Martedì, 16 agosto 2022 - ore 17.55

Embargo russo, il rinnovo delle sanzioni europee provoca la reazione di Putin

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| Scritto da Redazione
Embargo russo, il rinnovo delle sanzioni europee provoca la reazione di Putin

«Il fine è quello di garantire la sicurezza della Russia». Con queste parole Vladimir Putin ha annunciato il 24 giugno scorso la decisione di prorogare di un anno l’embargo sui prodotti alimentari provenienti dall’Unione Europea. È questa la risposta all’estensione di altri sei mesi, quindi fino al gennaio 2016, delle sanzioni stabilite da Bruxelles nei confronti della Russia. L’embargo era scattato nell’agosto dello scorso anno dopo le disposizioni decise dall’Unione Europea a seguito della crisi Ucraina. In un incontro con i membri del Governo, Putin ha dichiarato che si è trattato di una decisione necessaria. Nonostante ciò, il primo ministro russo Dmnitry Medvedev non ha chiuso la porta a un eventuale ripensamento, affermando che «l’elenco dei prodotti proibiti può mutare a seconda di come agisce l’Unione Europea», sottintendendo che eventuali modifiche possono essere prese in considerazione in base anche e soprattutto al progresso delle relazioni con i partner del Vecchio Continente. Per Carlo Calenda, Viceministro allo Sviluppo economico, la proroga dell’embargo non produrrà severi contraccolpi perché «la stima sulla contrazione delle esportazioni per tutto il 2015 è inferiore all’1% del totale dell’export italiano di beni». In pratica, le perdite economiche determinate dall’embargo sarebbero state recuperate dall’aumento delle vendite italiane negli Stati Uniti avvenute nel solo primo quadrimestre di quest’anno. Non la pensa allo stesso modo Fruitimprese (Associazione imprese ortofrutticole), secondo la quale il settore ortofrutticolo italiano subirà un ulteriore gravissimo contraccolpo. In base a una ricerca internazionale infatti, in termini di export il nostro Paese avrebbe perso nel primo trimestre 2015 il 25% rispetto all’anno prima. E peggio ancora è andata ad altri Paesi europei: il 42% la Francia e il 30% la Germania.

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