“In settembre il consumatore italiano ha pagato in media la benzina 21,8 €cent/litro in più rispetto alla media Ue a 28 e il gasolio 20,9 €cent/litro in più. Lo stacco è dovuto interamente (23 centesimi sulla benzina e 22,3 cent sul gasolio auto) alle imposte (accise e Iva), mentre la differenza con l'Europa è stata negativa (-1,2 il delta sul prezzo industriale della verde e -1,4 cent sul gasolio auto)”. Graziano Bossi, presidente provinciale e consigliere nazionale della Figisc Confcommercio, rende noti i dati sul mese di settembre che confermano quello che la categoria denuncia ormai da tempo: per rilanciare il settore è necessario ridurre la pressione fiscale. “Con il prezzo del greggio ai minimi storici la flessione alla pompa non è stata ugualmente significativa. Per colpa di una incidenza fiscale troppo pesante. “In Italia i due terzi del prezzo pagato dall’automobilista finiscono nelle casse dello Stato come imposta. Per il diesel la percentuale è leggermente inferiore ma supera, comunque, il 60%”. “Occorre una seria azione di contenimento dei prezzi. E la via obbligata è quella della riduzione di tasse e accise. Alcune peraltro non più attuali e senza alcuna logica. E non si può sempre puntare al cannibalismo tra le imprese, favorendo pompe bianche e “mega stazioni” nei centri commerciali. Scelte che hanno, come unica conseguenza, quella di far pagare il prezzo di una concorrenza sleale alle imprese storiche del settore. Una logica che, purtroppo si sta diffondendo anche nel nostro territorio”.
Fonte: Figisc Confcomemrcio Cremona



