Sabato, 16 ottobre 2021 - ore 02.32

Depositi radioattivi in Italia. Aspettiamoci proteste da tutte le zone individuate | Elia Sciacca (CR)

Quindi, non illudiamoci, aspettiamoci proteste da tutte le zone individuate, penso che l'unico sistema per convincere i vari comuni ad accettare la dislocazione dei vari depositi sia quello di ristorare i comuni con centinaia di migliaia di euro

| Scritto da Redazione
Depositi radioattivi in Italia. Aspettiamoci proteste da tutte le zone individuate | Elia Sciacca (CR)

Depositi radioattivi in Italia. Aspettiamoci proteste da tutte le zone individuate | Elia Sciacca (CR)

Egregio direttore  sui giornali è apparsa la notizia  che dopo 5 anni di silenzio  è stata desecretata una short list di 67 siti, ma nella realtà si parla del deposito nazionale per i rifiuti di media attività e dei depositi locali di bassa attività da oltre 20 anni, per la cronaca nel 2007 mentre lavoravo in Basilicata  per conto della Sogin presso il deposito di combustibile nucleare di Trisaia assistetti a proteste degli abitanti contrari alla realizzazione di in deposito locale, L'impianto ITREC fu  costruito nel periodo 1965/70 dal CNEN , dove furono trasferiti  84 elementi di combustibile irraggiato uranio-torio provenienti dal reattore sperimentale elk river minnesota.

Nell'impianto furono  condotte ricerche sui processi di ritrattamento e rifabbricazione del ciclo uranio-torio per verificare l'eventuale convenienza tecnico-economica rispetto al ciclo del combustibile uranio, plutonio normalmente impiegato, ma nel  1987  a seguito del referendum sul nucleare , le attività  di ricerca furono  interrotte Nell'impianto ITREC gli  elementi di combustibile irraggiato del ciclo uranio-torio, ahimè non possono essere riprocessati, poiché non esistono al mondo impianti industriali in grado di ritrattare questo tipo di combustibile, e quindi verranno trasferiti nel deposito nazionale dei rifiuti tramite appositi Cask, previsto sulla carta nel 2028.

 Nel 2003 Sogin assunse  la gestione dell'impianto con l'obiettivo di realizzare il  decommissioning allontanamento del combustibile nucleare, messa in sicurezza dei rifiuti eccetera, nello stesso anno, gli abitanti di Scanzano jonico si organizzarono  con proteste pacifiche  bloccando  ripetutamente le strade la famosa SS106, e nello stesso anno, venne scritto un nuovo emendamento da parte del Consiglio dei ministri dove si cancellò il nome di Scanzano Jonico dal decreto ufficiale riguardante i rifiuti radioattivi.

Quindi, non illudiamoci, aspettiamoci proteste da tutte le zone individuate, penso che l'unico sistema per convincere i vari comuni ad accettare la dislocazione dei vari depositi sia quello di ristorare i comuni con centinaia di migliaia di euro, per ogni piccolo comune e qualche milione di euro per le province capoluogo, vedi i ristori milionari complessivi, la  cui parte del leone la fa il comune di Caorso, che da oltre 20 anni vengono elargiti alle varie ex centrali elettronucleari in fase di dismissione, con ritardi di almeno 15 anni rispetto ai progetti originari, più volte posticipati nel tempo.

Infine, In merito ai depositi dei rifiuti radioattivi, Il progetto è  di costruire un deposito nazionale assieme a un “parco tecnologico” in un'area di circa 150 ettari. Il deposito spiega una nota Sogin, costerà  circa un miliardo  di euro, ma state certi che se verrà costruito alla fine la storia insegna, che costerà almeno il doppio

Elia Sciacca (Cremona  ex supervisore centrale elettronucleare di Caorso)

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