Venerdì, 24 gennaio 2020 - ore 05.19

Dall’Europa preoccupazione per l’oppressione economica dei baha’i iraniani

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| Scritto da Redazione
Dall’Europa preoccupazione per l’oppressione economica dei baha’i iraniani

Eminenti europei, compresi alcuni membri del Parlamento, chiedono all’Iran di porre fine alla repressione economica dei baha’i. Una delle più importanti di queste espressioni è venuta dall’intergruppo del Parlamento europeo sulla libertà di religione o di credo e sulla tolleranza religiosa, che esorta «le autorità iraniane a porre fine all’oppressione economica continua e sistematica dei membri della fede baha’i in Iran». «I baha’i non possono accedere agli studi superiori, sono esclusi da tutte le forme di occupazione nel settore pubblico e non possono ottenere permessi di lavoro per molti tipi di aziende», ha detto Dennis de Jong, Copresidente dell’intergruppo. «Queste politiche esprimono un chiaro impegno da parte del governo di soffocare la vita economica della comunità baha’i e sono inammissibili sia per il diritto internazionale sia per la comune decenza umana», ha aggiunto de Jong. Altri eminenti europei che hanno espresso preoccupazione per la repressione economica dei baha’i da parte dell’Iran sono il deputato al Parlamento europeo Klaus Buchner della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con l’Iran. «I baha’i non possono accedere agli studi e a determinate professioni e ora anche le loro imprese private sono bloccate», ha dichiarato Buchner, che è stato citato in un nuovo video sul tema, rilasciato questa settimana.

Alcuni parlamentari si sono pronunciati anche a livello nazionale. In Germania, il membro del Parlamento Omid Nouripour ha affermato che l’esclusione dei baha’i da «tutte le aree della vita della società» sta «discriminando migliaia dei suoi cittadini privandoli dei loro diritti fondamentali». «Chiunque parli di una ripresa del commercio, ma tolga a decine di migliaia di individui la possibilità di una libera impresa, scredita se stesso», ha spiegato Nouripour. Nel Regno Unito, l’onorevole baronessa Berridge, Copresidente del gruppo parlamentare interpartitico per la libertà internazionale di religione o di credo, ha dichiarato che la decisione dell’Iran di chiudere alcuni esercizi di proprietà baha’i «è un altro aspetto dello sforzo delle autorità iraniane di estirpare la comunità baha’i». Secondo l’onorevole Alistair Carmichael, funzionario del gruppo parlamentare interpartitico per la Fede baha’i, «Dato che l’Iran si apre al commercio e a maggiori scambi con la comunità internazionale, i baha’i iraniani dovrebbe poter contribuire alla prosperità della loro nazione e poter guadagnare il necessario per le loro famiglie come qualsiasi altro cittadino». Nei Paesi Bassi, l’onorevole Harry van Bommel ha definito «molto preoccupante» l’oppressione economica dei baha’i. Ha poi soggiunto: «Chiudere un esercizio o rifiutarsi di rinnovare una licenza di lavoro non è solo una violazione dei diritti economici, sembra un altro sforzo da parte delle autorità iraniane per impoverire e sradicare la comunità baha’i in Iran». In Spagna, un esperto per gli affari religiosi del governo ha espresso la sua preoccupazione: «L’Iran sta perdendo l’opportunità di sfruttare l’energia, la forza costruttiva e la potenzialità della minoranza baha’i impedendo loro di lavorare, nel settore pubblico e privato», ha detto Ricardo Garcia, ex vicedirettore generale per gli affari religiosi del Ministero della giustizia, che ora serve nella Commissione nazionale del Ministero per gli affari religiosi.

Il nuovo video rilasciato dalla Baha’i International Community presenta anche i commenti di molti leader della società civile, tra cui Bernadette Segol, segretaria generale della Confederazione sindacale europea. «I movimenti sindacali vogliono che gli standard fondamentali del lavoro stabiliti dall’ILO siano rispettati ovunque nel mondo e vogliono che i diritti umani siano rispettati in qualsiasi transazione o accordo commerciale», ha dichiarato Segol. Ioana David – Presidente della Confederazione europea delle imprese giovanili per l’anno accademico 2014/2015 – ha concluso: «Come studenti ci sentiamo offesi dal fatto che agli studenti baha’i sia negato il diritto di studiare nelle Università. È difficile per noi capire come si possa negare il diritto di pensare e lavorare per il proprio Paese».

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