Martedì, 04 ottobre 2022 - ore 18.24

Il 2020 dovrebbe essere uno dei tre anni più caldi mai registrati

Il 2011-2020 sarà il decennio più caldo mai registrato. Le ripercussioni umanitarie ed economiche del cambiamento climatico al tempo del Covid-19

| Scritto da Redazione
Il 2020 dovrebbe essere uno dei tre anni più caldi mai registrati

Secondo il secondo WMO report on the State of the Global Climate in 2020 provvisorio, «Nel 2020 il cambiamento climatico ha continuato la sua inarrestabile marcia ed è sulla strada per essere uno dei tre anni più caldi mai registrati. Il 2011-2020 sarà il decennio più caldo mai registrato, con i 6 anni più caldi dal 2015».

Il rapporto della World meteorological organization (Wmo) ica mondiale evidenzia che «Il calore degli oceani è a livelli record e, in qualche momento nel 2020, oltre l’80% dell’oceano globale ha subito un’ondata di caldo marino, con ripercussioni diffuse per gli ecosistemi marini che già soffrono per le acque più acide a causa dell’assorbimento di anidride carbonica (CO2)».

Il rapporto, che si basa sul contributo di decine di istiutuzioni scientifiche scienziati, dimostra come eventi ad alto impatto, tra cui caldo estremo, incendi e inondazioni, o la stagione record degli uragani  atlantici  record, abbiano colpito milioni di persone, aggravando le minacce per l’umanità, la salute e sicurezza e stabilità economica poste dalla pandemia Covid-19.

Il rapporto conferma anche che, nonostante i lockdown del Covid-19, le concentrazioni atmosferiche di gas serra hanno continuato a salire, provocando un ulteriore riscaldamento planetario  che avrà impatti su molte generazioni a venire a causa della lunga durata della CO2 nell’atmosfera.

IL segretario generale della  Wmo, Petteri Taalas, ha sottolineato che «La temperatura media globale nel 2020 dovrebbe essere di circa 1,2° C al di sopra del livello preindustriale (1850-1900). C’è almeno una probabilità su cinque che superi temporaneamente gli 1,5° C entro il 2024. Quest’anno ricorre il quinto anniversario dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Accogliamo con favore tutti i recenti impegni dei governi per ridurre le emissioni di gas serra perché attualmente non siamo sulla buona strada e sono necessari ulteriori sforzi. Anni caldi record di solito coincidono con un forte evento di El Niño, come nel 2016. Ora stiamo vivendo una La Niña, che ha un effetto rinfrescante sulle temperature globali, ma non è stata sufficiente per frenare il calore. Nonostante le attuali condizioni di La Niña, quest’anno ha già mostrato un caldo quasi record paragonabile al record precedente del 2016. Il 2020 è stato purtroppo un altro anno straordinario per il nostro clima. Abbiamo visto nuove temperature estreme su terra, mare e soprattutto nell’Artico. Gli incendi hanno consumato vaste aree in Australia, Siberia, costa occidentale degli Stati Uniti e Sud America, inviando pennacchi di fumo a circumnavigare il globo. Abbiamo assistito a un numero record di uragani nell’Atlantico, inclusi uragani di categoria 4 senza precedenti in America Centrale a novembre. Le inondazioni in alcune parti dell’Africa e del Sud-est asiatico hanno portato a massicci spostamenti di popolazione e hanno minato la sicurezza alimentare per milioni di persone».

La temperatura media globale da gennaio a ottobre 2020 è stata di circa 1,2° C superiore alla media 1850-1900, utilizzata come approssimazione per i livelli preindustriali. La Wmo sottolinea che «E’ molto probabile che il 2020 sia uno dei tre anni più caldi mai registrati a livello globale.  La valutazione della Wmo si basa su 5 dataset sulla temperatura globale e tutti e 5 attualmente collocano il 2020 come il secondo anno più caldo mai registrato, dopo il 2016 e prima del 2019. Tuttavia, la differenza tra i tre anni più caldi è piccola,< e la classifica provvisoria potrebbe cambiare quando saranno disponibili i resoconti finali di tutti i dataset.

L’aumento più forte delle temperatire nel 2020 è stato registrato in tutta l’Asia settentrionale, in particolare nell’Artico siberiano, dove le temperature erano di oltre 5° C sopra la media. Il caldo siberiano ha avuto il suo picco il 20 giugno <, quando ha raggiunto i 38,0° C a Verkhoyansk, la temperatura più alta nota a nord del Circolo Polare Artico. Questa a ondata di caldo prolungata ha alimentato la stagione degli incendi boschivi più attiva negli ultimi 18 anni, così come è stato battuto il record di CO2 rilasciata dagli incendi.

Dalla metà degli anni ’80, l’Artico si è riscaldato almeno due volte più velocemente della media globale, rafforzando una lunga tendenza al ribasso nell’estensione del ghiaccio marino artico estivo, che ha ripercussioni sul clima nelle regioni di media latitudine.

Il ghiaccio marino artico ha raggiunto il suo minimo annuale a settembre, il secondo più basso in 42 anni di dati satellitari. Il ghiaccio marino artico da luglio a ottobre 2020 è stato al livello più basso mai registrato.

Il ghiaccio marino nel mare di Laptev è stato eccezionalmente ridotto durante la primavera, l’estate e l’autunno, e la rotta del Mare del Nord è stata priva di ghiaccio o quasi priva di ghiaccio da luglio a ottobre 2020.

Il ghiaccio antartico nel 2020 è stato vicino o leggermente superiore alla media degli ultimi 42 anni.

Quest’anno la Groenlandia ha continuato a perdere ghiaccio: 152 Gigatonnellatequest’anno, nonostante un tasso di scioglimento più lento rispetto al 2019.

Per il 2019, il contenuto di calore dell’oceano per il 2019 è stato il più alto mai registrato nei dataset che risalgono al 1960. La Wmo ricorda che «C’è un chiaro segnale per un più rapido assorbimento di calore negli ultimi decenni. Oltre il 90% dell’energia in eccesso accumulata nel sistema climatico a causa dell’aumento delle concentrazioni di gas serra finisce nell’oceano».

In media, dall’inizio del 1993, il tasso medio globale di innalzamento del livello del mare basato sull’altimetria è pari a 3,3 ± 0,3 mm/anno. E il lib vello del mare è in aumento costante. La causa principale dell’aumento accelerato del livello medio globale del mare è la maggiore perdita di massa di ghiaccio da parte delle calotte glaciali.

Nel 2020 il livello medio globale del mare è stato simile a quello del 2019 e coerente con la tendenza a lungo termine. Lo sviluppo delle condizioni di La Niña ha portato a un recente piccolo calo del livello del mare globale, simile ai cali temporanei associati ai precedenti eventi di La Niña.

La Wmo spiega  che «Come con le ondate di calore sulla terra, il calore estremo può influenzare lo strato superficiale degli oceani con una serie di conseguenze per la vita marina e le comunità dipendenti». I dati i satellitari della temperatura della superficie del mare vengono utilizzati per monitorare le ondate di calore marine, che possono essere classificate come moderate, forti, gravi o estreme. Il mare di Laptev ha sperimentato un’ondata di caldo marina estrema da giugno a ottobre. L’estensione del ghiaccio marino è stata insolitamente bassa nella regione e le aree terrestri adiacenti hanno subito ondate di caldo durante l’estate.

L’acidificazione degli oceani è in aumento: «L’oceano assorbe circa il 23% delle emissioni annuali di CO2 di origine antropica dall’atmosfera, contribuendo così ad alleviare gli impatti dei cambiamenti climatici sul pianeta – sottolinera il rapporto Wmo – I costi ecologici di questo processo per l’oceano sono alti, poiché la CO 2 reagisce con l’acqua di mare abbassandone il pH; un processo noto come acidificazione degli oceani». Tra il 2015 e il 2019, nei siti di osservazione dell’acidità marina c’è stato un calo del pH medio tra il 2020 e l’ultimo anno per il quale sono adisponibili i dati. Anche una più ampia varietà di fonti, comprese le misurazioni di altre variabili, mostra un costante aumento dell’acidificazione globale degli oceani

Gravi inondazioni hanno colpito molti milioni di persone nell’Africa orientale e nel Sahel, nell’Asia meridionale, in Cina e in Vietnam.

In Africa, Sudan e Kenya sono stati i Paesi più colpiti, con 285 morti in Kenya e 155 in Sudan. A maggio il livello del lago Vittoria ha raggiunto il record di sempre, i fiumi Niger e Nilo hanno raggiunto livelli record a Niamey (Niger) e Khartoum (Sudan). Le inondazioni hanno anche contribuito all’esplosione di un’infestazione di locuste del deserto che è ancora in corso.

Nell’Asia meridionale, l’India ha vissuto una delle due stagioni monsoniche più piovose dal 1994, agosto è stato il mese più piovoso mai registrato in l Pakistan e ci sono state inondazioni diffuse in tutta la regione, compreso nel Bangladesh, in Nepal e nel Myanmar.

Anche in Cina le abbondanti e persistenti piogge cadute nel bacino del fiume Yangtze durante la stagione dei monsoni hanno causato gravi inondazioni. Le perdite economiche hanno superato i 15 miliardi di dollari e le vittime delle alluvioni sono state 279.

In Vietnam le forti piogge, tipiche del monsone di nord-est ,sono state esacerbate da una successione di cicloni tropicali e depressioni, con 8 tempeste che hanno colpito il Paese in meno di 5 settimane.

In Sud America, una grave siccità ha colpito molte arre interne e tra i territori più danneggiati ci sono l’Argentina settentrionale, il  Paraguay e le aree di confine del Brasile occidentale. Le perdite agricole stimate erano sono stimabili in 3 miliardi di dollari solo in Brasile. C’è stata una significativa attività di incendi in tutta la regione, più grave nelle zone umide del Pantanal del Brasile occidentale.

Negli Stati Uniti, a fine estate e autunno ci sono stati i più grandi incendi mai registrati. La siccità diffusa e il caldo estremo hanno contribuito agli incendi, e il periodo da luglio a settembre è stato il più caldo e secco mai registrato nel sud-ovest Usa. Nella Death Valley in California, il 16 agosto sono stati raggiunti i 54,4° C, la temperatura più alta conosciuta al mondo almeno negli ultimi 80 anni.

Nei Caraibi, ad aprile e settembre si sono verificate grandi ondate di caldo. Il 12 aprile le temperature hanno raggiunto i 39,7° C a Veguitas, un record nazionale per Cuba, mentre anche l’Avana ha vissuto la sua giornata più calda di sempre con 38,5° C.

All’inizio del 2020, l’Australia ha nuovamente battuto i record di caldo, comprese le temperature più alte osservate in un’area metropolitana australiana, nella parte occidentale di Sydney, mentre a Penrith il 4 gennaio sono stati raggiunti i 48,9 ° C.

Anche l’Europa ha sperimentato siccità e ondate di caldo, anche se in genere non così intense come nel 2019. Nel Mediterraneo orientale, Gerusalemme il 4 settembre ha stabilito il record di tutti i tempi con 42,7° C, ma è stata battuta da Eilat con 48,9° C. UN’ondata di caldo aveva già colpito il Medio Oriente a fine luglio, quando all’aeroporto del Kuwait erano stati raggiunti i 52,1° C e Baghdad i 51,8° C.

A livello globale, nel 2020 il numero di cicloni tropicali è stato superiore alla media, con 96 cicloni al 17 novembre.

La regione del Nord Atlantico ha avuto una stagione eccezionalmente attiva, con 30 cicloni tropicali al 17 novembre, più del doppio della media a lungo termine (1981-2010) e più del precedente record stabilito nel 2005. In un momento in cui il la stagione è normalmente agli sgoccioli, a novembre due uragani di categoria 4 hanno colpito America centrale in meno di due settimane, provocando inondazioni devastanti e molte vittime.

Il ciclone Amphan, che ha colpito la costa tra l’India e il Bangladesh, è stato il ciclone tropicale più costoso mai registrato per l’Oceano Indiano settentrionale, con perdite economiche segnalate in India per circa 14 miliardi di dollari. L’evacuazione di massa delle aree costiere in India e Bangladesh ha contribuito a ridurre le vittime rispetto ai precedenti cicloni nella regione.

Durante la prima metà del 2020 sono stati registrati circa 10 milioni di sfollati, in gran parte dovuti a e disastri e pericoli idro-meteorologici, concentrati principalmente nel Sud e nel Sud-est asiatico e nel Corno d’Africa. Nel 2020, la pandemia di Covid-19 ha aggiunto ulteriore preoccupazioni per la mobilità umana.

La pandemia di Covid-19 ha aggiunto anche un altro livello di rischio alle operazioni di evacuazione, recupero e soccorso legate a eventi ad alto impatto. La Wmo fa l’esempio delle Filippine, dove, «Sebbene a metà maggio oltre 180.000 persone siano state evacuate preventivamente prima del ciclone tropicale Vongfong (Ambo), la necessità di misure di allontanamento sociale ha significato che i residenti non potevano essere trasportati in gran numero e che i centri di evacuazione potevano essere utilizzati solo a metà capacità.

Dopo decenni di declino, il recente aumento dell’insicurezza alimentare dal 2014 è provocato dai conflitti e rallentamento economico, nonché dalla variabilità climatica e da eventi meteorologici estremi. Secondo gli ultimi dati della Fao, nel 2019 quasi 690 milioni di persone, ovvero il 9% della popolazione mondiale, erano denutrite e circa 750 milioni hanno sperimentato livelli gravi di insicurezza alimentare. Il numero di persone classificate in condizioni di crisi, emergenza e carestia è aumentato a quasi 135 milioni di persone in 55 Paesi.

Secondo Fao e Wfp, nel 2020 oltre 50 milioni di persone sono state colpite due volte: dai disastri legati al clima (inondazioni, siccità e tempeste) e dalla pandemia di Covid-19. I Paesi dell’America centrale stanno soffrendo per il triplo impatto degli uragani Eta e Iota, Covid-19 e le crisi umanitarie preesistenti. Il governo dell’Honduras ha stimato che 53.000 ettari di terreni coltivati ​​sono stati spazzati via, principalmente riso, fagioli e canna da zucchero.

Secondo il Fondo monetario internazionale, «L’attuale recessione globale causata dalla pandemia di CovidD-19 rende difficile attuare le politiche necessarie per la mitigazione, ma offre anche opportunità per impostare l’economia su un percorso più verde, al fine di stimolare gli investimenti in infrastrutture pubbliche green  e resilienti, sostenendo così il PIL e l’occupazione durante la fase di ripresa».

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