assistenza alle autorità libiche e di indirizzarne le attività di intercettazione in mare, con il coinvolgimento sempre più frequente di unità mercantili che sono costrette ad operare sotto il controllo delle autorità di Tripoli.

  

Link https://www.a-dif.org/2020/05/29/il-governo-italiano-si-nasconde-dietro-le-responsabilita-di-malta-ma-gli-accordi-di-abbandono-in-mare-e-la-politica-dei-porti-chiusi-nascono-a-roma/

2 giugno 2020

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