Mercoledì, 18 luglio 2018 - ore 14.30

Cresce l’ateismo tra i giovani europei

Quel Dio, con la maiuscola, quello, per intenderci, che per millenni ha creato il mondo, l’universo e anche noi uomini, ma i tempi cambiano e se tutto viene messo in discussione ed anche Dio comincia ad avere qualche problema di identità.

| Scritto da Redazione
Cresce l’ateismo tra i giovani europei

In un mondo dove il futuro è già oggi, dove qualsiasi novità nel giro di pochi istanti è già sorpassata, dove le ideologie diventano subito post-ideologie non poteva rimanere immune da questa vertigine culturale anche la presenza ingombrante di Dio.

Quel Dio, con la maiuscola, quello, per intenderci, che per millenni ha creato il mondo, l’universo e anche noi uomini, ma i tempi cambiano e se tutto viene messo in discussione ed anche Dio comincia ad avere qualche problema di identità.

A dettar legge, almeno così pare, è la cosiddetta generazione del millennio, quelli che in questo primo inizio di secolo stanno prendendo il potere scalzando, come vuole la natura, la vecchia generazione, purtroppo senza un vero bagaglio di cultura da conservare e trasmettere, ma solo con un credo: innovare sempre e ovunque, tutto il resto è passatismo, Dio compreso, e così l’aumento dei non credenti tra i giovani è in aumento.

Un fenomeno che esiste certo da sempre nelle nuove generazioni in ogni epoca, ma che ora ha spinto, per così dire, l’acceleratore.

Sulla prestigiosa rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica è stato pubblicato un saggio sull’argomento a firma di due ricercatrici Rita Bichi e Paola Bignardi che hanno raccolto centocinquanta testimonianze su questo fenomeno insieme ad un altro studio del sociologo Franco Ghirelli ‘Piccoli atei crescono’ pubblicato dal Mulino con oltre millecinquecento interviste a ragazzi danno un quadro assai esaustivo sulla realtà di un pianeta, spesso sconosciuta, per chi è ormai oltre gli ‘anta’.

Le inchieste sulla fede nelle nuove generazioni dimostrano come non esiste più il confronto con il vecchio anti clericalismo o l’ateismo militante, arnesi ormai superati per la troppa ideologia, parola ormai messa al bando, ma si vive in una specie di “fai da te” spirituale assai vago.

Proprio l’Italia ne è un esempio. Qui anche gli atei si sposano in chiesa e alla fine non disdegnano neanche un funerale religioso ed in questo ambito, secondo le ricerche già menzionate, il 28% dei nostri giovani si dichiara non credente o addirittura agnostico, tre giovani su dieci, tra i diciotto e i ventinove anni, hanno rimosso dalla propria identità ogni riferimento trascendente, ma anche tra i tanti che continuano a dichiararsi credenti spicca un sostanziale distacco verso la fede o ancora dalla preghiera così, il cattolicesimo, per fare un esempio, più che nella dimensione spirituale sopravvive come lascito culturale o sociale, senza troppi coinvolgimenti interiori.

Se la cifra sembra enorme è nulla rispetto ad altri Paesi specie del nord Europa, come Olanda, Germania, Belgio, Svezia, dove la percentuale di scetticismo arriva a cifre intorno al 65/70%. Curiosamente nei modernissimi Stati Uniti questa percentuale cala drasticamente al 18%.

Questa identità senza alcuna ricerca di Dio è certamente stata favorita dal cambiato clima sociale e culturale oltre che mediatico e i ragazzi italiani, ne sono la prova, si sentono oggi più emancipati sul tema di Dio, perché è venuto meno quel biasimo che colpiva increduli e miscredenti fino al recente passato anche se poi una forma vaga di religiosità in genere rimane come sottofondo alla propria esistenza come potrebbe essere, però, un tema musica, un libro o un impegno politico.

Ciò che esce da queste indagini è un mondo, quello Occidentale, sempre più privo nel bene o male, di una dimensione trascendente che riguarda il cristianesimo nel suo complesso, cattolico, protestante o ortodosso che sia, mentre all’orizzonte appaiono sempre più caratterizzati nella propria identità altri valori religiosi lontani un tempo anni luce dalla nostra cultura europea come: l’Islam, il buddismo, l’induismo o altre forme di sincretismo religioso da dove nascono le cosiddette sette.

Il problema del vuoto spirituale non riguarda solo la sfera della fede, ma anche quella sociale. La religione nei secoli è stata un collante formidabile per creare civiltà, per progredire, per difendere i valori della comunità, ma venendo meno questo e lasciando un vuoto sempre più profondo difficilmente la nostra società troverà i mezzi per sopravvivere a se stessa e non essere inglobata in un prossimo futuro in qualche forma religiosa lontano dalla nostra storia e, forse, quando ne prenderemo coscienza sarà, purtroppo, troppo tardi.

 

Fonte Antonello Cannarozzo

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