Mercoledì, 25 maggio 2022 - ore 14.13

Referendum Trivelle : il M5S vota Sì per dire No alle trivellazioni del mare italiano di Danilo Toninelli M5S Cremona

Il 17 aprile si voterà un importante referendum nel quale il M5S chiederà un voto per il Sì per dire NO alle trivellazioni marine e alla strada dei combustibili fossili.

| Scritto da Redazione
Referendum Trivelle : il M5S vota Sì per dire No alle trivellazioni del mare italiano di Danilo Toninelli M5S Cremona

Renzi e il PD che ci dicono che il referendum è inutile e che invitano all’astensione sono due volte ladri: ladri di democrazia e ladri di denaro pubblico che verrà sprecato per far vin-cere l’astensione e invalidare il voto. La Costituzione ci dice che il voto è un dovere civico: chi invita a non votare è contro la Costituzione. Qualunque sia la vostra posizione su qualsiasi tema non dovreste mai lasciare che a decidere per voi siano altri, che siano quelli che non possono o non vogliono parteci-pare. Solo un partito anticostituzionale può incitare a fare una cosa del genere e autodefinir-si “democratico”. Ma quello che è peggio di questa strategia anticostituzionale è che per attuarla il PD e il Governo non hanno esitato a fare uno sperpero immane di soldi pubblici. 300 milioni di eu-ro, come il prezzo pagato dai risparmiatori truffati dalla Banca Etruria che il Governo af-ferma di non sapere come ripagare. Perché con l’accorpamento con le elezioni amministra-tive, che non è affatto impedito dalla legge come afferma Renzi, si sarebbero potuti avere immensi risparmi dato che i seggi elettorali verranno già predisposti nelle più grandi città italiane e si sarebbe potuto ottenere un risparmio ancora maggiore, certamente superiore ai 300 milioni di euro abbinando il referendum abrogativo e quello costituzionale. È falso che il referendum non serve a nulla perché solo grazie ai referendum promossi dalle Regioni su pressione delle associazioni e dei comitati ambientalisti che diversi punti della legge Sblocca Italia sono stati già modificati dal Governo. È grazie ai referendum che il Go-verno ha fatto retromarcia sulle nuove trivellazioni entro le 12 miglia marine. È grazie ai referendum che è stata cancellata la dichiarazione di “urgenza delle attività pe-trolifere” con cui le Regioni venivano estromesse dai processi decisionali.

È grazie ai referendum che sono state limitate le attività di ricerca e di estrazione ed è stata garantita la partecipazione degli enti territoriali ai procedimenti per il rilascio dei titoli mi-nerari. Il quesito referendario che è rimasto in piedi riguarda la durata delle concessioni entro le 12 miglia marine già in corso, che è stata estesa senza alcuna scadenza ed è su questo che chie-diamo a tutti di partecipare per portare a compimento questa grande battaglia. Anche la Chiesa cattolica si è schierata contro le trivellazioni marine ricordando l’Enciclica Laudato Si' di Papa Francesco. Chiediamo quindi di votare SI' per non prolungare la durata delle concessioni per le trivella-zioni marine sottocosta entro i 12 chilometri. Questo voto sarà anche un segnale politico molto forte, in caso di successo potrà essere an-che il primo passo per vietare tutte le trivellazioni nei mari italiani ma non solo, perché co-me sappiamo attività potenzialmente molto pericolose vengono svolte anche sulla terrafer-ma: è il caso dello stoccaggio del gas che interessa profondamente e drammaticamente re-gioni come la Lombardia, nelle quali per questo stiamo conducendo da tempo una battaglia soli contro istituzioni sorde che continuano nella loro opera nonostante i limiti imposti a queste attività dalla legge e dalle direttive europee. Si capisce allora l’importanza di un se-gnale politico come quello del referendum sulle trivellazioni marine, il cui oggetto va molto oltre il quesito. Dati alla mano, il petrolio nei mari italiani è pochissimo. Estraendolo tutto, nei prossimi an-ni potremmo ridurre la nostra dipendenza dalle importazioni straniere dal 91% al 90.2%. Percentuali irrisorie rispetto a rischi di incidenti come quelli già visti altrove per piattaforme considerate sicure. Anche per il gas, estraendo tutto quello presente nei sottofondi marini del nostro Paese dipenderemmo comunque dalle importazioni straniere invece che per l'88% per l'85%. Risultati che non valgono le risorse impiegate ed i fortissimi rischi ambientali connessi. L'indipendenza energetica italiana si crea diversamente: puntando sull'efficienza energetica e le fonti rinnovabili. Gli investimenti in questi settori tra l'altro creerebbero centinaia di migliaia di posti di lavo-ro assolutamente sostenibili. Le balle renziane sulle migliaia posti di lavoro che sarebbero perduti sono senza fondamen-to: a parte il fatto che questi posti perduti aumentano a mano a mano che si avvicina il voto, le competenze e le professionalità del settore possono essere riconvertite anche al servizio della ricerca nelle rinnovabili.

Deputato Danilo Toninelli M5S Cremona

 

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