Confagricoltura plaude alle misure scaturite dal Tavolo Latte “Sono state accolte molte nostre richieste. Dalla crisi si esce rilanciando i consumi e l’export. Occorre puntare su competitività, innovazione e oordinamento di filiera”. Così il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, a commento della presentazione dei provvedimenti presentati dal ministro Maurizio Martina al Tavolo della filiera latte convocato il 31 luglio scorso. “Le misure previste dovranno essere incentrate a sostegno delle imprese che fanno la produzione nazionale e di quelle che hanno scelto la strada dell’aggregazione per affrontare con più forza il mercato, evitando la dispersione delle risorse disponibili – ha sottolineato ancora Guidi – Il nodo da sciogliere è quello della creazione dell’indice nazionale del prezzo del latte che possa fornire una maggiore trasparenza di mercato e orientare la contrattazione tra le parti. Ma gli industriali devono pronunciarsi con chiarezza se sono d’accordo a individuare lo strumento condiviso dell’indicizzazione che, in un’ottica di filiera, deve fare da riferimento per il mercato”.
Allevamenti e mangimi, sui controlli l’Italia non teme confronti. In una lunga intervista rilasciata da Silvio Borrello, direttore generale della Sanità animale e dei farmaci veterinari del ministero della Salute a Mangimi & Alimenti, il funzionario pone l’accento sui controlli effettuati negli allevamenti e ai mangimi destinati all’alimentazione del bestiame. “Il nostro Paese – afferma – è all’avanguardia sotto il profilo dei controlli negli allevamenti anche grazie alla scelta di incardinare i servizi veterinari nel servizio sanitario nazionale. Per quanto riguarda l’aspetto qualitativo, i mangimi destinati ad animali da produzione alimentare sono formulati e bilanciati proprio per garantire la migliore produttività degli animali. Pensando al recente passato, è stato incidendo sull’alimentazione dei suini attraverso mangimi a base di mais, orzo e soia che è stato possibile, nel corso degli anni, ottenere prodotti di salumeria sempre meno grassi parallelamente a un aumento degli acidi grassi insaturi sul totale a discapito dei grassi saturi
Ortofrutta, i prezzi salgono ma non a vantaggio dei produttori. I prezzi dei prodotti vegetali crescono del 6,1% a luglio rispetto all’anno precedente, mentre quelli della frutta salgono del 4,1%. Nei campi però è crisi, con i compensi corrisposti agli agricoltori che non coprono ormai neppure i costi di produzione. Lo afferma Coldiretti a margine da un’analisi effettuata sulla base dei dati Istat relativi all’andamento dell’inflazione in Italia a luglio, che su base annua cresce dello 0,2% grazie anche all’aumento dello 0,7% fatto registrare dai prodotti alimentari sotto la spinta dell’ortofrutta, registrando un trend di crescita che però non si trasferisce agli agricoltori. Secondo Coldiretti infatti, dal campo alla tavola le quotazioni della frutta moltiplicano fino al 500%: dalle pesche pagate al produttore 0,30 euro e rivendute al consumatore a 1,80euro alle susine, per le quali l’agricoltore si vede corrispondere 0,40 euro per poi ritrovarle sui banchi dei supermercati a 1,40euro.
Aumentano le irrigazioni, occorre una quota maggiore di gasolio agevolato.Le continue irrigazioni d’emergenza determinate dal lungo periodo di siccità e dalle temperature elevate di queste settimane impongono l’aumento della quota di gasolio agevolato in tutte le regioni per irrigare e salvaguardare le produzioni agricole colpite dal caldo torrido. Lo chiede la Cia (Confederazione italiana agricoltori) in una lettera firmata dal suo presidente, Dino Scanavino, inviata sia al presidente delle Regioni, Sergio Chiamparino, che agli assessori regionali all’Agricoltura per sollecitare un intervento urgente in merito. La situazione è molto grave perché il lungo periodo siccitoso impone irrigazioni quotidiane per portare a maturazione le produzioni agricole e difendere i raccolti, quando, solitamente e in condizioni meteorologiche più consone alla normalità per il nostro territorio, le irrigazioni sono previste due volte la settimana.
Vola l’export di carne suina e bovina spagnola. Nel primo trimestre dell’anno la Spagna ha incrementato le sue esportazioni di carne, frattaglie e grasso di maiale superando in totale le 382mila tonnellate, pari a un +15% rispetto allo stesso periodo del 2014. Tradotto in termini di valore stiamo parlando di 747milioni di euro (+11,5%). Per quanto riguarda invece il comparto bovino, carni e frattaglie hanno raggiunto una quota export di 42.500tonnellate (+32,5%), un dato mai raggiunto prima. Anche in questo caso, in termini di valore i numeri si traducono nella cifra record di 132milioni di euro (+20%).
Campagna 2015-2016, negli USA previsto meno mais ma più soia . Il dipartimento per l’Agricoltura Statunitense ha divulgato il report Wasde di luglio 2015 secondo il quale per la stagione 2015-2016 si assisterà a una riduzione della produzione di mais e a un aumento di quella di semi di soia, rispettivamente -0,2% e +0,4%. La produzione americana di mais è quindi prevista a 343.68 milioni di tonnellate (-0,7%) rispetto alle stime di giugno a causa di una riduzione delle aree. La produzione di soia è invece prevista in aumento (+0,9%) a 105.73milioni di tonnellate, con un aumento della superficie coltivata. Per la stagione in corso (2014-2015) negli Stati Uniti si stima un aumento dell’export di mais e del suo impiego nella produzione di etanolo, riducendo gli stock iniziali previsti per la nuova stagione (-5,2%). Riguardo la Ue è prevista una diminuzione delle produzioni di mais a causa delle recenti temperature particolarmente torride e un aumento delle importazioni sia di mais che di soia.
Biogas da Arundo Donax, i risultati confermano la sua validità.Dal Gruppo Ricicla del Dipartimento di Scienze agrarie e ambientali, produzione, territorio, agroenergia dell’Università di Milano, arriva una breve anteprima dei dati della digestione anaerobica ottenuta con l’impiego di Arundo Donax in un impianto in scala reale. L’impianto a biogas in questione aveva una potenza elettrica installata di 380KW, i giorni di ritenzione dell’impianto sono stati 60-70, la prova ha avuto una durata di 80 giorni (10 febbraio-30 aprile 2015) (60 giorni di wash out + 20 giorni di digestione a regime di arundo). La dieta giornaliera prima dell’introduzione di siloarundo era composta da 15 tonnellate di mais, 2 tonnellate di pollina, 10 mc di liquame bovino, 2,5 tonnellate di ricircolo digestato solido. Sono state introdotte 3 tonnellate/giorno di arundo al posto di 2 tonn/giorno di mais, pari a circa il 20% della dieta giornaliera per 80 giorni. Fatta questa premessa, i risultati ottenuti hanno riguardato una regolare produzione di biogas prima, durante e dopo l’utilizzo di arundo (circa 4.300 mc biogas/giorno); un regolare funzionamento del digestore durante l’utilizzo di arundo (nessun galleggiamento, nessuna crosta o schiume, nessun problema di mescolamento del digestante), il graduale incremento della percentuale di metano nella miscela di biogas (il siloarundo in tutte le prove effettuate ha sempre restituito una maggiore concentrazione di metano nel biogas rispetto al mais). Infine, aspetto certo non secondario, il costo di produzione del metrocubo di biogas è stato dimezzato.
Water Footprint, Conserve Italia ottiene la certificazione. Conserve Italia è la prima azienda alimentare italiana ad aver conseguito la certificazione della propria impronta idrica (water footprint) secondo lo standard internazionale ISO14046, introdotto per la prima volta nell’agosto 2014. La Water Footprint è stata calcolata su tre prodotti di punta del marchio Valfrutta (polpa di pomodoro, borlotto, nettare di pera), dei quali sono stati quantificati i potenziali impatti ambientali relativi all’acqua. “Anche l’agricoltura è chiamata a fare la sua parte per ridurre i consumi di acqua – ha spiegato il presidente di Conserve Italia Maurizio Gardini - Il volume idrico complessivamente utilizzato in Italia è pari a 42 miliardi di m3/anno, dei quali il 60% è impiegato dal settore agricolo, contro il 25% del settore industriale e il 15% di quello civile”. Le analisi sui primi prodotti di cui è stata certificata l’impronta idrica hanno evidenziato che le aree di miglioramento sulle quali intervenire sono per lo più relative alla parte agricola e riguardano fondamentalmente la scelta e la gestione delle colture, le pratiche agronomiche, i metodi irrigui e l’uso di risorse idriche alternative.
Fonte: l'Osservatorio Agri&Food di CremonaFiere.



