Giovedì, 23 maggio 2019 - ore 19.53

Piscine di Lodi, Comitato Acqua Pubblica Cremona: ‘Il bene della collettività’

Il Comitato Acqua commenta la vicenda che ha portato agli arresti del sindaco di Lodi Uggetti (nella foto)

| Scritto da Redazione
Piscine di Lodi, Comitato Acqua Pubblica Cremona: ‘Il bene della collettività’

«La recente vicenda degli arresti del sindaco di Lodi Uggetti ha e va assumendo a nostro parere alcuni risvolti che è importante sottolineare»: si apre così una nota a firma Giampiero Carotti, per il Comitato Acqua Pubblica del Territorio Cremonese. «In questi giorni si è parlato di sproporzione tra il reato (immediatamente ammesso dall’interessato, che ha mostrato in questo senso le qualità personali che molti gli riconoscono) e la misura degli arresti, applicata e poi confermata dal riesame. Potrebbe sembrare un provvedimento esagerato se non fosse che non parliamo di un cittadino qualunque ma di un sindaco, che oltre tutto ha commesso il reato nel proprio ufficio in orario di lavoro, in mezzo ai propri dipendenti: non si può trascurare la capacità di condizionamento che un sindaco è in grado di esercitare (senza contare poi il tentativo di distruggere le prove del reato). È proprio l’influenza enorme che il ruolo rivestito conferisce a un sindaco la ragione per cui (ad esempio) i semplici domiciliari non sarebbero probabilmente stati sufficienti ad assicurare la sussistenza delle prove, la tranquillità e disponibilità di eventuali altri testimoni, la serenità (per quanto possibile) del lavoro della macchina comunale, il chiarimento pieno di eventuali collegamenti con altre vicende legate alla gestione delle piscine», prosegue Carotti.

«Ma c’è un elemento ancora più interessante da esaminare: alcune persone, in un caso anche rappresentanti delle maggiori istituzioni nazionali, hanno avanzato a parziale scusante del sindaco il fatto che non ci sia stata corruzione né passaggio di denaro, ma solo la volontà di favorire la collettività. Ammesso che ciò sia vero e dimenticandosi per un attimo il palese tentativo di “ammorbidire” la posizione della funzionaria responsabile del bando di gara tramite il coinvolgimento di un’altra azienda la cui titolare è la sorella della funzionaria, c’è una riflessione profonda da fare su una “scusante” simile. Se si pensa (ed è giustissimo) che la collettività debba avere la precedenza sugli interessi privati c’è un modo semplice, corretto, virtuoso e pienamente “rivoluzionario” di agire: basta gestire quel servizio direttamente e non fare la gara. Non si può avere botte piena e moglie ubriaca: se si fa una gara bisogna farla pulita. È il “sistema all’italiana” (scrivere regole e poi tradirle allegramente) che è vecchio e fallimentare: ed è proprio per questo che un sindaco, anche se animato dalle migliori intenzioni, non può dimenticare che la sua posizione è anche fortemente simbolica, oltre che concreta», prosegue il portavoce del Comitato Acqua.

«A un sindaco guardano ad esempio i tanti ragazzi che nelle nostre scuole e fuori da esse sono coinvolti in lodevoli iniziative sulla legalità. In tempi in cui valanghe di cittadini rifiutano la politica in quanto la considerano infida e corrotta, contribuire a trascinare questo discredito sulle istituzioni, specialmente quelle più vicine alla quotidianità dei cittadini, raddoppia il danno. Anzi, lo triplica, perché si contribuisce a dare dell’Italia l’immagine di un luogo in cui le gare fatte dalla pubblica amministrazione sono tutte pilotate: ed è questa la banale e principale ragione per cui gli investitori esteri si tengono lontani dall’Italia. Per carità, quello delle piscine di Lodi non è certo un bando di chissà quale portata (neppure così trascurabile), ma il danno fatto alla coscienza della collettività è molto maggiore», conclude Carotti.

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