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Pianeta migranti. Francesco controcorrente sui migranti nel tempo della paura

Le sue parole sfidano la narrazione politica e culturale dominante, fondata sulla paura, la chiusura e l'indifferenza

| Scritto da Redazione
Pianeta migranti. Francesco controcorrente sui migranti nel tempo della paura

Pianeta migranti. Francesco controcorrente sui migranti nel tempo della paura

Le sue parole sfidano la narrazione politica e culturale dominante, fondata sulla paura, la chiusura e l'indifferenza.

 Adesso tutti lo compiangono, addomesticandolo alle loro opportunità. Da vivo, non lo hanno ascoltato. E ancora oggi, una politica e opinione pubblica meschina condanna i migranti a morire in mare; finanzia i lager delle torture, li colpisce alle frontiere e li deporta come vuoti a perdere.

Papa Francesco rappresenta una delle poche voci di resistenza etica e spirituale in difesa delle persone migranti.

Dalla sua prima visita pastorale a Lampedusa nel 2013 ha scelto di stare dalla parte degli “ultimi”. Davanti alle bare allineate e al dolore dei sopravvissuti, parlò di “globalizzazione dell’indifferenza”che rende invisibili coloro che soffrono.

Ha denunciato ripetutamente le politiche populiste che alzano muri o alimentano la paura dello straniero. Ha invitato a superare il razzismo, l’egoismo e l’ostilità verso chi è diverso.

In un mondo che alza muri e costruisce confini fisici, culturali e ideologici, ha ricordato con forza che "non si tratta solo di migranti, ma si tratta della nostra umanità". Questa frase, non è uno slogan: è una critica netta a un modello sociale che ha smarrito il senso della fraternità.

Ha denunciato le ingiustizie, le guerre, la povertà, lo sfruttamento, i cambiamenti climatici e le politiche economiche globali ingiuste come cause strutturali delle migrazioni forzate.

Ha accusato un sistema che produce "scarti umani", in cui i migranti sono spesso tra i più emarginati.

Ha più volte proposto un modello di risposta basato su quattro azioni: accogliere, proteggere, promuovere, integrare. Non basta gestire l’emergenza, ma serve una cultura dell’incontro, in cui i migranti non siano visti come “problema”, ma come “opportunità” per il rinnovamento delle società. Una prospettiva che si scontra con una politica della paura del diverso, per ottenere consenso elettorale e che fa del migrante il capro espiatorio di crisi economiche e insicurezze sociali, mentre le cause profonde delle migrazioni - guerre, disuguaglianze, cambiamenti climatici - vengono ignorate o manipolate.

Francesco non parla solo ai fedeli ma  a tutto il mondo.

Ai cristiani ricorda la coerenza evangelica: "Ero forestiero e mi avete accolto" (Mt 25,35). Non si può essere cristiani e respingere chi chiede aiuto. In un tempo in cui anche settori della Chiesa cedono alla chiusura identitaria, il Papa riafferma questa verità scomoda. Con l’enciclica Fratelli tutti (2020) ribadisce il sogno di un mondo fondato su una fraternità concreta e quotidiana: un progetto radicale, che chiama a ripensare i modelli economici e sociali.

Un profeta del nostro tempo

In un’opinione pubblica assuefatta al linguaggio dell’esclusione e della difesa, Francesco è una voce fuori dal coro, spesso solitaria. Le sue parole infastidiscono, anche dentro la Chiesa, perché smascherano l’ipocrisia di chi difende “valori cristiani” negando l’umanità degli altri. Eppure, proprio per questo, il suo messaggio è necessario. Perché ci ricorda che i migranti non sono numeri, né invasori, ma persone. E che il modo in cui li trattiamo dice molto di chi siamo, e di chi vogliamo essere.

 

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