Pubblichiamo un estratto da “Notizie Fuori dal Ghetto”, fotografia del rapporto tra media e immigrazione a cura dell'Associazione Carta di Roma. Meno cronaca e più articoli di taglio sociale: il report lo documenta con una serie di elaborazioni inedite
Associazione Carta di Roma
Calcio, razzismo e seconde generazioni
Due eventi legati al calcio hanno avuto un certo rilievo nelle prime pagine del 2012: il primo riguarda l’aggressione a Roma da parte di un gruppo di tifosi laziali e romanisti agli ospiti del Tottenham, squadra collegata alla comunità ebraica di Londra; l’altro evento è collegato ai Campionati Europei di calcio, durante i quali Mario Balotelli è stato elevato a simbolo delle seconde generazioni in Italia. Nel complesso i due eventi sono stati notiziati in 80 articoli. L’aggressione di Roma si è caratterizzata per una divergenza nella rappresentazione tra il Corriere della Sera e Repubblica, che ne hanno dato un’immagine articolata e con molti dubbi, e le altre testate considerate, che hanno invece avuto una convergenza su una versione lineare e condivisa.
Mentre il Giornale di Sicilia ha trattato l’evento come questione sostanzialmente di ordine pubblico, Unità, Stampa, Giornale e Libero hanno presentato l’accaduto come un’aggressione esplicitamente antisemita e legata all’estrema destra, condotta da tifosi laziali e romanisti, contro una tifoseria ebraica o filo-ebraica. Oltre al rafforzamento reciproco tra testata e testata (da cui però erano curiosamente assenti Repubblica e Corriere), la rappresentazione è stata rafforzata anche da fonti autorevoli (il rappresentante della comunità ebraica di Roma Pacifici, le autorità sportive e quelle ordinarie), nonché da altre voci mediatiche, in particolare quelle della stampa inglese. Mentre la convergenza delle fonti ha portato quotidiani anche lontani politicamente a presentare una versione comune dei fatti, Repubblica e Corriere della Sera hanno introdotto una serie di dubbi nella rappresentazione del caso.
In alcuni articoli di entrambi i quotidiani venivano infatti messi in dubbio sia il motivo antisemita dell’aggressione (a seconda del singolo articolo si negavano o confermavano insulti antisemiti durante l’attacco27), sia la natura calcistica o politica dell’attacco, oltre all’eventuale orientamento politico degli aggressori (in diversi articoli venivano evocati legami anche con la sinistra). Persino il contenuto calcistico della rappresentazione diveniva incerto, data l’ipotesi che gli aggressori avessero scambiato tifosi del Tottenham per tifosi del West Ham.
Il secondo argomento si è focalizzato su un singolo protagonista: Mario Balotelli, rappresentato come simbolo dei nuovi italiani. Durante i Campionati Europei, e in particolare nella fase ad eliminazione diretta, il giocatore si è distinto sul piano sportivo, diventando il possibile “eroe” in vista della finale. In particolare il 30 giugno (il giorno dopo la semifinale) e il 1 luglio (il giorno prima della finale) vi sono stati una serie di articoli che insistevano sulla sua figura. Sul rilievo dato al personaggio ha sicuramente influito il fatto che il 1 luglio non vi fossero avvenimenti strettamente sportivi da coprire, il che ha lasciato spazio maggiore ad approfondimenti di questo tipo. La rappresentazione di Balotelli è stata anche molto debitrice di due immagini televisive del 29 giugno: il calciatore che festeggia a torso nudo un gol e l’abbraccio con la madre alla fine della partita.
Queste due immagini, sulla cui selezione la televisione ha potuto influire in diretta, sono state al centro di diversi commenti della carta stampata, creando una rappresentazione in tensione tra la fisicità, del corpo, del colore della pelle e del “sangue”, e la famiglia, presente sia nell’immagine dell’abbraccio con la madre che nella ricostruzione più larga della vita familiare. La fisicità (muscolarità, colore della pelle, riferimento ai genitori naturali, migranti ghanesi) e la famiglia (la famiglia bresciana in cui è cresciuto, l’infanzia, la parrocchia, il legame al territorio e al dialetto bresciano) sono due piani simbolici che si ritrovano negli articoli delle diverse testate, ampliando i frame selezionati dalla rappresentazione televisiva. Nella maggior parte dei casi i due piani simbolici sono considerati compatibili, permettendo l’idea di un “italiano nero”; più raramente sono stati presentati come in contraddizione, con la conseguente negazione del termine “nero” o di un rapporto con il Ghana.
In un commento di Gad Lerner su Repubblica («Il figlio straniero», del 30 giugno 2012) i due piani sono poi stati esplicitati, per sottolineare che familiarità e “sangue” non sono elementi necessariamente legati. I quotidiani hanno aggiunto un frame ulteriore, trasformando Balotelli in un simbolo delle seconde generazioni in Italia e collegandolo al dibattito sullo ius soli. Anche nel trasferire la rappresentazione su questo piano nei diversi articoli sono stati mantenuti i piani simbolici della fisicità (in riferimento al razzismo) e alla familiarità, legando la questione dello ius soli alla biografia personale e all’essere cresciuti in un contesto “italiano”.
Gli stessi elementi, utilizzati in tutti gli articoli per costruire un’immagine positiva di Balotelli, sono stati utilizzati in maniera opposta nel dibattito giornalistico sullo ius soli. Mentre la maggior parte delle testate hanno insistito sul caso di Balotelli come prova della ”italianità” delle seconde generazioni. Per quanto riguarda Libero («Ora non usatelo per fare i furbi sugli immigrati», del 30 giugno 2012) il caso di Balotelli è stato descritto come eccezionale e non estendibile neanche in senso simbolico al resto delle seconde generazioni.
2013-12-17



