Mercoledì, 05 ottobre 2022 - ore 07.38

Cina Apple ancora nei guai. La nuova Foxconn si chiama Pegatron

| Scritto da Redazione
Cina Apple ancora nei guai. La nuova Foxconn si chiama Pegatron

Un rapporto di China Labour Watch accusa l'azienda californiana: diritti dei lavoratori violati nelle fabbriche del nuovo fornitore di hardware. 69 ore di lavoro a settimana, lavoro minorile. La replica di Apple: dai nostri sopralluoghi dati diversi

Un nuovo rapporto sulle condizioni di lavoro in Cina sembra inchiodare Apple. In tre fabbriche della Pegatron, subfornitore di componenti per iPad, iPhone e computer dell’azienda californiana, si consumerebbero qualcosa come 86 violazioni dei diritti del lavoro, 36 contravvenzioni alla legge e una cinquantina di infrazioni etiche, tra cui orari di lavoro ben oltre i limiti consentiti, impiego di minorenni, discriminazione di donne incinte e di persone over 35.

La denuncia arriva da China Labour Watch, gruppo statunitense che si batte per la difesa dei diritti dei lavoratori. Clw afferma di aver inviato, dal marzo al luglio 2013, suoi ricercatori negli stabilimenti Pegatron di Shangai, Riteng e AVY, realizzando circa 200 interviste tra i lavoratori (nelle tre fabbriche sono occupate più di 70mila persone).

Dopo le polemiche sui suicidi e le violazioni alla Foxconn, l’azienda di Cupertino aveva deciso di scaricare parzialmente il suo appaltatore principale in Cina, ricorrendo ad altre aziende, come appunto la Pegatron. Ma, se il rapporto pubblicato da Clw è corretto, l’orchestra è cambiata ma la musica è rimasta uguale.

Secondo China Labour Watch, i 70mila impiegati delle tre aziende lavorano dalle 66 alle 69 ore a settimana, quando il massimo fissato da Apple è di 60 ore, mentre la legge cinese prevede una settimana lavorativa di 49 ore. Il tasso di abbandono, causato dalle condizioni di lavoro, è altissimo: dopo due settimane 30 lavoratori su 110 si dimettono. Il rapporto descrive inoltre dormitori superaffollati, con stanze che ospitano fino a 12 persone, uscite d'emergenza insufficienti. Secondo Clw, la Pegatron si rifiuta di assumere donne incinte o persone che hanno superato i 35 anni.

La replica di Apple non si è fatta attendere. L’azienda guidata da Tim Cook assicura di aver visitato gli stabilimenti Pegatron 15 volte dal 2007 a oggi. Nel corso dell’ultimo sopralluogo, sostiene Apple, avvenuto un mese fa, era risultata una settimana lavorativa di 46 ore. La denuncia di Clw “è una novità per noi”: questo il commento da Cupertino.

Ma Clw non demorde: “Apple è nota per la sua tolleranza zero riguardo a mancanze nella qualità dei prodotti. Se emergono difetti, Apple interviene immediatamente. Ma a quanto pare le violazioni dei diritti dei lavoratori si collocano a un livello di emergenza più basso”.

Secondo il direttore di Clw, Li Qiang, le condizioni di lavoro alla Pegatron sono “addirittura peggiori rispetto a quelle delle fabbriche Foxconn”. Si è accesa una concorrenza tra i fornitori che, per rafforzarsi l’uno rispetto all’altro e ricevere più ordini dal gigante californiano, non esiterebbero – sempre secondo Li Qiang – a sfruttare la manodopera peggiorando le condizioni generali dei lavoratori.

Fonte: http://www.rassegna.it/articoli/2013/07/29/103234/apple-ancora-nei-guai-la-nuova-foxconn-si-chiama-pegatron

 

 

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